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Tap To Pay

Tap to Pay, cos’è il nuovo servizio Apple e come funziona

Con l'arrivo di Tap to Pay in Italia, Apple sferra un attacco ai gestori dei Pos, trasformando l’iPhone in un terminale per ricevere pagamenti. Si delinea la strategia di Cupertino di rendere il proprio hardware un passepartout universale che affianchi l'utente in ogni sua operazione quotidiana. Ma in tutto ciò dovrà comunque guardarsi da Google, meno forte lato device ma più agguerrita nel campo software

Non è ancora quella sfida al circuito tradizionale delle carte di credito che prima o poi Cupertino sferrerà al sistema bancario in modo serio e a livello globale, ma certo rappresenta un passo ulteriore in tal senso dato che riguarda i pagamenti digitali. È la nuova funzione Tap to Pay che rende l’iPhone un vero e proprio Pos.

CON TAP TO PAY NON SERVONO POS?

Di fatto, con questa novità Apple mette a disposizione di commercianti e liberi professionisti il proprio hardware, che è poi l’hardware che milioni di utenti hanno già in tasca e stringono in mano per buona parte della giornata: lo smartwatch, pronto a sostituire i Pos.

Come si anticipava, non è una alternativa alle modalità di pagamento tracciabili classiche, in quanto si appoggia alle carte di credito, debito e prepagate contactless dei principali circuiti di pagamento, come American Express, Discover Global Network, Diners, Mastercard e Visa.

La vera novità è che con Tap to Pay sarà possibile fare a meno del Pos che, è noto, a seconda del gestore del servizio ha costi di abbonamento e soprattutto non gode sempre di connessione ottimale. Gli smartphone sono invece ottimizzati per navigare su Internet nelle migliori condizioni.

COSA CAMBIA?

Di fatto, niente più scuse per i professionisti, specie quelli che operano in mobilità, sul fatto che portarsi dietro il Pos non sia agevole: se hanno un telefonino di marca Apple hanno già, di fatto, un potenziale strumento per incassare il pagamento elettronico.

Sul fronte dei costi lato negozianti e partite Iva, occorrerà valutare come si muoveranno i gestori delle piattaforme di pagamento: chi addebitava il costo di affitto del Pos dovrà necessariamente riformulare la propria offerta prevedendo che il commerciante o il professionista decida di usare il proprio smartphone.

Al momento Adyen, myPOS, Nexi, Revolut, Stripe, SumUp e Viva hanno aderito alla funzione Tap to Pay su iPhone e sui rispettivi siti è possibile vedere i costi del servizio offerto agli esercenti italiani mentre Fabrick, Numia, e Sella hanno già annunciato che presto saranno della partita. Sul fronte delle catene, da Moncler fino a Spontini sono diversi gli store che si sono immediatamente aperti a tale funzione.

LA STRATEGIA DI APPLE

Chiara l’intenzione di Apple di fidelizzare l’utenza attraverso una strategia, che sta prendendo corpo da anni, mirata a rendere l’iPhone una sorta di passepartout: si pensi, per esempio, all’ormai assodata digitalizzazione delle carte d’imbarco, col device della Mela morsicata diventato un metodo per il check-in aeroportuale che non richiede di stampare i biglietti acquistati sul web, magari proprio attraverso lo smartphone. E poi non si dimentichi Apple Pay, disponibile anche in Italia dal 2017. Insomma, per comprendere le mosse di Cupertino basta considerre tutto ciò che può essere archiviato su Apple Wallet.

L’ETERNA SFIDA CON GOOGLE

La stessa strategia, in parallelo, è attuata anche dal suo principale avversario: Android. Ma con una importante differenza: Google ha prevalentemente il software (lo stesso sistema operativo Android, diffusissimo anche grazie a Samsung, ma pure tutte le app che vanno da Drive a YouTube, passando per Calendar e Google TV), ma ha “poco hardware”, nel senso che quello proprietario (i Pixel, declinati come smartphone e tablet) ha una base installata irrisoria e non riesce comunque a creare una utenza altrettanto compatta che si contrapponga alle schiere di utenti che hanno “sposato” Apple.

Mountain View, come si anticipava, è assai più pervasiva a livello software e al giorno d’oggi chiunque, che in tasca si abbia un device Samsung o Apple, sfrutta i suoi servizi (Cupertino poi in Ue ha dovuto aprirsi alla concorrenza), spesso oggettivamente senza veri e propri rivali, da Maps alla ricerca su web, passando alle mail ai software per le teleconferenze.

DECIDERA’ TUTTO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Soprattutto, rispetto ad Apple rimasta ferma ai tempi di Siri, Google è decisamente più avanti nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale, che potrebbe diventare la chiave di volta di molte app del prossimo futuro. La sfida è aperta. In mezzo, ancora una volta, tutti i gestori di servizi tradizionali che dovranno scegliere da che parte stare, affidandosi per lo più a entrambi i colossi statunitensi, col timore crescente che presto o tardi Apple e Google sviluppino software proprietari volti a sostituirli. E le banche, sotto sotto, già lo temono: con Tap to Pay in circolazione oggi un pochino più di ieri.

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