Economia

L’Abi, il dopo Patuelli e la rincorsa di Camillo Venesio

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Che cosa si dice e si bisbiglia nell’Abi, l’associazione delle banche italiane presieduta da Antonio Patuelli

Con i giochi fatti per il biennio 2018-2020, in Abi c’è già chi guarda al futuro ovvero a quando finirà il terzo e ultimo mandato di Antonio Patuelli.

Spiccano, in questo senso, le ambizioni di Camillo Venesio, da parecchi anni amministratore delegato e direttore generale della Banca del Piemonte, un piccolo ma ricco e storico istituto di credito torinese/piemontese. Dimensioni ridotte a parte e quote di mercato impalpabili, il mini istituto ha consentito a Venesio di avere, nell’organizzazione di categoria, un discreto spazio di manovra. Con la benedizione e il placet del presidente Patuelli, Venesio ambiva a fare il salto già quest’anno. Tuttavia, dovrà attendere. Sarà confermato nel suo attuale ruolo di vice anche per i prossimi due anni (grandi gruppi bancari permettendo) e potrebbe essere promosso nel 2020, quando il pallino per la designazione del presidente della Confindustria del credito passerà agli istituti minori.

A Palazzo Altieri è conosciuto. È a lui che Patuelli si affida, talora, per la gestione di alcuni equilibri nel parlamentino dell’Abi. Venesio comunque ha dato il suo contribuito a costruire la tela per le nomine nei vari organismi dell’Associazione per il 2018-2020. L’ultima parola però nelle decisioni resta sempre al presidente Patuelli, sensibile e abile ad ascoltare e rispettare le esigenze dei grandi gruppi bancari e le decisioni del numero uno di Intesa, Carlo Messina.

Quello attuale è un periodo cruciale per l’intera Abi, specie se si considera il fatto che, nei prossimi mesi, andrà rinnovato il contratto di lavoro, in scadenza a fine anno. Partita nella quale è decisiva la figura del presidente del Casl: è il Comitato affari sindacali e del lavoro, quello che dialoga e negozia con le sigle sindacali le piattaforme contrattuali (negli ultimi due anni pressoché fermo per l’inerzia del presidente uscente, Omar Eliano Lodesani, si mormora tra i sindacati).

A presiederlo, stavolta, sarà un alto dirigente del BancoBpm, Salvatore Poloni, che ha avuto, in passato, una permanenza in Banca Intesa, uscendone non senza qualche incomprensione. Ed è in Ca de’ Sass che Poloni ha costruito una importante relazione professionale con l’attuale Chief Operating Officer, Rosario Strano (manager moderno e innovativo, di grande fiducia di Messina, si dice nel gruppo creditizio milanese). Un rapporto, quello tra i due ex colleghi, fatto di collaborazione e rispetto reciproco, un legame personale e professionale che ha portato Strano a caldeggiarne fortemente il nome a Messina. In ballo, fino a qualche giorno fa, c’era anche la candidatura dell’amministratore delegato di un grande gruppo.

La poltrona del Casl garantisce grande visibilità e prestigio, ma è estremamente pericolosa per il fatto di poter bruciare manager in pochissimo tempo. Il patto è stato comunque poi chiuso con la decisione di affidare il Casl al condirettore generale di Piazza Meda. Un puzzle che si completa con la scelta “a monte” di attribuire a Gian Maria Gros Pietro, torinese come Venesio e presidente di Intesa, la vicepresidenza vicaria della stessa Abi che ha di fatto escluso una candidatura della prima banca italiana alla presidenza del Casl.

Sta di fatto che l’accoppiata Poloni-Strano farà dormire sonni tranquilli al presidente Patuelli anche se Venesio, fino all’ultimo, avrebbe preferito un uomo Unicredit alla guida del Comitato sindacale di Abi.

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