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La sbornia degli etilometri americani colpiti da un virus

Un attacco informatico ha costretto una azienda americana che realizza etilometri a mandare offline i propri server, impedendo perciò agli automobilisti che hanno installati a bordo i suoi device di avviare il motore. La vicenda, oltre a spalancare la porta a possibili class action, induce a riflettere sulla fragilità di un mondo iper-connesso, anche per l'accensione dell'auto

Auto che non partono perché gli etilometri collegati all’accensione non vogliono saperne di funzionare. E’ successo negli Stati Uniti, dove una delle principali aziende che produce tali dispositivi, Intoxalock di Consumer Safety Technology LLC, è stata duramente colpita da un attacco informatico.

GLI ETILOMETRI INTOXALOCK FINISCONO KO

Ad andare in tilt l’app (qui la sua pagina su Play Store) degli Alcolock che su ordine dell’autorità giudiziaria posso essere installati al quadro comandi (proprio come avviene pure in Italia a seguito delle recenti modifiche del Codice della Strada).

Non è ben chiaro se sia stata l’azienda con sede in Iowa a scollegare per sicurezza i vari device, o se sia stata proprio l’azione illecita riconducibile a un gruppo di hacker, la cui identità non è stata rivelata, a bloccare da remoto il funzionamento di migliaia e migliaia di etilometri da auto. Allo stesso modo non sembra essere stato rivelato nemmeno il tipo di attacco posto in essere dai pirati informatici.

Resta il fatto che la conseguenza è stata disastrosa e documentata sui social dai guidatori statunitensi che hanno via via accusato di malfunzionamenti i dispositivi Intoxalock documentando l’impossibilità di partire con la propria autovettura, con le conseguenze che ciascuno può immaginare (c’era anche chi ha fatto tale scoperta in piena notte, per esempio).

COSA È SUCCESSO

Secondo quanto riportato dalla portavoce di Intoxalock, l’attacco informatico sarebbe stato sferrato alle 9 del mattino del 14 marzo. Dal momento che dispositivi richiedono ripetute procedure di taratura e una connessione pressoché continua ai server per non essere aggirati da chi eventualmente li volesse manomettere, la mancata risposta da parte del “cervellone centrale” ha portato gli etilometri a non dare il via libera alle centraline delle auto sulle quali erano state installate.

Una soluzione di stallo che si è risolta, raccontano gli utenti via forum e social, solo attorno le 17:30 di domenica 22 marzo, quando i server di Intoxalock sono stati messi in sicurezza e le tarature sono state sbloccate. Nessuna conseguenza invece per gli automobilisti italiani dal momento che Intoxalock Ignition Interlock non è tra i dispositivi autorizzati in Italia: gli unici due Alcolock attualmente utilizzabili nel nostro Paese sono il Breatech Alcolock B1000 e lo Zaldy Alcolock V3.

AUTO “NELLA RETE”

La questione potrebbe avere ripercussioni sul settore e costringere i produttori a ripensare il funzionamento degli etilometri per non ricadere in simili errori che, come facilmente intuibile, spalancano le porte a possibili class action.

Anche perché l’incursione informatica ha messo a nudo la debolezza di un sistema che preveda continue connessioni per funzionare correttamente: non è necessaria l’opera di un hacker perché si manifesti un blackout della Rete e l’utente deve essere libero di condurre la propria auto anche in zone remote, magari non coperte dal segnale Internet.

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