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In arrivo una mini-stangata su smartphone e tablet: è l’equo compenso per i diritti d’autore

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L’audizione aveva come scopo la rideterminazione del cosiddetto “equo compenso per copia privata”, quella piccola tassa che tutti noi paghiamo quando acquistiamo supporti atti a riprodurre “opere di ingegno” (musica e film, in buona sostanza) e che dovrebbe risarcire i detentori dei diritti per i mancati introiti dovuti alla pirateria.

Franceschini ha dovuto constatare che lo scenario di ripete, identico a se stesso, da molti anni, senza sostanziali modifiche: le parti in causa (litigiose e profondamente divise) non sembrano essere capaci di arrivare ad un accordo.

Un tavolo di confronto è infatti in piedi dal 2013, e si è avvalso del parere tecnico di un comitato consultivo creato ad hoc, oltre che di diversi studi e analisi di settore.

La conclusione della riunione odierna è stata che, vista la distanza tra le parti, a determinare l’aumento dell’equo compenso sarà il Ministro. Un atto di forza quello di Franceschini che era stato scongiurato fino all’ultimo dai suoi predecessori.

Quali sono gli effetti della decisione (secondo molti dovuta) di Franceschini? Starphone, tablet e smart tv saranno in media più cari di circa 4 euro. Una piccola “mazzata”, contro la quale è già partita l’alzata di scudi di produttori, operatori e (sopratutto) consumatori.

Uno dei nodi della discordia è il report realizzato da Quorumsas e commissionato dal precedente ministro della Cultura, Massimo Bray che rileva una scarsa diffusione in Italia della copia privata (il concetto sotto il quale passa il più complicato termine di “pirateria).

Ma sul report in Rete serpeggiano polemiche sulle modalità di realizzazione del sondaggio. Secondo Enzo Mazza, presidente Fimi, si tratta di uno studio parziale perchè “fondato solo un campione di italiani che usano internet come fonte acquisizione contenuti, lasciando fuori tutti gli altri. A cominciare da chi – e sono in tanti – che comprano cd e dvd originali e poi scelgono di copiare il contenuto su supporti diversi: pc, smartphone o tablet che siano”.

“L’abitudine a creare, almeno sistematicamente, una seconda copia del materiale acquisito – si legge nello studio reso noto soltanto oggi – è relativamente poco diffusa (13,5%, che sale al 20,3% tra gli ‘utilizzatori frequenti’), tanto che il 20,3% del campione dichiara di non far uso di copie private, e nel caso in cui comunque si faccia copia privata, come prevedibile, è sempre il personal computer il principale dispositivo attraverso il quale si generano le nuove copie (69,4%), che vengono di solito salvate su un supporto fisico (63,4%)”.

Insomma, se da un lato l’equo compenso è stato sempre vissuto come uno strumento per cercare di argiare le perdite di profitto dovute alla pirateria, dall’altro si è sempre dichiarato che lo stesso dovesse risarcire i detentori di diritti d’autore dalle perdite dovute all’abitudine che molti di noi avrebbero, di fare una “seconda copia privata” del materiale legalmente acquistato.

Solo che lo studio smentisce questa abitudine, mettendo in discussione l’intera base della norma.

Franceschini sull’equo compenso ha tenuto testa alle polemiche di quanti criticano la norma ed ha tenuto fede alla sua posizione. Aveva infatti già annunciato un ritocco (ovviamente all’insù) del balzello nelle scorse settimane. C’è da dire che è la legge a prevederlo, l’equo compenso è infatti scaduto nel 2012.

A quanti invece criticano l’idea di una tassa a difesa del diritto d’autore, Franceschini risponde: “Dobbiamo mettercelo tutti in testa, perché in Italia questa consapevolezza non c’è: il diritto d’autore è quello che consente la libertà all’ artista, quello che gli garantisce il suo spazio di creatività. Il diritto d’ autore è stato uno dei temi centrali dell’ incontro della scorsa settimana dei ministri della Cultura dell’ Ue ed è in cima all’ agenda europea, perché tutte le nuove tecnologie comportano questioni attinenti il diritto d’ autore”.

 

Dell’importanza del diritto d’autore non c’è abbastanza coscienza? Forse. Sicuramente gli strumenti studiati a sua difesa vanno rivisti e aggiornati. Ed in fretta.

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