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Come il decreto Sostegni tampona Navigator e Anpal

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Dpcm

Navigator: art. 17 Decreto sostegni. Soluzione tampone come non lo è stato nel lontano 1981 ed ancora oggi per i lavoratori socialmente utili. Il post di Alessandra Servidori

 

Proroga al 31 dicembre 2021 ai 2670 assunti da Anpal per 17 mesi in scadenza ad aprile, ai cd navigator e titolo di preferenza per concorsi. Insomma i nuovi “lavoratori socialmente utili”, sono di nuovo i sicuri beneficiari di un “corposo reddito di cittadinanza” quando già avrebbero dovuto “aiutare a orientarsi nel mercato del lavoro” servendosi anche di Big Data, algoritmi e app, certo mai giunte a destinazione ma neanche il loro effettivo ruolo operativo è mai stato verificato.

I navigator/consulenti hanno un’età media di 35 anni, il 54 per cento sono donne, circa il 10 per cento ha anche un’attività da lavoratore autonomo, e sono tutti laureati con un voto medio di 107. Il loro contratto prevede una retribuzione di 27mila euro lordi all’anno, circa 1.400 euro al mese, più trecento euro di rimborso spese. Hanno in dotazione un iPad e un personal computer. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, 308 navigator hanno cambiato lavoro, quindi al momento sono 2.670 i consulenti prorogati nei Centri per l’impiego.

L’investimento totale dello stato è di circa 180 milioni di euro e un fallimento totale di queste politiche attive per il lavoro dei “facilitatori”, assunti per lavorare nei Centri per l’impiego con il compito di aiutare i beneficiari del reddito di cittadinanza a trovare un lavoro.

La notizia di un’indagine della Corte dei Conti sulle spese pazze di Mimmo Parisi non può stupire nessuno. Denuncio da anni le spese pazze del Presidente Anpal, che per di più si è dimostrato incapace di qualsiasi sviluppo serio delle politiche attive del lavoro. Con questa crisi non possiamo permetterci un ente strategico azzoppato da vicende giudiziarie e da un Presidente con un piede in Mississippi. Parisi ha perorato il rinnovo di un anno dei contratti dei navigator quando non è ancora riuscito a stabilizzare i 654 precari Anpal come gli è stato esplicitamente chiesto dalla legge e dal Parlamento.

Tutto questo senza essere ancora riuscito a spiegare, audizione dopo audizione al parlamento, cosa stanno facendo esattamente i navigator e senza aver mai chiarito fino in fondo la questione della sua incompatibilità e dei suoi rimborsi spese. Ha arrogantemente persino affermato che ‘non ha una risposta precisa su come può essere migliorata l’efficienza dell’Anpal’. Abbiamo ormai superato da tempo il limite del ridicolo. Questo esercito di consulenti statali, se non riformano immediatamente Anpal, saranno l’ennesimo fallimento delle politiche per l’occupazione.

La vicenda si ricollega anche ad un’altra scelta del DPCM del 28 dicembre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che reca il riparto delle risorse destinate ad incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, dei lavoratori socialmente utili (Lsu) anche per il 2021di cui il bel Paese ha una pesante dote di circa 15.000 tra lavoratori e lavoratrici.

I lavori socialmente utili hanno preso avvio per mezzo della legge 390/1981 (all’inizio erano 50 mila i lavoratori coinvolti) e si fondano sull’esercizio di attività socialmente utili (ASU). Essi hanno come fine la realizzazione di opere o la fornitura di servizi che risultano di pubblica utilità. Tali attività, nella generalità dei casi, interessano particolari categorie di soggetti che possono rientrare nella rosa dei lavoratori socialmente utili, e chi è senza lavoro può ricevere un assegno mensile di 595,93 euro per svolgere queste occupazioni.

Le categorie di cittadini che possono accedere ai lavori socialmente utili sono: i lavoratori in cerca della prima occupazione; gli iscritti alle liste di mobilità che non percepiscono alcuna indennità; i disoccupati che risultano iscritti alle liste di collocamento da oltre 2 anni; i lavoratori che percepiscono alcuni specifici trattamenti previdenziali come la CIGS, la disoccupazione o simili. Da questo elenco si intuisce facilmente che tale forma di ammortizzatore sociale si rivolge in particolare a coloro che versano in una condizione di svantaggio lavorativo.

L’INPS distingue sostanzialmente due tipologie di lavori socialmente utili: quelli transitori, gestiti dal Fondo Sociale per l’Occupazione e Formazione (FSOF); e gli Lsu autofinanziati, ossia a carico degli Enti utilizzatori come il Comune, le Regioni, gli Enti Pubblici o simili. In base agli importi del nuovo anno, stabiliti nella legge di bilancio storicamente in 50 milioni, si fissa quindi un assegno mensile per i servizi alla persona; la salvaguardia dell’ambiente con la tutela del territorio e la valorizzazione del patrimonio culturale.

I lavori socialmente utili prevedono un impegno settimanale di 20 ore con un numero massimo di ore 8 giornaliere. Nel caso in cui l’impegno risulti superiore, a questi lavoratori spetta un assegno integrativo che è a carico dell’utilizzatore. Durante il periodo di impiego in tali attività, al lavoratore si riconosce l’accredito della contribuzione figurativa ai soli fini del riconoscimento al diritto alla pensione.

In buona sostanza un ammortizzatore sociale di cui non abbiamo compiuta conoscenza poiché strutturato a livello locale come una sorta di cassa integrazione per esuberi ricorrenti sia di amministrazioni che enti pubblici. L’istituto dei Lsu è stato negli anni e in certi casi in grado di intervenire per la tutela economica dei disoccupati di lunga durata e la soddisfazione di bisogni collettivi non altrimenti coperti.

Difficilmente l’Italia, una volta superato lo shock del “riassorbimento” dei Lsu, potrà evitare, soprattutto nell’ambito della tanto auspicata logica del workfare, di varare misure di impiego dei disoccupati in attività “non di mercato”. Rimane infatti ancora un tasso di disoccupazione altissimo in cui sono largamente rappresentati i disoccupati di lunga durata, ovvero soggetti che, si deve presumere, non riescono a trovare spazio nelle altre misure per l’inserimento al lavoro, anche di natura incentivata, o rispetto ai quali esse non si dimostrano efficaci.

L’esperienza suggerirebbe, anzi, l’opportunità di “ingegnerizzare” tali provvedimenti (come gli Lsu e i navigator) realizzando una volta per tutte una riforma delle politiche attive perché eventuali contingenze ed emergenze, spingono ancora una volte ad assumere norme di tamponamento le quali, come abbiamo constatato, si cristallizzano poi in situazioni – vere e proprie emergenze sociali, per meglio dire – difficilmente modificabili in corso d’opera.

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