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Covid-19: domande, risposte e incertezze

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Sars Cov2 italia pandemia

Che cosa si sa e che cosa non si sa su Covid-19 e come affrontare la pandemia dopo l’emergenza. Non solo in Veneto

Luca Zaia, alle ore 12,30 di ogni giorno, sforna i dati e alcune tabelle sull’andamento della virosi, in Veneto, a beneficio dei giornalisti e del “populo bue”  (ex quibus, ego), affamato di notizie.

Noi dell’Aps-Leonida, come formichine, abbiamo incasellati tanti numerini e abbiamo elaborato grafici quotidiani, mettendoli a disposizione dei nostri pensionati iscritti.

Con rammarico, però, dobbiamo dire che alcune informazioni importanti non sono state date alla stampa, che nemmeno le ha richieste.

Cercheremo di darle noi.

Ad oggi, il contagio veneto per milione di abitanti è stato pari ad un valore medio di 3.198 infettati/milione di residenti, con valori massimi a Verona (4.188) e Belluno (4.114) e minimi a Rovigo (1.302).

Perché queste differenze? In attesa che gli “scienziati” rispondano, una qualche idea, forse non peregrina, ce la siamo fatta.

Ancora.

In assoluto gli infettati sono stati in totale, fino ad ora, circa 19.000 persone, ma in ospedale sono arrivate circa  6.475 persone (il 34,7%), con sintomi gravi.

Talmente gravi che, nei giorni iniziali, il 30% di esse finiva in rianimazione. Il top dei ricoveri si è avuto il 31 marzo (2.084 pazienti), ma – in quel giorno- “solo” il 16,8% di essi era in terapia intensiva (352).

Da allora, il numero dei ricoverati si è progressivamente ridotto, fino al valore odierno di 1.448. Ma il dato significativo è rappresentato dal numero attuale dei Covid presenti in terapia intensiva. Sono   184, pari al 12,86% dei ricoverati.

Da ben 18 giorni questa percentuale è in netta riduzione. Infatti, dal 15 marzo ad oggi,  la % media  di ricoverati in T.I. è pari al 17,2% del totale ospedalizzato.

Altri numeri: la mortalità complessiva (su un valore massimo di 19.000 infettati, circa) è del 6,05%; i guariti rappresentano il 45,57% del totale.

Ovviamente, sui ricoverati, le % sono diverse: 14,17% di decessi; 63,45% di guariti.

Nota bene: Tutto è relativo, anche i numeri che abbiamo tratto da quelli ufficiali (protezione civile e regione). Poiché siamo in Italia questi numeri sono “soggettivi” e confutabili. Come quello relativo alle morti, che sembrano sottostimate di almeno 150 unità. Il futuro ci dirà la verità.

CONSIDERAZIONI PARZIALI ( LA PANDEMIA NON E’ VINTA)

Dopo la “botta iniziale”, Zaia e la sua squadra hanno adottato una strategia che ha funzionato.

Ottima la strategia ma anche ottima la risposta dei medici e dei sanitari veneti, supportati dai volontari veneti. I sanitari veneti sono stati in grado di ripartire in modo ottimale i pazienti, in base alla gravità del quadro clinico. Bravi.

Altrettanto  ottimale è stato il percorso sanitario veneto articolato in: follow-up domiciliare (un massimo di 9.600 isolati), screening separato (all’entrata dell’ospedale), aree- percorsi Covid e non Covid, ospedali Covid, assistenza adeguata, anche domiciliare.

Per non parlare dell’uso massiccio dei Tamponi ( 256.286 ad oggi) e della decisione rapida di blindare Vo’ Euganeo, all’origine del fattaccio.

Molti i morti, purtroppo: il 6,05% degli infettati, includendo le persone decedute nelle case di riposo.

Molte risposte dovranno essere dare. E, con calma, le richiederemo.

Quale è stata la mortalità delle persone in terapia intensiva? Quante comorbidità avevano?

Quali sono state le scelte terapeutiche “ottimali”, pur in assenza di protocolli scientifici autorizzati e validati?

Quanti ricoverati in terapia intensiva hanno effettuato terapia sostitutiva extracorporea, per un quadro di insufficienza multiorgano?

Tutti i guariti saranno monitorati nei mesi a venire e come? Con tamponi o con test anticorpali?

A proposito degli anticorpi. Gli studi in corso ci diranno qual è può essere stato il livello “adeguato” di risposta anticorpale e quanto la presenza di anticorpi protegga da una eventuale recidiva? Quali sono i linfociti coinvolti: solo quelli B o anche quelli T ?

Quando i veneti “apparentemente sani” potranno verificare con test personali (anche a pagamento) se sono o non sono immuni contro questo maledetto virus cinese?

Quanto incidono, non solo le comorbidità (ipertensione, malattie cardiovascolari, obesità, diabete…) ma anche la componente genetica (le donne si infettano tre volte meno dei maschi), l’età e l’ambiente. Perche’ Rovigo ha una incidenza di morbilità pari al 40,7% della media veneta e pari al 31% di quella di Verona e del 34% di quella di Padova? Città che distano da Rovigo 80 e 50 Km, non centinaia.

E’ un problema di densità abitativa, di densità di fabbriche, di PM10, di ventilazione o è anche un problema genetico? Si pensi alla Thalassiemia beta e alla facilità dei piccoli globuli rossi di scorrere nel microcircolo, mantenendo intatto il loro potenziale anti radicali liberi. Una ipotesi, come tante.

Sono domande cruciali.

Infatti da queste risposte dovrà nascere una risposta al virus diversa da quella odierna: autoisolamento, mascherine, tamponi a go-go.

Non solo, ma da queste risposte (almeno da alcune)  dovrà nascere un nuovo piano sanitario veneto, in grado di affrontare non solo le code di questa pandemia, ma anche le prossime pandemie, che ci saranno ancora, se non cambieranno le condizioni igieniche dei mercati cinesi e se qualcuno non vorrà lucrare con l’esplosione delle vaccinazioni anti COVID-19 e con l’assedio generale alla diagnostica anti-COVID, che sarà certamente a pagamento…

Gia’…arrivati che siano, i vaccini saranno gratis per tutti o obbligatori per tutti e a pagamento?

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