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Riccardo Piunti, chi è il nuovo presidente di Conou

Piunti

Riccardo Piunti è stato eletto nuovo presidente del Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati (Conou). Tutti i dettagli

Riccardo Piunti è stato eletto nuovo Presidente del Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, al termine dell’Assemblea ordinaria dell’ente ambientale, di cui fanno parte 926 consorziati, suddivisi in 4 categorie.

Massimo Ravagli ricoprirà la carica di Vicepresidente. Eletti anche i 12 componenti del Consiglio di amministrazione e i 5 del Collegio sindacale.

Il nuovo Presidente riceve il testimone da Paolo Tomasi, dal 2003 a capo del Consorzio.

IL CURRICULUM DI PIUNTI

Anconetano, 66 anni, laureato in ingegneria nel 1978, Piunti intraprende una lunga carriera in Eni, che lo porta a ricoprire importanti incarichi in Italia e all’estero. È stato responsabile della pianificazione downstream, Presidente e AD di Atriplex, società di extrarete di Eni, Direttore del marketing della Agipetroli; passa poi in Eni Divisione R&M, con la responsabilità delle attività di pubblicità, promozione e analisi di mercato. Nel 2006 assume la posizione di Direttore extrarete, per poi, a fine 2007, iniziare una lunga esperienza all’estero come Presidente e Amministratore Delegato di Eni Suisse, di Oleoduc du Rhöne e infine di Eni Austria.

Lasciata l’Eni nel 2016, dopo una collaborazione con il WEC Italia, dal maggio 2018 ha ricoperto, con responsabilità su progetti operativi, la carica di Vicepresidente del Conou.

PIUNTI: LE PROSSIME SFIDE TRA CIRCOLARITÀ, INNOVAZIONE E COESIONE

“Oggi il Conou rappresenta un esempio di economia circolare ‘compiuta’; si tratta ora di mantenere i risultati di eccellenza raggiunti e di procedere nella direzione dell’integrazione della Filiera, investendo nel progresso tecnico e digitale delle imprese che costituiscono la rete di raccolta e di rigenerazione dell’olio usato.” Così il neo presidente Riccardo Piunti ha voluto inaugurare il suo mandato che lo vedrà al vertice consortile per i prossimi tre anni. “Oggi registriamo una forte crescita dell’utilizzo di olio minerale in ambito industriale ed è per questo che la sfida della qualità dell’olio usato all’interno della Filiera e presso i produttori del rifiuto sarà decisiva, non soltanto per non gravare sull’attività di rigenerazione degli oli usati, ma anche per facilitare la produzione di basi lubrificanti evolute, idonee ai nuovi tipi di lubrificanti che si stanno affacciando e consolidando sul mercato”.

“L’evoluzione seguirà contestualmente la via della digitalizzazione, che sarà, nell’ambito della mission ambientale, un percorso parallelo di crescita per la realtà consortile. Il Conou, paradigma di circolarità, dovrà continuare a fornire il massimo contributo possibile verso gli obiettivi di economia circolare, che resta il pilastro fondamentale della battaglia per ridurre lo sfruttamento delle risorse naturali del Pianeta e quindi contrastare il cambiamento climatico”.

I RISULTATI DEL CONOU

Durante la pandemia le immissioni al consumo hanno seguito un trend controverso, si legge in un comunicato di Conou: “Su un totale di circa 369 mila tonnellate di olio lubrificante immesse al consumo nel 2020, l’olio del settore trazione è sceso del 13% mentre l’olio impiegato dall’industria, grazie all’attività ininterrotta delle aziende italiane, è sceso solo del 7,5%, dando, nel secondo semestre, un segnale di crescita di quasi il +5% sul 2019 poi consolidato al +8,5% tra settembre 2020 e febbraio 2021”.

I NUMERI DEL SISTEMA

La Filiera consortile ha provveduto nel 2020 alla raccolta di 171 mila tonnellate di rifiuto, avviandone a rigenerazione la sostanziale totalità (169 mila tonnellate), con una produzione di basi lubrificanti di 109 mila tonnellate ed una resa stabile del 65%. In termini percentuali la quota di rifiuto avviabile a rigenerazione nel 2020 ha interessato il 98,8% degli oli minerali usati raccolti, in lievissimo calo rispetto al 2019 quando furono il 99,9%. Solo 1,6 mila tonnellate sono andate a combustione e 0,3 mila a termodistruzione. La flessione della raccolta raggiunta nel corso dello scorso anno è stata del 10,7% sul 2019, motivata dalla compressione complessiva del 10% circa dell’immesso al consumo di nuovi lubrificanti nell’anno della pandemia.

Il tasso di raccolta, equivalente al rapporto fra raccolto e immesso al consumo, si è attestato sempre al valore massimo raccoglibile (l’olio residuo dopo l’utilizzo), pari al 46,2% nel 2020 (era il 46,6% nel 2019).

Il modello circolare del Conou ha consentito nel corso del 2020 un risparmio economico sulle importazioni di petrolio pari a 73 milioni di euro, grazie al recupero dalla “risorsa rifiuto” di nuove basi lubrificanti, bitumi e gasoli.

OLI USATI, IL PRIMATO CIRCOLARE DELL’ITALIA IN EUROPA

L’esperienza quasi quarantennale del Conou nella raccolta e rigenerazione degli oli minerali usati ha consentito all’Italia – si legge nella nota stampa – “di diventare una realtà di eccellenza a livello internazionale nel settore dell’economia circolare. Lo certificano alcuni numeri: a fronte dell’immesso al consumo nel mercato europeo in media in un anno di oltre 4,3 milioni di tonnellate di olio lubrificante vergine, l’olio usato raccoglibile è di circa 2 milioni e 100 mila tonnellate (pari al 48%) mentre il raccolto arriva a 1 milione e 730 mila tonnellate (pari all’88% del raccoglibile, mentre in Italia è del 99%)”.

In Europa si avviano a rigenerazione solamente 1 milione e 50 mila tonnellate di rifiuto, pari al 60% del raccolto, mentre in Italia questo rapporto arriva a circa il 98-99%. Infine, le basi lubrificanti rigenerate prodotte in Unione europea equivalgono a 600 mila tonnellate, con una resa del 57% a fronte del 65% della nostra filiera.

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