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Conad

Cosa succederà a Conad?

Conad tra fatti, sfide, obiettivi e incognite. L'approfondimento di Mauro Sassi, autore del Blog-Notes sul lavoro

 

D’altra parte lo hanno detto e ripetuto. Primi o secondi a loro non importa. E poi Selex è un conglomerato di 18 aziende. Altra cosa rispetto alle cinque cooperative Conad. Dicono sia un po’ come paragonare pere con mele. Il fiato sul collo dà fastidio ma per il 2023, sono risultati avanti ancora loro. E nel 2024 c’è tutto il campionato da giocare. C’è però una questione di metodo. Fino ad oggi arrivava primo chi arrivava primo. Non importava con quale compagnia. Quindi dovrà valere anche per i prossimi anni. Altrimenti diventa uno “scudetto di cartone”. Adesso poi arriva pure Massimo Schiraldi su Gdo news e spacchetta i formati aggiungendo altra carne al fuoco. E così Conad oltre a Selex e Coop dovrebbe guardarsi anche dai cugini di Eurospin e da Lidl. Un bel pasticcio se, hai lavorato tanto per diventare il primo della classe.

Detto questo, mi viene un dubbio. Ma senza un solo “signor Conad” ha ancora senso agitarsi e lottare per restare in testa al campionato solo dal punto di vista dei numeri? Per ora hanno abolito il valore legale del titolo anche perché, sulla carta, i signori Conad, ad oggi sarebbero almeno cinque. E poi non credo che Mauro Lusetti ambisca a sostituire ruolo e persona. A lui tocca gestire un altro capitolo della storia del consorzio.

Ma quali sono le sfide che attendono Conad a partire dal 2024? L’insegna è la stessa per tutte le cooperative che la compongono ma, come racconta George Orwell nella Fattoria degli animali “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”. O almeno si sentono più uguali degli altri. La sfida dell’unità è quindi la prima che attende il Presidente, il Direttore Generale Operativo e i cinque leader delle cooperative. Ma anche i 2300 soci e gli oltre 70.000 collaboratori. Ad oggi nessun trattato di Fontainbleu è seguito all’uscita di Francesco Pugliese. Il rischio è che ciascuno si abitui a giocare la sua partita nel suo campionato limitandosi a “sopportare” chi gioca altrove. Lusetti ha certamente la pazienza, la volontà e la capacità di chiudere il cerchio. Però bisogna vedere se glielo lasceranno fare.

Dipenderà molto dai cinque presidenti e dalla loro visione del ruolo di Conad come entità unitaria compreso quale dovrà essere, per loro, il ruolo da assegnare alla sede bolognese del dopo Pugliese. La inevitabile fase di “restaurazione” e di rinegoziazione di ruoli e compiti dovrà però, prima o poi, presentare ciò che è oggi Conad e dichiarare formalmente ciò che vuole essere nel panorama della GDO nazionale. Ciascuno “padrone a casa propria” con una condivisione di insegna e alcune funzioni aziendali sul modello sostanzialmente di altre centrali oppure ridefinizione e rilancio di una visione nazionale da convinta prima della classe?

La seconda sfida che attende Conad è sul piano associativo. La scelta di aderire a Confcommercio e di ottenerne una vice presidenza appartiene al passato o mantiene una sua validità per il futuro? Per quanto mi sforzi non riesco a vedere Mauro Lusetti seduto in Piazza Belli. E qualsiasi altro presidente di una delle cinque cooperativa conterebbe come il due di briscola. Confcommercio, tra l’altro, non ha un’associazione che raggruppi le aziende della GDO. Carlo Sangalli non l’ha mai voluta sperando in un ripensamento in “zona Cesarini” di Federdistribuzione che, ad oggi, non c’è stato. Non avere un’associazione dedicata o non avere avuto alcuna prospettiva di crearne una che raggruppasse il food ha però fatto prendere altre strade a chi ha probabilmente vissuto la scelta Conad come una presenza per certi versi escludente per altre insegne. Il punto, oggi, è se Confcommercio crede o meno in un progetto sulla GDO al di là della mera assistenza delle sue strutture territoriali al Consorzio e se Conad conferma l’interesse ad investire sul progetto stesso puntando ad un allargamento del consenso o in una nuova associazione o attraverso un dialogo con Federdistribuzione. È chiaro che il progetto che ha portato Francesco Pugliese in Confcommercio terminerà con la scadenza di questa consiliatura.

