Circular economy

Economia circolare? Passiamo dagli slogan ai fatti. Ecco come

di

L’articolo di Gianni Bessi, consigliere nella regione Emilia-Romagna, autore del saggio “Gas naturale – l’energia di domani”

Il tema ambientale è attualmente quello più sentito dall’opinione pubblica, una tendenza confermata da un recente sondaggio di Swg: oltre l’80 per cento dei cittadini è preoccupato per il cambiamento climatico al di là della propria collocazione politica. Le priorità segnalate sono smaltimento dei rifiuti, riscaldamento globale, plastica e inquinamento delle acque. Per chi si occupa di politica significa una cosa sola: i governi debbono prendere provvedimenti per contrastare un fenomeno che, se non si farà nulla, porterà conseguenze drammatiche per il pianeta. L’aumento della sensibilità ambientale dei cittadini nel resto d’Europa ha prodotto una crescita di partiti e movimenti che hanno fatto dell’ambientalismo la propria bandiera. Non è lo stesso in Italia, dove non esiste un movimento o partito che catalizzi e trasformi questa preoccupazione diffusa in una vera forza d’urto.

Eppure sono proprio le politiche sull’ambiente il nodo su cui ci si dovrà confrontare, attraverso anche un dibattito democratico che non è un lusso ma un’urgenza: si deve uscire dalla contingenza e da un’ottica localistica con una visione che permetta di costruire uno sviluppo economico che valorizzi le risorse ambientali. In questa direzione in realtà esiste già una risposta: l’economia circolare.

La Ellen MacArthur Foundation definisce economia circolare ‘un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola’. In sostanza, in questo modello di sviluppo i materiali biologico vengono reintegrato nella biosfera e quelli tecnici debbono essere riutilizzati senza che entrino nella biosfera. Ora, credo che nessuno possa essere contrario a un modello di sviluppo che produce il minimo indispensabile di rifiuti non riciclabili, il punto è che per arrivarci non basta la buona volontà ambientale dei singoli ma una politica nazionale che si decini in un piano industriale innovativo. Cioè esattamente quello che manca al nostro Paese.

E pensare che proprio l’Italia, che in campo ambientale non sta brillando – farsi un giro per Roma per avere un’idea della nostra sensibilità ecologica – sull’economia circolare partirebbe da una posizione di vantaggio. Il blog del gruppo Adecco, un’agenzia multinazionale di selezione del personale, con sede a Glattbrugg, nel Canton Zurigo in Svizzera, riporta un’informazione che è una sorpresa, anzi una bella sorpresa: l’Italia viene definita la nazione europea con la maggiore propensione a sviluppare l’economia circolare. Perché? ‘L’Italia ha una lunga tradizione manifatturiera, ma è priva di materie prime ed è qui che nasce la propensione verso la circolarità. In Italia, riporta il blog, si utilizzano 256,3 tonnellate di materiali per ogni milione di euro prodotti cosa che per Eurostat pone l’Italia al primo posto per consumo efficiente di materiali dopo la Gran Bretagna, che ne utilizza 223,4 tonnellate per milione di euro e, ma ha un’economia molto meno manifatturiera e più basata sui servizi finanziari.

In sostanza: potenzialmente siamo i migliori in Europa per potere sviluppare l’economia di domani, quella che produce meno rifiuti e incide meno sul riscaldamento globale: perché non compiamo il passo decisivo e diventiamo la nazione più virtuosa in questo campo, il modello da seguire? È una domanda che va girata al governo, anche se dubito che si otterrebbe qualche risposta, nonostante i tanti proclami ecologisti del Movimento 5 Stelle, il quale preferisce occuparsi di finte emergenze ambientali e si disinteressa di quella che sarebbe la vera ‘rivoluzione economica’ del nostro Paese.

Ma è anche un tema che va condiviso con i cittadini. Tutti quanti, al di là delle scelte elettorali, come dimostra il sondaggio di Swg. Insomma, l’economia circolare va sottratta al circo degli slogan, delle dichiarazioni di principio, delle esternazioni dei vari guru di turno e riportata sulla terra, ancorata, perché non voli via, con proposte serie e immediatamente eseguibili. Nella prossima puntata darò il mio contributo a questo processo, con la promessa che continuerò a occuparmene sia come consigliere regionale sia come cittadino.

(1. continua.)

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