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Ecco come Matteo Salvini farà vedere le stelle ai Cinque Stelle

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I Graffi di Damato sullo stato dei rapporti fra Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio e Lega di Matteo Salvini

Il Conte, al maiuscolo, subentrato al conte, al minuscolo, nello storico Palazzo Chigi, dove la Presidenza del Consiglio dei Ministri si trasferì nel 1961 dal Viminale, sarebbe conosciuto solo da un italiano su tre. Lo ha rivelato un sondaggio nazionale della milanese Eumetra commentato sul Giornale da Renato Mannheimer. Che non ne è rimasto peraltro molto colpito considerando che il 63 per cento degli intervistati ha dichiarato di non essere interessato alla politica, o di occuparsene poco.

In queste condizioni non dovrebbe pertanto sorprendere se “solo” il 67 per cento ha risposto correttamente alla domanda su come si chiama l’attuale capo del governo, dividendosi il rimanente 33 per cento fra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il vice presidente leghista del Consiglio Matteo Salvini, il vice presidente grillino Luigi Di Maio ed altri, fra i quali gli ex presidenti Matteo Renzi e, distanziato, il conte Paolo Gentiloni. Che pure sembrava essersi guadagnato una certa popolarità subentrando a Renzi dopo la sconfitta referendaria del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale.

Dei due vice presidenti del Consiglio in carica, le cui teste il vignettista del Corriere della Sera Emilio Giannelli ha disegnato sugli indici, rispettivamente, di destra e di sinistra delle “mani libere” che Giuseppe Conte ostenta imprudentemente ai lettori, Salvini fa la parte del leone col pur modesto 8 per cento e Di Maio quella di un coniglio col 3 per cento. I due insieme sono tuttavia sorpassati da Mattarella col 15 per cento.

I grillini sono consapevoli della visibilità perduta a vantaggio dei leghisti e nascondono con crescenti difficoltà e paura il loro disagio, un po’ cercando, rispettivamente, di vincere le resistenze del ministro dell’Economia ai loro progetti troppo costosi, come il cosiddetto reddito di cittadinanza, e un po’ chiedendosi se Salvini non abbia in testa di rompere il “contratto” di governo già prima delle elezioni europee della primavera dell’anno prossimo per capitalizzare, diciamo così, i guadagni politici già acquisiti.

Ma essi non riescono bene a immaginare, in questo caso, se Salvini vorrà farlo per accelerare le elezioni anticipate o per ristabilire a tutti gli effetti l’alleanza di centrodestra con un Silvio Berlusconi ulteriormente ridimensionato e con maggiori aspiranti, nell’attuale Parlamento, al ruolo dei cosiddetti “responsabili”. Che spostandosi dagli stessi grillini, dal centro e dalla sinistra al centrodestra a trazione leghista consentirebbero la prosecuzione della legislatura.

In ogni caso, sembra di capire che a rompere loro la transitoria e sempre più sofferta alleanza di governo con Salvini i grillini non ci pensino proprio, specie con tutti i guai che hanno anche in sede locale, specie a Roma col processo per falso alla sindaca Virginia Raggi e con la vicenda giudiziaria apertissima esplosa sull’affare dello stadio romanista a Tor di Valle.

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