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Ministre Catalfo e Bonetti, istruzioni per l’uso di pari opportunità

di

bonetti catalfo

Il post di Alessandra Servidori

In queste ore sia la ministra Nunzia Catalfo per il lavoro e politiche sociali sia la ministra Elena Bonetti per le Pari Opportunità e famiglia sono intervenute per rassicurare le donne lavoratrici sull’impiego dei fondi contenuti nel decreto Rilancio (legge 17 luglio 2020, n. 77) per sostenere il lavoro delle donne. Quest’ultimo già in grande difficoltà per una serie conosciuta di discriminazioni ad opera sia delle differenze salariali che dell’impossibilità di rientrare al lavoro dopo la nascita dei figli (maggiormente acuita nel periodo di chiusura pandemica e ratificata dal Rapporto annuale sulle dimissioni volontarie che l’Ispettorato nazionale ha pubblicato) per i noti motivi di inconciliabilità.

Le promesse di Bonetti di queste ore sono relative alla nascita di un Fondo come ammortizzatore sociale per coloro che devono rinunciare al lavoro in presenza di un possibile ritorno della fase pandemica (peraltro già in atto). Però sappiamo che il decreto Rilancio si è limitato a confermare ciò che sia il Cura Italia che il decreto Liquidità avevano previsto: ovvero che genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli fino a 16 anni, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto di astenersi dal lavoro per il periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, senza corresponsione di indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro.

In alternativa al congedo Covid-19, c’è il bonus baby sitter che sale da 600 euro a 1.200 euro, e si estende a servizi educativi territoriali, centri ricreativi e servizi innovativi per la prima infanzia. Anche per maggio e giugno 2020, i permessi 104 aumentano di ulteriori 12 giorni, sommati ai 3 giorni di permesso al mese normalmente previsti dalla legge, diventano 18 giorni.

A riguardo è doveroso ribadire che il Decreto non prevede alcuna proroga oltre giugno per questi permessi. È stato segnalata la richiesta dell’eventualità di usufruirne anche per luglio e agosto. La risposta attualmente è no. Questo perché nel provvedimento convertito in legge è stato confermata all’articolo 73 solo la proroga per i mesi di maggio e giugno 2020. Nulla di più. Dunque suggeriamo alla Ministra di provvedere almeno a intercettare le risorse perché ci sia appunto una estensione dell’accesso ad ammortizzatori sociali in caso di emergenza covid poiché il lavoro familiare sostituisce ampiamente i costi dell’assistenza sociale e dell’istruzione per i minori e anche per le persone disabili, clamorosamente dimenticate nel provvedimento.

E dunque si confronti con la Ministra Catalfo e si metta d’accordo per fare una operazione di spacchettamento di risorse. Per quanto riguarda sempre il decreto rilancio cerchiamo di orientare le risorse del Fondo Nuove competenze, istituito presso l’Anpal, con una capienza di spesa pari a 230 milioni di euro. Fondo che potrà essere usato dalle imprese che, sulla base di contratti collettivi sottoscritti a livello aziendale o territoriale, decideranno di ridurre l’orario di lavoro dei propri dipendenti, impegnandoli durante le ore in “esubero” in percorsi di formazione. Gli oneri relativi alle ore di formazione, compresi quelli contributivi, saranno finanziati dal Fondo, che interviene al fine di consentire la graduale ripresa dell’attività dopo l’emergenza epidemiologica.

Proponiamo che una parte di quel Fondo possa essere usato per appunto istituire risorse come sostegno al reddito per le madri lavoratrici o padri lavoratori che assicurano la cura ai congiunti. Sono politiche attive anche queste poiché consentono di mantenere le competenze che in azienda rischiano di essere perse e poiché sono le parti sociali a giocare un ruolo da protagonisti nell’utilizzo di questi finanziamenti che richiedono la stipula di accordi collettivi da sottoscrivere, entro il 31 dicembre 2020, visto il trend di allarme per una recrudescenza di Covid è indispensabile essere flessibili e coerenti e non solo fare annunci per il sostegno del lavoro familiare e femminile ma essere anche operativi.

La ministra Catalfo di concerto con quello dell’Economia e magari con Bonetti, in accordo con le parti sociali rimetta mano al decreto ridefinisca i requisiti dell’accordo collettivo, il limite massimo delle ore da ridestinare (si ipotizzava 200 ore e si possono spacchettare e dedicare 100 ore alla formazione e 100 ore di sostegno al reddito parentale), le modalità operative di accesso al fondo, i criteri di determinazione del contributo erogato e l’individuazione dei soggetti erogatori degli interventi sia formativi che di sostegno al sostegno al reddito.

Inoltre con la Ministra Catalfo e Bonetti mettiamo mano al differenziale salariale senza resuscitare vecchi sbagli come il Bollino rosa che nel 2007 rappresentò un fallimento totale. Organizzato dal ministero del Lavoro, nell’ambito del programma per l’Anno Europeo per le Pari Opportunità per tutti, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha indetto un Avviso pubblico di manifestazione d’interesse per la partecipazione alla sperimentazione di un sistema di certificazione di qualità delle imprese in materia di pari opportunità di genere nell’ambito del progetto “Bollino Rosa S.O.N.O. Stesse Opportunità Nuove Opportunità”, aperto a tutte le aziende pubbliche e private e finalizzato allo sviluppo di un sistema premiante per le aziende che adottavano politiche di non discriminazione e di valorizzazione delle competenze femminili.

Progetto con discrezionali criteri di selezione e consociativo al massimo per alcune aziende premiate e di cui si sono perse le tracce .Altro esempio di dubbia utilità la corsa di alcuni Istituti privati che hanno anche recentemente “premiato” alcune aziende italiane definendole più amiche delle donne attraverso un “riconoscimento ufficiale” molto molto discrezionale: un altro Bollino Rosa, una certificazione che ufficializza l’impegno nel contrastare gender gap e discriminazioni di genere sul lavoro che ha assegnato l’inedito riconoscimento a nove grandi aziende che si sono distinte in quattro ambiti: retribuzione, carriera, maternità, accesso al lavoro, attraverso la centralità del punto di vista di genere.

In buona sostanza un suggerimento operativo verso le vere politiche di pari opportunità è di usare quei fondi per la formazione di nuove competenza a metà per le politiche di pari opportunità: mentre i fondi per la formazione hanno già dei percorsi di accesso sui Fondi paritetici interprofessionali, fondi regionali Ue (POR) Formatemp per il sostegno al reddito, ci aspettiamo soluzioni anche da sperimentare ma coerenti con la volontà concreta di sostenere soprattutto il reddito delle lavoratrici anche ovviamente con la contrattazione aziendale che è la più proficua.

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