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Google punta sulle start up europee con 100 milioni di dollari

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Google

 

La notizia è circolata su diverse testate: Google Ventures, il venture capital di Mountain View, è nato nel 2009, e attualmente conta un pacchetto azionario di circa 1,5 miliardi di dollari.

Il colosso di Mountain View ha le idee piuttosto chiare: “Il nostro obiettivo è semplice: vogliamo investire nelle migliori idee dei migliori imprenditori europei e aiutarli a realizzarle. […] Le start up non hanno bisogno solo del capitale per avere successo: serve supporto tecnico, nel design, e assistenza nell’assunzione del personale, nel marketing e nella gestione del prodotto”. Queste sono state le parole di Bill Maris, colui che gestisce il fondo monetario di Big G, carica raggiunta con l’esperienza accumulata con le oltre 250, tra le micro e le macro start up coinvolte da più di cinque anni di attività negli Stati Uniti.

Tra le 250 start up finanziate sono uscite aziende del calibro di Nest, acquistata poi da Google per 3,2miliardi di dollari, oltre a Nest si contano, tra le aziende più importanti Uber, Cloudera, Ipierian, Pocket e Sidecar.

Il venture capital di Mountain View, secondo le stime pubblicate da Wired, si aggiunge all’ampia manovra che coinvolge anche le start up italiane, con i 10 milioni stanziati dalla Camera di Commerciodi Roma all’inizio del 2013 per le neo-imprese del Lazio, e i 621 milioni di euro, a livello continentale, del programma Horizon 2020 voluto dall’Unione Europea.

L’obiettivo di Google è chiaro: avere fiducia negli innovatori europei e a Mountain View sono già convinti che capitali come Londra, Berlino e Stoccolma possano diventare ottime possibilità off-shore per la Silicon Valley, tuttavia al momento, non figurano città italiane che possano fungere da punto strategico per questa manovra.

Il sistema per la tracciabilità delle start up è presto detto: Google trova le start up, grazie al posizionamento online con tutti i mezzi che lo coadiuvano e stimolano l’engagement. Partecipando alle discussioni avviate sui profili ufficiali di Google Ventures, cioè Facebook, Twitter e Google +, attraverso LinkedIn e tutto ciò che può creare passaparola, si viene annoverati nelle liste di Business Angels, cioè una rete che gestisce automaticamente chi sono gli investitori più papabili. Gli investimenti poi, vengono avviati in aziende già esistenti e operative, cioè aziende che hanno già ricevuto finanziamenti.

Tuttavia il fine ultimo di Ventures, chiarisce Google, non è però quello di fare investimenti strategici, ma di ottenere rendimenti finanziari. 

 

Nella lista delle start up supportate, ci si imbatte nella creazione di siti Internet come About.me e in videogiochi social come Kabam, piattaforme di applicazioni per il fitness come Fitstar, poi c’è HomeAway, che si occupa di analisi e campionamento dei dati nel campo oncologico.

“Il mercato europeo è altrettanto vivace”, ammette Bill Maris, citando i casi di Spotify e SoundCloud, come riporta il Financial Times. Le manovre per il venture capital saranno gestiti in Europa dagli uffici di Clerkenwell di Londra, nei pressi della cosiddetta Silicon Roundaboud in cui si registra un particolare fermento tecnologico. Maris si affiderà al capo della sezione imprenditori di Google Europa e fondatore del campus di Londra di Google, Eze Vidra, all’imprenditore Tom Hulme, all’investitore Peter Read, e ad Avid Larizadeh, numero uno del ramo britannico di “code.org”, e a M.G. Siegler, già autore di Techcrunch che darà il suo supporto nel periodo iniziale per poi tornare al fondo statunitense.

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