Finirà senza troppe sorprese in tribunale la querelle tra Cloudflare e Agcom. Il suo alveo naturale, del resto, rispetto al luogo scelto inizialmente da Matthew Prince, co-fondatore e amministratore delegato dell’azienda leader al mondo nelle Cdn (le reti di distribuzione dei contenuti via internet), che aveva postato su X claudicanti e sguaiate minacce rivolte all’intero Paese se la multa non fosse stata immediatamente stracciata. La volontà di impugnare il provvedimento è peraltro segno che da parte di Cloudflare al momento non c’è reale intenzione di andarsene dall’Italia o di attuare altre ritorsioni che potrebbero essere a loro volta fondamento per altre cause.
COSA DICE IL N.1 DI CLOUDFLARE ORA CHE HA SBOLLITO
Questo però non vuol dire che pagherà la multa da oltre 14 milioni di euro inflitta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni presieduta da Giacomo Lasorella (in foto) senza prima aver tentato le vie legali a propria disposizione. Per Matthew Prince il noto dispositivo anti pezzotto “Piracy Shield sta danneggiando Internet in Italia senza effettivamente risolvere il problema della pirateria”.
“La piattaforma gestita da Agcom non sta solo impattando Cloudflare, ma minaccia ogni aspetto di Internet in Italia, scoraggia gli investimenti e rischia di compromettere i servizi essenziali che poggiano sulla rete. E tutto questo perché Agcom non comprende come funziona Internet e ha lasciato che soggetti privati dettassero cosa gli utenti possono vedere”, ha spiegato.
DALLA COMMISSARIA AGCOM GIOMI UN ASSIST A CLOUDFLARE
Com’è noto il dispositivo, al centro di polemiche fin dal primo avvio anche per alcuni clamorosi inciampi commessi nel suo utilizzo, ha visto pure spaccarsi la stessa Agcom con la commissaria Elisa Giomi da sempre contraria al suo utilizzo. Soltanto pochi giorni fa, intervistata da Repubblica, ha definito il “Piracy Shield squilibrato e con costi fuori gestione” aggiungendo persino che fosse “Sbagliato multare Cloudflare”.
Per l’esponente dell’Autorità, sola tra i commissari a non avere mai appoggiato questo strumento antipirateria “Il rischio è chiudere un intero centro commerciale solo perché un negozio è irregolare”. Chissà se queste sue dichiarazioni saranno usate dai difensori di Cloudflare nel perorare la propria tesi.



