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Come giochicchia il governo indiano coi videogiochi

Tax Credit Videogiochi

Una quarantina tra studi di sviluppo e associazioni eSports hanno deciso di ribellarsi al governo indiano che intende equiparare i videogames al gioco d’azzardo

È scontro aperto in India tra governo e 44 tra software house e società di eSports dopo che l’esecutivo centrale ha dichiarato di voler normare i videogame assieme ai giochi d’azzardo tradizionali.

La novella legislativa, oltre a essere di chiara matrice oscurantista, rischia di danneggiare un intero settore fatto di startup e studi indipendenti che nel subcontinente indiano risultano in ascesa economica.

CHI SI OPPONE AL GOVERNO INDIANO

Al momento la resistenza videoludica si è coagulata attorno a Outlier Games e conta tra i suoi membri dirigenti, fondatori e membri del consiglio di amministrazione di Gametion, Nodding Head Games, Ncore, Loco, Lila Games e SuperGaming che hanno firmato un comunicato congiunto indirizzato proprio all’esecutivo.

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I rappresentanti del settore sottolineano al governo indiano come “il modello di business, il comportamento dei consumatori, l’ambiente legale e le operazioni periferiche dei due settori sono totalmente diversi tra i videogiochi e i giochi online giocati per scommessa”, si legge nel documento. “Pertanto, non è né accurato né equo raggruppare i due settori sotto lo stesso quadro normativo, poiché richiede misure distinte piuttosto che misure generalizzate per affrontare le circostanze uniche dei rispettivi settori”.

Il consorzio chiede perciò al Ministero dell’Elettronica e della Tecnologia dell’Informazione di creare una distinzione tra “videogiochi” e “giochi online d’azzardo”. Quanto alle preoccupazioni espresse dal legislatore circa l’opportunità che determinati titoli finiscano senza controllo nelle mani degli utenti più piccoli, gli sviluppatori suggeriscono di creare un meccanismo di classificazione dell’età e dei contenuti specifico per l’India, sulla falsariga dei sistemi PEGI dell’UE ed ESRB del Nord America.

Inoltre, suggeriscono di “creare una struttura robusta per affrontare questioni come la dipendenza dei bambini dai videogiochi, la loro esposizione agli acquisti all’interno del gioco, i contenuti non adatti all’età e i pericoli online”.

ESSERE ARRESTATI PER UN VIDEOGIOCO? ACCADE IN INDIA

Non è la prima volta che le autorità indiane si scontrano apertamente con l’industria del videoludo. Nel marzo del 2019, per esempio, lo stato indiano del Gujarat aveva emanato un peculiare divieto di giocare alla versione mobile di PlayerUnknown’s Battlegrounds che, chiamando in causa la Sezione 188 del Codice penale indiano (disobbedienza a un ordine legalmente promulgato da un funzionario pubblico”) prevedeva non solo il sequestro dello smartphone ma perfino l’arresto in caso di rifiuto a interrompere la propria partita dietro richiesta di un pubblico ufficiale.

E infatti nelle quattro città della regione – Rajkot, Surat, Gir Somnath e Bhavnagar – erano stati registrati diversi arresti (l’Indian Express riporta che a Rajkot erano state arrestate dieci persone in soli due giorni), motivati dal timore che il popolare titolo battle royale potesse provocare comportamenti violenti e rabbiosi nei giovani. Non solo: al pari di quanto accaduto in Cina, anche qui le autorità temevano che gli studenti fossero troppo distratti in vista dell’inizio del periodo degli esami.

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