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Eolico, con il nuovo sistema di incentivi risparmi per due miliardi di euro

Eolico in Italia dopo il 2015, uno studio di Elemens dimostra come con il nuovo sistema di incentivazione con le aste al ribasso porterà un cospicuo risparmio sulla bolletta degli italiani

di Simone Togni*. Con il Decreto che disciplina le rinnovabili diverse dal fotovoltaico (DM 6 luglio 2012) sono state introdotte le Aste al ribasso per l’aggiudicazione degli incentivi nel caso di interventi di nuova costruzione, integrale ricostruzione, riattivazione o potenziamento con potenza superiore a un determinato valore di soglia, pari a 5 MW per gli impianti eolici. Si è concluso da poco il primo triennio nel quale è stato messo alla prova il nuovo meccanismo di aggiudicazione degli incentivi e tale prima fase ha evidenziato alcune criticità. Gli operatori sono quindi in attesa dell’approvazione del previsto provvedimento Ministeriale che disciplini l’adozione dei nuovi meccanismi per il restante periodo 2016-2020, definisca contingenti annuali e le relative procedure di selezione dei progetti. 

eolico
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L’adozione dei nuovi contingenti per l’eolico risulta oltremodo opportuna in quanto i benefici connessi alla realizzazione dei nuovi impianti (riduzione del prezzo elettrico, gettito fiscale, benefici territoriali) risultano significativamente superiori rispetto ai costi di incentivazione previsti. Sono infatti previsti risparmi per 2 miliardi di Euro nei prossimi 6 anni sulla bolletta elettrica grazie alle nuove aste per l’eolico. A dirlo è lo studio sui “Costi e benefici”, elaborato da eLeMeNS, che mette in luce gli effetti dell’incentivazione dell’eolico sul sistema italiano. Le nuove aste, a partire proprio dall’anno 2015, costerebbero al sistema solo una percentuale degli incentivi che vanno a terminare per fine vita incentivata e pertanto si avrebbe contemporaneamente una crescita del settore e una riduzione dei costi in bolletta. Nello studio si è infatti stimato che l’effetto sull’andamento dei costi di ipotetiche 5 nuove aste per l’incentivazione complessiva di 2.500 MW eolici nel periodo 2015-2019 (contingenti annuali di 500 MW, aste 2015-2016-2017 con base d’asta pari a 115 €/MWh, aste 2018-2019 con base d’asta pari a 110 €/MWh,), vedrebbe comunque una diminuzione del costo degli incentivi.

Ipotizzando uno scenario low, sostanzialmente in linea con quanto avvenuto nel passato, i maggiori costi sarebbero assai inferiori rispetto al risparmio dovuto ai CV uscenti, coprendo una misura compresa tra il 6% e il 21% del risparmio ottenuto con la fine degli incentivi dei  “primi CV” Pertanto, nell’anno di maggior costo (il 2022), la spesa aggiuntiva sarebbe pari a un massimo di 83 milioni di euro contro i 391 milioni di minor costo liberati dagli impianti in phasing out.

Recentemente l’ANEV ha pubblicato i dati sull’installato eolico del 2014, che hanno mostrato un crollo drastico del settore, con conseguenze drammatiche sull’occupazione e sullo sviluppo e ed è per questo che chiediamo l’urgente emanazione del provvedimento, come previsto dal DM 6 Luglio 2012, per la disciplina dei nuovi incentivi post 2014. Inoltre, tale declino è ingiustificabile se paragonato ai risultati dello studio eLeMeNS, che mostrano chiaramente come con un impegno minino il settore potrebbe dare al Paese una spinta significativa per uscire dalla crisi. È necessario quindi che il Governo tenga conto di questi risultati se vuole favorire il consolidamento di un’industria matura come quella eolica, creare nuovi posti di lavoro e prestare fede agli impegni presi in sede comunitaria in tema di clima e ambiente.

Lo studio completo è presente al seguente link http://www.anev.org/?page_id=313

* Simone Togni è presidente di Anev, associazione nazionale energia del vento

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