Economia

9 ottimi motivi per non chiudere i negozi la domenica

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Bene un divieto secco o una limitazione rigida del lavoro domenicale nel settore del commercio, come preannunciato dal ministro del Lavoro Di Maio? No. Per almeno nove motivi. Il commento di Pietro Ichino

Il valore del tempo libero può variare, e molto, a seconda della sua collocazione nell’arco della giornata, della settimana o dell’anno. Essere liberi dal lavoro di domenica – per esempio – significa godere del riposo settimanale nel giorno in cui anche la maggioranza degli altri individui ne godono, quindi poter fare una gita con i propri familiari o amici, poter andare alla partita, o comunque potersi incontrare più facilmente con coloro con cui si intrattengono rapporti diversi da quelli di lavoro. È giusto che l’ordinamento statuale si faccia carico di questo interesse diffuso.

Bene, dunque, un divieto secco o una limitazione rigida del lavoro domenicale nel settore del commercio, come preannunciato dal ministro del Lavoro Di Maio? No. Per almeno nove motivi.

Primo: per consentire alla maggioranza che non lavora la domenica di godere appieno di questa giornata è indispensabile che ci sia qualcun altro che di domenica lavora nei trasporti, nella ristorazione, nella distribuzione dei beni di uso e consumo quotidiano, nei settori dello spettacolo e dell’intrattenimento, nei servizi turistici; oltre che, come sempre e come è ovvio, nei servizi medici, di ordine pubblico, elettricità, gas, acqua, ecc.

Secondo: nessuno sarebbe in grado di spiegare perché debba essere vietato o limitato per legge il lavoro nel settore della distribuzione dei beni al consumo e non in quello dei trasporti, della ristorazione, o degli spettacoli. E le differenze di trattamento non ragionevolmente spiegabili sono vietate dalla nostra Costituzione.

Terzo: l’Italia è un Paese a forte vocazione turistica; su tutto il suo territorio affluiscono ogni anno molte decine di milioni di stranieri; e il turismo ha notoriamente nel fine settimana il suo momento di punta. Vietare o limitare la vendita dei beni di consumo la domenica sarebbe un autogol proprio in un settore di importanza cruciale per l’economia del Paese.

Quarto: poiché l’Italia non attira turisti soltanto a Roma, Firenze e Venezia, ma in ogni sua parte, sarebbe impossibile giustificare che – come proposto da uno dei partiti che compongono la maggioranza – solo alcune città e non altre siano esentate dalla limitazione del commercio domenicale.

Quinto: tutti sanno che nel fine settimana gli esercizi commerciali vendono normalmente il doppio o il triplo di quel che vendono negli altri giorni e che l’apertura nel fine settimana fa aumentare l’occupazione nel settore della distribuzione. Ogni limitazione del lavoro domenicale produrrebbe una perdita rilevante di occupazione.

Sesto: è comunque dimostrato che l’apertura domenicale favorisce l’aumento globale dei consumi, che si traduce in aumento della domanda aggregata, quindi indirettamente ancora in aumento dell’occupazione. In questo momento in cui l’Italia sta lottando per rafforzare il proprio esangue tasso di crescita ogni aumento della domanda deve essere favorito, non certo ostacolato.

Settimo: intorno ai grandi centri commerciali, che tipicamente lavorano soprattutto di sabato e domenica, fioriscono altri servizi di varia natura, dalla ristorazione all’assistenza medica, dall’intrattenimento per bambini, allo spettacolo e ai concerti; tutto questo “indotto”, che oltretutto aumenta il valore del riposo domenicale della maggioranza della popolazione, verrebbe penalizzato dal divieto di lavoro domenicale nei centri commerciali.

Ottavo: vietare o limitare la distribuzione alla domenica significherebbe spostare una fetta rilevante della nostra domanda di beni di consumo a vantaggio delle grandi piattaforme che li offrono via Internet; e che non chiudono certo la domenica. Perché mai dovremmo preferire che aumenti il lavoro domenicale organizzato da quelle piattaforme e si riduca quello nei centri commerciali?

Nono: non per tutti è la domenica il giorno migliore nel quale godere del riposo settimanale. Perché mai nel settore del commercio dovremmo ostacolare il lavoro domenicale di chi per ragioni religiose preferisce riposare al sabato o al venerdì, oppure di chi preferisce riposare in un giorno diverso perché non ama né la partita di calcio né le code autostradali della domenica? Invece di procedere con limitazioni rigide e divieti, l’ordinamento statale dovrebbe tendere a favorire la libertà effettiva di scelta del proprio giorno di riposo da parte dei lavoratori, in un mercato del lavoro maturo e moderno, quindi fortemente pluralistico, capace di offrire anche modelli di organizzazione del tempo di lavoro alternativi rispetto a quello prevalente.

(estratto di un post pubblicato sul blog di Pietro Ichino)

LAVORO DOMENICALE? ECCO COSA SUCCEDE NEGLI ALTRI STATI UE. LA RICERCA

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