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Covid-19 in Veneto, che cosa succede?

di

borbottii Zaia

Numeri dei contagi, degli ospedalizzati e dei morti per Covid-19 in Veneto e domande che non hanno ancora risposta. Il post di Stefano Biasioli, primario nefrologo in pensione, presidente Fedespev provincia di Vicenza.

Da settimane il buon Luca Zaia, governatore del Veneto, tiene una conferenza quotidiana sull’andamento della pandemia in regione Veneto.

Zaia, alle ore 12,30 di ogni giorno, sforna i dati e alcune tabelle  sull’andamento della virosi, a beneficio dei giornalisti.

Noi dell’Aps-Leonida, come formichine, abbiamo incasellato tanti numerini e abbiamo elaborato grafici quotidiani, mettendoli a disposizione dei nostri pensionati iscritti.

Con rammarico, però, dobbiamo dire che alcune informazioni importanti non sono state date alla stampa, che nemmeno le ha richieste.

Cercheremo di darle noi.

Ad oggi, il contagio veneto per milione di abitanti è stato pari ad un valore medio di 2.667 infettati ogni milione di abitanti, con valori massimi a Verona (3.335) e Padova (3.272) e minimi a Rovigo (1.064).

Perché queste differenze? In attesa che gli “scienziati” rispondano, una qualche idea, forse non peregrina, ce la siamo fatta.

Ancora.

In ospedale sono entrati (finora) circa 2.200 persone infettate, con sintomi gravi. Talmente gravi che, nei giorni iniziali, il 30% di esse (circa) finiva in rianimazione. Il top dei ricoveri  si è avuto il 31 marzo (2.084 pazienti), ma – in quel giorno- “solo” il 16,8% di essi era in terapia intensiva (352).

Da allora, il numero dei ricoverati si è progressivamente ridotto, fino al valore odierno di 1.778. Ma il dato significativo è rappresentato dal valore attuale dei  ricoverati in terapia intensiva, 257, pari al 14,45% del totale. Da ben 17 giorni questa percentuale è in netta riduzione.

Considerazione banale. Dopo la “botta iniziale”, i sanitari veneti sono stati in grado di ripartire in modo ottimale i pazienti, in base alla gravità del quadro clinico. Bravi!

Come ottimale è stato il percorso sanitario veneto articolato in: follow-up domiciliare (18.567 isolati), screening separato (all’entrata dell’ospedale), aree-percorsi Covid e non Covid, ospedali Covid, assistenza adeguata.

Per non parlare dell’uso massiccio dei tamponi (180.700 ad oggi) e della decisione rapida di blindare Vo’ Euganeo, all’origine del fattaccio.

Molti i morti, purtroppo: il 5,99% degli infettati, includendo le persone decedute nelle case di riposo.

Molte risposte devono essere date. E, con calma, le richiederemo.

Qual’è stata la mortalità delle persone in terapia intensiva? Quante comorbidità avevano?

Quali sono state le scelte terapeutiche “ottimali”, pur in assenza di protocolli scientifici autorizzati e validati?

Quanti ricoverati in terapia intensiva hanno effettuato terapia sostitutiva extracorporea, per un quadro di insufficienza multiorgano?

Tutti i guariti saranno monitorati nei mesi a venire e come? Con tamponi o con tests anticorpali?

Quando i veneti “apparentemente sani” potranno verificare con test personali (anche a pagamento) se sono o non sono immuni contro questo maledetto virus cinese?

Sono domande cruciali.

Ma dalle risposte relative dovrà nascere un nuovo piano sanitario veneto, in grado di affrontare non solo le code di questa pandemia, ma anche le prossime pandemie, che ci saranno ancora, se non cambieranno le condizioni igieniche dei mercati cinesi.

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