Il colosso indiano dell’elettronica Tata Electronics ha ammesso di avere subito un incidente di cybersecurity che potrebbe avere primaria importanza dato che i pirati che lo hanno portato a segno sostengono di aver trafugato documenti tecnici riservati collegati ai suoi principali partner occidentali: Apple e Tesla. Ma andiamo con ordine.
IL BOTTINO RUBATO A TATA FINITO NEL DARK WEB
Il gruppo World Leaks sostiene di avere pubblicato sul dark web oltre 200.000 file, per un bottino che peserebbe complessivamente oltre 630 giga. Al momento non è stato ancora possibile appurare né se si tratti di documenti originali né, in quest’ultimo caso, se fossero realmente top secret e quale potrebbe dunque essere il danno concreto che derivante dalla loro pubblicazione alla luce del sole.
Le fonti mediatiche che trattano la vicenda si limitano a dire che i ricercatori che hanno visionato il materiale hanno confermato che contempli specifiche di produzione afferenti ad Apple, tra cui disegni di componenti, documentazione di controllo qualità e altri file legati ai processi manifatturieri.
Molti file riguarderebbero il marchio di un’altra multinazionale statunitense, Tesla, inclusi disegni tecnici marcati come segreto industriale per il progetto Model 3 Highland e riferimenti a un controller della porta di ricarica della Model Y. Anche qui però non è dato comprovarne l’autenticità e nemmeno il possibile danno economico per il costruttore texano.
COSA DICE IL COLOSSO INDIANO
Finora il gigante indiano ha sostenuto di avere attivato immediatamente i propri protocolli di risposta e che l’incidente non ha avuto impatti sulle attività operative. Nulla invece ha detto con riferimento al maltolto e nemmeno se sia arrivata una richiesta di riscatto da parte degli hacker dal momento che il modus operandi in genere prevede il rilascio di piccole porzioni del bottino per provare che è effettivamente nelle loro mani, quindi si passa al tentativo di estorsione.
UNA NUOVA GRANA PER APPLE
La vicenda potrebbe rivelarsi l’ennesima grana che giunge dall’Asia per l’americana Apple, che con Donald Trump che insiste nel colpire la Cina a livello commerciale, ha dovuto accelerare il trasloco dal Paese del Dragone al subcontinente indiano per mettere a riparo la propria filiera stante l’impossibilità di trasferirla negli Usa come auspicato a più riprese dalla Casa Bianca.
Pechino ha ostacolato in tutti i modi la “fuga” dalla Cina di Cupertino e per questo alcuni osservatori ipotizzano che quanto accaduto possa essere in qualche modo collegato alla vicenda anche se non è la principale strada battuta dagli inquirenti. In compenso la fuga di notizie, riguardando due realtà statunitensi, con ogni probabilità fornirà nuovo carburante per alimentare le istanze protezionistiche del presidente statunitense.