Il successo di Marca e della stessa ADM dimostrano però che il tempo delle divisioni deve essere lasciato alle spalle. Conad ha quindi una grande responsabilità. Insistere con Confcommercio proponendosi come punto di raccordo di un associazionismo a trazione nazionale che coinvolga in modalità da decidere anche Coop e superi quelle aggregazioni oggi poco significative come ANCC e ANCD, irrilevanti sul piano politico (soprattutto con questo Governo) o ripensare al proprio posizionamento associativo? Se c’è una cosa chiara, uscita dalla kermesse bolognese, è che lo sforzo fatto al tempo del “carrello tricolore” ha creato un campo da gioco nuovo. Sta ai protagonisti decidere se giocare o meno la partita. E vedere le aziende principali (anche la stessa Coop) in una posizione gregaria non mi sembra una scelta lungimirante.

Mauro Lusetti da Presidente di Conad, si è trovato a capo di ADM (Associazione Distribuzione Moderna) quando quest’ultima ha pescato il jolly con Marca a Bologna. Un successo inaspettato della GDO finalmente sotto i riflettori, anche della politica, grazie al lavoro fatto in occasione del “Carrello Tricolore” e alla consapevolezza della forza del comparto ben sintetizzata da Valerio De Molli e dal lavoro di Thea-Ambrosetti. Ha mostrato alla Politica e al Paese un perimetro omogeneo, serio, consapevole del proprio ruolo sociale ed economico. Il successo di Marca parte da lì. Così come la necessità di parlare un linguaggio comprensibile, unitario e rivolto innanzitutto all’intera filiera. Un importante risultato anche per Conad, il cui presidente si è trovato al posto giusto nel momento giusto. Ovviamente per il futuro non basta. Occorre un salto di qualità. Altrimenti la leadership traslocherà altrove.

La terza sfida è più rivolta alle prospettive di business. Discount e rinnovata strategia sulla città di Milano e sull’hinterland del capoluogo lombardo. Nel primo caso tra i “cugini” di DAO (Eurospin) e il “figlio” di PAC 2000A (Todis) un passo in avanti potrebbe essere fatto (MD, ad esempio, è un opzione sul tavolo, o no?) Sulla città lombarda ci stanno provando in molti a insidiare Esselunga. Conad ha preferito girare alla larga anche in occasione dell’operazione Auchan dove 71 punti vendita sono stati, in parte, dispersi e ceduti, perdendo così un’occasione importante di presidio. I circa tre miliardi di euro di fatturato dell’intera torta milanese della GDO vanno, in larga parte, ad altri. Conad ne mantiene una quota modesta.

Ai tempi di Margherita Distribuzione avevo avanzato il dubbio che la cultura Conad poco si prestava a comprendere il profilo di cliente che frequenta i punti vendita della città. Che l’acquisizione era di per sé un boccone complesso e la cooperativa che presidiava il nord ovest non se l’era sentita di affrontare la partita milanese già poco propensa a partecipare all’operazione complessiva. Però di tempo ne è passato e Conad a Milano non sembra puntare ad un’identità specifica né ad avere voglia di competere con la dinamicità dei discount e con altre insegne che insidiano il leader di mercato. I punti vendita milanesi di Conad sono complessivamente meglio di alcuni concorrenti “sgarrupati” ma lontani dal podio. Dei circa trenta presenti ne ho tre relativamente vicini: in Corso San Gottardo, in via Ponti e in viale Murillo. Ci vado ogni tanto ma non si percepisce la determinazione di voler insidiare i migliori su piazza. A parte Esselunga penso a Tigros o a Iperal. Un benchmark interessante nel territorio lombardo. E poi c’è UNES (per un verso alleata e per un altro solo supportata), dove un lavoro di recupero e di convergenza, a mio parere, resta un’opzione tutta da esplorare. Perché non provarci con un progetto mirato di crescita?

Tre sfide per un 2024 certamente in salita che mostreranno la vera cifra degli imprenditori, del gruppo dirigente di Conad e le loro vere intenzioni determinando, queste si, la vera leadership del comparto. Al di là dei numeri…

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