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Come la pandemia Covid ha acuito il consumo della droga

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covid droga

Il post di Alessandra Servidori

 

Al Senato è andata come è andata. Sono convinta che questo Governo/maggioranza raccogliticcia non saprà far fronte alle molteplici emergenze sanitarie e sociali che sono esplose. Anche perché di scuola e giovani non ne ha affatto parlato Conte nelle sue esposizioni e pseudo programmazioni e i giovani sono senz’altro la spina nel nostro cuore lasciati spesso alla solitudine dei loro drammi anche sociali.

Non è arrivata ancora la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia del 2020 su dati 2019. Abbiamo solo quella precedente su dati 2018. Dunque un vuoto preoccupante mentre il procuratore Amato ha definito il dramma della droga in grande ascesa.

Nella gravissima emergenza sanitaria che il nostro Paese sta vivendo da febbraio 2020, le regole sul “rimanere in casa” impostate dalle autorità hanno determinato un sensibile calo dello spaccio degli stupefacenti su strada ma è esploso uno scenario che era solo una ipotesi e ora è drammaticamente una realtà. I consumatori di sostanze d’abuso si stanno rivolgendo al mercato illecito presente nel “dark web” (web sommerso, generalmente con contenuti illegali, che si raggiunge attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi), per procurarsi droghe classiche come la cocaina, l’hashish o l’eroina.

Il mercato delle nuove sostanze psicoattive, nato sui internet, rimane ad appannaggio di tali ambiti, che ancora commercializzano queste sostanze grazie al camouflage in profumatori ambientali, sali da bagno, semi da collezione, prodotti fitosanitari, ecc. Lo scenario, suffragato dai dati provenienti dalle forze dell’ordine che è sempre molto aggiornato, conferma che l’allarme per l’epidemia da Covid-19 abbia facilitato la crescita della domanda di droga attraverso il web o gli applicativi informatici.

Inoltre è plausibile che, in un periodo di confinamento domiciliare, i consumatori abituali di sostanze d’abuso, probabilmente, non vadano più alla ricerca di sostanze psicoattive per favorire la socializzazione in ambienti ricreazionali (discoteche, pub, bar, locali di divertimento, ecc), ma di prodotti da consumare in solitudine. Oltre a chi assume tranquillanti già disponibili in casa, la preoccupazione degli operatori che lavorano nel campo delle dipendenze è rivolta a quel segmento di persone che fa uso di narcotici, come gli oppiacei (per esempio l’eroina), i nuovi oppioidi sintetici o le nuove benzodiazepine. Parliamo di sostanze il cui mercato illecito ha avuto una grande crescita proprio nel 2019, secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona (Emcdda, European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction).

Nell’ultima relazione dell’Osservatorio emergono, infatti, cambiamenti significativi del fenomeno e nel consumo di droga. Le nuove benzodiazepine (disponibili nello spaccio di strada) servono per placare l’astinenza da oppiacei. Sono più efficaci ma anche più tossiche vendute come prodotti farmaceutici che hanno anche bisogno di una ricetta medica non ripetibile. Interessanti i resoconti del National Institute on Drug Abuse (Nida), centro di riferimento statunitense per le ricerche di base e cliniche sull’uso di droghe, che ha affrontato il problema Covid-19, pubblicando sul proprio sito un focus sulle possibili implicazioni.

Il nostro sistema sanitario sta cercando di affrontare la pandemia da Covid-19 con enormi sforzi insieme ai Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) per l’accesso alle strutture e l’eventuale somministrazione del metadone ai pazienti in cura. Ma è in costante aumento l’uso di droghe tra gli adolescenti, e i servizi pubblici e le comunità terapeutiche non riescono ad intercettare questo bisogno inespresso, e sempre più sommerso, delle dipendenze giovanili.

I costi delle droghe sono sempre più bassi dall’inizio dell’epidemia Covid e dall’approvvigionamento dei siti web tante nuove sostanze illegali hanno affiancato le tradizionali, ma i servizi territoriali sono rimasti gli stessi con pochi fondi per la prevenzione, una legge che risale al 90 e poi modificata nel lontano 95 e senza strumenti adeguati per aiutare questi ragazzi visto che il sistema è basato ed è rimasto “ingessato” sulla figura dell’eroinomane.

Già la Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani ferma anche lei ai dati ufficiali relativi al 2018, segnalava 880mila ragazzi che hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze illegali, pari ad 1 ragazzo su 3 tra quelli che vanno a scuola tra i 15 ed i 19 anni e gli operatori sul campo spiegano che il fenomeno è in continuo aumento e l’età si è abbassata sempre più arrivando a coinvolgere quelli che sono in realtà poco più che dei bambini ed hanno tra gli 11 e i 14 anni.

I servizi pubblici attualmente esistenti hanno carenze importanti ed enorme difficoltà perché sono pochissimi i giovani che vanno nei centri spontaneamente. Su 300mila persone (dati 2018) che si rivolgono ai servizi pubblici per dipendenze legate al consumo di sostanze stupefacenti, meno del 10% ha un’età inferiore ai 25 anni. Dunque la fascia degli adolescenti è rimasta schiacciata tra i piccoli e gli adulti e soggiogata anche dalle sostanze legali: alcool, analgesici oppiacei, benzodiazepine ed altri psicofarmaci che vengono assunti in mix. E proprio il cosiddetto policonsumo è il comportamento maggiormente a rischio per gli adolescenti.

L’unico modo, è agire sul territorio e costruire delle relazioni, soprattutto vanno ripensati i servizi classici in base a queste nuove tendenze giovanili, vanno anche attivati dei percorsi di prevenzione strutturati specifici per minori con dipendenze visto che ne esistono pochi in Italia e sono quasi assenti in alcune regioni come Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Calabria e Puglia nonostante i numeri siano raddoppiati.

Segnaliamo anche un quasi azzeramento delle risorse economiche per la prevenzione da quando il fondo nazionale antidroga è confluito nel fondo delle politiche sociali nazionali. Il Covid ha inoltre creato ulteriori problemi nei servizi residenziali per minori perché, come nelle Rsa per anziani, sono stati ridotti gli incontri con le famiglie d’origine e perché i più giovani faticano a capire di dover rispettare le regole imposte dall’epidemia; sono così aumentati gli abbandoni volontari e riaccettarli è diventato più complicato per via del rispetto della quarantena.

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