A nemmeno un mese dalla sua introduzione, la tassa da 2 euro voluta dal governo Meloni sui pacchi dal valore inferiore di 150 euro provenienti dai paesi extra europei sta dando i suoi risultati – anche se non quelli auspicati dall’esecutivo.
La misura, nonostante una pressoché uguale a livello europeo che entrerà in vigore dal prossimo luglio, ha come obiettivo arginare l’invasione di prodotti principalmente in arrivo da piattaforme di e-commerce cinesi come Temu e Shein che, dopo la stretta degli Stati Uniti, si sono riversati in quantità ancora maggiore in Europa.
Tuttavia, come previsto dalle associazioni che rappresentano le imprese della logistica, questi pacchetti fanno solo un giro più lungo (dunque, inquinano ancora di più) e fanno perdere entrate e lavoro alle aziende italiane della logistica.
LA MISURA E LE STIME DI GETTITO
Il prelievo messo in discussione, in vigore dal 1° gennaio, si applica a tutti i pacchi di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue e diretti in Italia. Il governo ha deciso di introdurlo in anticipo rispetto alla misura europea da 3 euro prevista a partire da luglio, inserendolo nella manovra di bilancio per compensare altre entrate venute meno durante l’iter parlamentare. Secondo le stime contenute nella relazione tecnica riportate da Repubblica, la tassa avrebbe dovuto garantire 122 milioni di euro di entrate nel primo anno e circa 245 milioni a regime.
La riscossione effettiva, tuttavia, non partirà prima di marzo, a causa dell’aggiornamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle Dogane e delle imprese coinvolte. Le aziende della logistica restano comunque obbligate a versare il contributo per tutte le spedizioni arrivate a partire dal 1° gennaio.
IL CALO DEI FLUSSI E I DATI DELLE DOGANE
I primi dati ufficiali segnalano un ridimensionamento dei flussi in ingresso. Tra il 1° e il 20 gennaio il numero di pacchi di basso valore arrivati direttamente in Italia da Paesi extra Ue è diminuito del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane citati dal Financial Times. Un andamento analogo emerge anche dalle rilevazioni citate dalla stampa nazionale, che parlano di una contrazione vicina al 40% nelle prime due settimane dell’anno.
I DIROTTAMENTI DEI VOLI CARGO
Ma la riduzione delle spedizioni gestite in Italia è accompagnata dallo spostamento delle rotte aeree. Dall’inizio dell’anno, scrive il Ft, almeno 30 voli cargo inizialmente destinati a Milano Malpensa, che intercetta circa il 60% delle merci trasportate via aerea nel Paese, sono stati deviati verso altri hub europei, tra cui Liegi, Amsterdam e Budapest. A questi si aggiungono, secondo gli operatori, anche Francoforte, Colonia e Parigi.
“La misura ha avuto un effetto boomerang – ha dichiarato Valentina Menin, direttrice generale di Assaeroporti, l’associazione che rappresenta i gestori di 32 aeroporti italiani -. L’intero settore logistico italiano sta perdendo affari”.
LE STRATEGIE DI ELUSIONE CONSENTITE DAL MERCATO UNICO
Pensare di agire autonomamente rispetto all’Ue è però perlomeno un po’ ingenuo. Alla base dei dirottamenti infatti c’è la possibilità, prevista dalle norme europee, di sdoganare le merci nel primo Paese di ingresso nell’Unione e poi farle circolare liberamente nel mercato unico senza ulteriori controlli o dazi. In questo modo i pacchi possono entrare in Italia su strada dopo essere stati sdoganati altrove, evitando il pagamento del contributo nazionale.
“La merce trova sempre la strada migliore”, ha spiegato Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la confederazione che rappresenta circa 60 mila imprese della logistica e dei trasporti.
Lo scarto di costo è uno degli elementi chiave: su un singolo volo con migliaia di pacchi, il contributo può tradursi in decine di migliaia di euro, mentre il trasporto su gomma da un altro Paese europeo comporta costi sensibilmente inferiori.
GLI EFFETTI SUL SETTORE LOGISTICO
Alla fine quindi, secondo le associazioni di categoria, a pagare il prezzo della misura sono le stesse aziende italiane poiché il risultato è una contrazione dell’attività per aeroporti, operatori logistici e imprese di spedizione italiane. “Le merci continuano comunque a entrare in Italia su gomma, senza pagare la tariffa prevista, con un aumento dell’inquinamento e lo spostamento del traffico verso altri Paesi – ha detto Cappa -. La situazione non può che peggiorare se non si trova un rimedio”.
In un altro passaggio, lo stesso Cappa ha sottolineato le ricadute complessive sul sistema: “Non incassiamo il contributo, le merci entrano comunque, aumentano i camion e l’inquinamento, e perdiamo traffici, occupazione e fatturato”.
LE IPOTESI DI RINVIO
Alla luce delle difficoltà emerse nelle prime settimane di applicazione, una parte della maggioranza di governo ha avanzato l’ipotesi di un rinvio. Forza Italia ha proposto di posticipare l’entrata in vigore della tassa al 1° luglio, in concomitanza con l’avvio del dazio europeo sui pacchi di basso valore, che introdurrebbe regole uniformi in tutti gli Stati membri. Al momento, l’esecutivo non ha assunto una posizione ufficiale sull’iniziativa.



