Economia

5 domande (senza risposta) sul futuro dell’economia italiana

di

congiuntura

La crisi economica innescata da Covid-19 avrà dimensioni rilevanti e dispiegherà i suoi effetti per un tempo ancora indefinito. L’intervento di Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa

Quanto sarà profonda questa recessione? Quante partite Iva saranno costrette a chiudere? Quante aziende falliranno? E quante pmi, invece, riusciranno a sopravvivere? Quanti posti di lavoro perderemo in Italia?

Sono i cinque interrogativi cruciali a cui stiamo cercando di dare una risposta, senza avere in mano nulla di concreto per fare ragionamenti e analisi accurate. Ci basiamo su auspici e preoccupazioni, su eventi sperati e prospettive temute. Non è possibile, purtroppo, delineare stime attendibili. Così come non abbiamo, per aiutarci, libri di storia economica da sfogliare né ci vengono incontro modelli econometrici sui quali abbozzare qualche previsione accurata. Il futuro è drammaticamente incerto e questo vale tanto per il nostro Paese quanto per buona parte del mondo.

La crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 avrà dimensioni probabilmente enormi e dispiegherà i suoi effetti per un tempo ancora indefinito, certamente non breve. I consumi delle famiglie, gli investimenti delle imprese, l’andamento del gettito tributario: i danni sono incalcolabili e riguarderanno tutti gli ambiti dell’economia, dai settori privati alla finanza pubblica. E il rischio è guardare inermi l’avvio di una spirale negativa della quale trarrà benefici solo la criminalità organizzata.

È il momento — o, meglio, sarebbe il momento — in cui lo Stato dovrebbe mostrare tutta la sua compattezza e in cui il governo dovrebbe (di)mostrare di avere visione oltre che capacità di guida. E, invece, dopo una serie di decreti legge — che non si sono tradotti in un sostegno concreto per imprese, lavoratori e famiglie — pieni di cavilli che hanno frenato la liquidità e gli aiuti vari, nel giro di 24 ore abbiamo assistito all’inverosimile: prima l’annuncio degli Stati Generali dell’economia, poi la presentazione del documento confezionato dalla commissione di esperti presieduta da Vittorio Colao. Nel primo caso, se le cronache giornalistiche sono corrette, si tratta del tentativo del premier Giuseppe Conte di lanciare un suo movimento politico, alternativo sia all’attuale opposizione sia alle forze politiche della maggioranza di governo; nel secondo caso, il copioso paper consegnato dall’ex amministratore delegato di Vodafone appare come una difesa d’ufficio per critiche eventuali a un gruppo di lavoro che non è riuscito a realizzare quanto auspicato all’insediamento. Abbiamo chiesto di partecipare alla discussione di quel documento di proposte, ma siamo sicuri che quelle misure — alle quali peraltro, da una prima valutazione, manca una visione d’insieme — resteranno chiuse nel cassetto del premier.

Ancora una volta, giochi di potere e intrighi di palazzo, interessi individuali e squallidi personalismi saranno i protagonisti della indecorosa scena italiana: comportamenti irresponsabili e atteggiamenti non esenti da colpe, si faranno beffe di tutti i drammatici problemi della nostra economia. L’estate che sta faticosamente partendo non sarà ricca sul piano degli affari, ma potrebbe svolgere un ruolo di anestetizzante. Solo in autunno il quadro sarà più chiaro: sul campo di battaglia post-Coronavirus ci saranno “morti” e “feriti”, la conta sarà più agevole e magari riusciremo a trovare qualche drammatica risposta ai cinque interrogativi cruciali.

Se oggi restiamo fermi e passivi, ci limiteremo a fare la conta dei danni. Velocità e preparazione faranno la differenza. Determinazione e serietà sono ingredienti imprescindibili.

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