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Perché l’Antitrust Ue indaga su Glovo

Antitrust Glovo

L’Antitrust europeo vuole accertare da parte della spagnola Glovo e della tedesca Delivery Hero la realizzazione di condotte tese alla violazione dell’articolo 101 del Trattato europeo

La pandemia sembra aver spinto tutti a sfruttare come mai prima il servizio di consegne a domicilio: se qualche mese fa a tenerci a casa era il Covid, ora è il caldo. E così solo a Milano, per fare un esempio, un negozio su tre si è dovuto adattare a questo nuovo modo di incontrare la propria clientela, recapitando i beni direttamente a casa.

L’ESPLOSIONE DEL DELIVERY

Il settore che ne fa maggior utilizzo, secondo i dati della Confcommercio meneghina, è quello della ristorazione, pari al 62%, seguito dal grocery che rappresenta il 36% degli imprenditori e dal retail per il 20%. Nell’ambito servizi, solo l’11% dichiara di utilizzare già il delivery. Insomma, siamo di fronte a un settore che non sembra conoscere crisi, ma che è sempre più presidiato dai big della gig economy a discapito degli attori emergenti, come hanno dimostrato alcune chiusure eccellenti avvenute anche in Italia nell’ultimo periodo.

LE INDAGINI DELL’ANTITRUST EU

Anche per questo, la Commissione europea ha acceso un faro sul settore. La notizia, già trapelata all’inizio dell’estate, parlava di alcune ispezioni a sorpresa nelle sedi dei colossi della gig economy, ma non erano usciti i nomi dei soggetti coinvolti. Ci hanno pensato prima Reuters e poi soprattutto Sifted, la testata fondata dal giornalista del FT John Thornill incentrata verticalmente sulle startup, secondo cui sotto la lente di ingrandimento sarebbero finite Glovo e il suo nuovo azionista di maggioranza Delivery Hero, che – come forse ricorderete – a inizio luglio ha finalizzato l’acquisizione della ex startup spagnola, di cui ora detiene ora circa il 94% del capitale. La società tedesca prima di questa operazione deteneva il 43,8% del capitale di Glovo. La Commissione si è mossa in seguito della preoccupazione che le due aziende possano aver operato in “cartello”. I funzionari della Commissione, è trapelato, erano accompagnati dai loro omologhi delle autorità nazionali garanti della concorrenza.

LE CONDOTTE SOSPETTE

Ovviamente, occorre ribadire che il semplice fatto che la Commissione svolga tali ispezioni non significa che le società sotto indagine siano automaticamente colpevoli di comportamenti anticoncorrenziali. L’Antitrust europeo nel caso di specie vuole accertare la realizzazione di condotte tese alla violazione dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che vieta i cartelli e le pratiche commerciali restrittive e dunque è a caccia dei documenti che provino tale tesi accusatoria.

In particolare, si vuole appurare se esista un “accordo o una pratica concordata per condividere i mercati nazionali per l’ordinazione e la consegna online di cibo, generi alimentari e altri beni di consumo nell’Unione Europea”, falsando dunque il gioco della concorrenza. Sul capo di entrambe le aziende pende ora il rischio di una multa pari al 10% del fatturato globale.

COSA HA RIPORTATO SIFTED

A inguaiare l’ex startup alcuni messaggi dell’amministratore delegato di Glovo, Oscar Pierre, e le testimonianze rilasciate a Sifted da dipendenti di alto livello, che concorrono a far presumere che la realtà spagnola abbia affrontato con eccessiva disinvoltura il tema della concorrenza, con gli apici aziendali che rispondevano alle preoccupazioni interne con “irritazione” piuttosto che con la dovuta attenzione. In un suo messaggio, si legge su Sifted, Pierre spiega al personale di Glovo le ambizioni dell’azienda di dominare i mercati “ovunque sia possibile”, una strategia che ha messo in allarme il team legale dell’azienda.

Anche qui occorre una premessa: secondo la legislazione dell’UE, non è illegale per le aziende dominare un settore, ma le aziende che godono di una maggiore forza economica in un determinato mercato sono soggette proporzionalmente a un maggiore controllo da parte delle autorità di vigilanza anticoncorrenza, che verificano se competono secondo le regole e se non abusano della loro posizione di potere per tagliare fuori tutte le altre.

LE TESTIMONIANZE RACCOLTE DALLA TESTATA

Due ex dipendenti senior di Glovo che hanno parlato con Sifted ritengono che l’azienda non abbia sempre preso abbastanza sul serio questi problemi. “Il linguaggio interno, da parte dell’amministratore delegato e di altri dirigenti, non sembrava tenere in considerazione la legge sulla concorrenza”, afferma il primo sentito dalla testata costola del FT. La veridicità sarebbe confermata dal fatto che la gola profonda in questione fosse presente alle riunioni in cui si discuteva l’approccio di Glovo all’antitrust. “Dicevano cose come: ‘Dobbiamo dominare il mercato, dobbiamo raggiungere la massima quota di mercato, dobbiamo distruggere la concorrenza’ e così via”.

Sempre Sifted riporta un messaggio che l’amministratore delegato Oscar Pierre ha inviato al personale a seguito di una serie di acquisizioni in Europa centrale e orientale nel 2021, dimostrando il desiderio dell’azienda di “dominare ovunque sia possibile”. Secondo gli ex dipendenti che hanno parlato con Sifted, questo atteggiamento preoccupava seriamente le persone ai livelli più alti dell’azienda, che hanno affermato che Pierre fosse riluttante ad ascoltare i consigli dell’antitrust.

“L’amministratore delegato era molto riluttante a conformarsi. Durante le riunioni chiedeva: “Perché dovrei cancellare questo?”. Oppure: “Perché dovrei evitare queste condizioni?””, racconta Ryan. “Non capiva davvero l’importanza della concorrenza. E ci ha fatto capire che non voleva che ci fosse questa concorrenza. Ma gli avvocati hanno cercato di fargli capire che si trattava di qualcosa di veramente importante”.

Glovo ha replcato a Sifted sostenendo che questa ricostruzione non sia corretta e che “un’e-mail alla direzione di Glovo e al team legale, datata 27 maggio, riconosceva la piena chiarezza e comprensione delle questioni da parte di Oscar Pierre”. Grace, un’altra ex dipendente di alto livello sentita dalla testata, concorda con Ryan sul fatto che la direzione non prendesse sul serio le norme anticoncorrenza. “Glovo aveva una cultura che consisteva nel tagliare gli angoli quando si trattava di questioni di concorrenza nei mercati”, ha affermato a Sifted. “C’era irritazione [da parte della dirigenza], per dirla diplomaticamente, quando venivano sollevate questioni su questo argomento”.

Glovo di contro ha dichiarato a Sifted che l’azienda “prende molto sul serio tutte le questioni legali e di conformità” e organizza regolarmente sessioni di formazione sulla conformità con il suo team di gestione e i suoi dipendenti. Aggiunge che il consiglio di amministrazione di Glovo approva la politica di conformità dell’azienda su base annuale “e si assicura che sia in linea con le normative globali, comprese le questioni antitrust”.

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