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Caldo. Quando per risparmiare basta togliersi la cravatta

di

aria condizionata

Il gran caldo ed il massiccio utilizzo dei condizionatori d’aria hanno già causato disagi e black out. Spesso però, per rinfrescarsi e risparmiare, è sufficiente togliersi la cravatta (e la giacca)

Il risparmio dell’energia elettrica e il controllo delle emissioni di CO2 è una priorità dalla quale non è possibile sottrarsi, da tempo ormai il tema è entrato prepotentemente non solo nelle politiche pubbliche ma anche nell’agenda aziendale di diverse società. Eni è stata in Italia la prima a portare avanti campagne per un uso virtuoso dell’aria condizionata all’interno delle proprie strutture, lanciando nove anni fa la campagna “Eni si toglie la cravatta”, un’iniziativa presto presa a modello da altre società come Geox, Marinella, Benetton e realtà istituzionali come il Ministero dell’Ambiente.

Operando in contesti vulnerabili quella della salvaguardia dell’ambiente e l’efficientamento energetico è una priorità di Eni. Occorre ora chiedersi quali siano i comportamenti virtuosi da adottare per raggiungere gli obiettivi. L’iniziativa “Eni si toglie la cravatta” suggerisce come scegliendo un abbigliamento casual, abbandonando giacche e cravatte, optando per tessuti traspiranti, possa essere ridotta la potenza dei climatizzatori. Sono spesso i semplici accorgimenti adottati a casa e in ufficio quelli che permettono di rispettare l’ambiente e contendo semplicemente i consumi, così da giugno a settembre negli edifici Eni, come da tradizione, la temperatura degli ambienti verrà aumentata di 1°.

Un’oculata politica di risparmio energetico ha permesso ad Eni di ridurre nel corso degli anni le emissioni di CO2: a fronte di un consumo di 436000 kw/h del 2012 e l’emissione di 177 tonnellate di CO2 del 2012, è stato possibile ridurre nello scorso anno i consumi sino a 361000 kw/h permettendo il contenimento delle emissioni a 147 tonnellate.

L’esempio giapponese per il contenimento dei consumi energetici:

Varando il programma “Cool Biz” è stato il Giappone il primo nel mondo a mettere in discussione il dress-code in nome dell’efficienza e della comodità, diventando un modello di riferimento per tutti. Nell’estate 2005 il governo giapponese dell’allora premier Junichiro Koizumi su proposta del ministro Yuriko Koike varava il piano “Cool Biz”. Lo sfondo era quello degli accordi raggiunti dal protocollo di Kyoto e il programma Team Minus 6%, con quale il governo intendeva ridurre le emissioni del 6%. “Cool Biz” nasceva su queste basi, alle quali aggiungeva l’intento di dare un taglio al consumo energia elettrica contollando l’utilizzo dell’aria condizionata.

Il governo nipponico invitava così i dipendenti pubblici ad utilizzare durante i mesi estivi un abbigliamento più comodo durante gli orari di ufficio. Il settore pubblico giapponese è stato investito da una rivoluzione del dress-code: i dipendenti sono stati esonerati all’utilizzo di giacche e ammessa la possibilità di indossare camicie a maniche corte. L’invito riguarda anche la scelta di tessuti traspiranti come filati di cotone e lino, preferibilmente di colore chiaro, permettendo così un uso più oculato dei condizionatori.

Nell’inverno dello stesso anno il governo lancerà l’iniziativa “Warm Biz”. Nel programma l’invito ai dipendenti pubblici a indossare indumenti come gilet e maglie, consentendo l’efficientamento energetico e il mantenimento di una temperatura non superiorie ai 20° C. Secondo una ricerca Economic Research Centre of Dai-ichi Life, “Cool Biz” e “Warm Biz” hanno contribuito al PIL giapponese per circa 100 miliardi di yen di 2005 e 190 miliardi di yen di 2.007.

L’iniziativa “Cool Biz” darà anche il via a nuove mode e tendenze, premier e ministri si faranno riprendere in occasioni pubbliche seguendo il nuovo dress-code, così come numerosi lavoratori giapponesi sceglieranno di rompere con l’etichetta. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di diversi paesi, espandendosi nell’estate dell’anno successivo ad altri paesi asiatici come Hong Kong, Cina, Corea del Sud e in Gran Bretagna.

Il piano “Cool Biz” vedrà un nuovo giro di vite inseguito ai tragici fatti di Fukishima, come risposta all’emergenza energetica. Nel 2011 il premier Shinzō Abe lancerà la campagna “Super Cool Biz”. Al centro del nuovo piano l’invito ai lavoratori di abbandonare del dress code black e lo spegnimento di computer e luci quando non sono utilizzati. Nelle raccomandazioni del governo sarà inoltre incluso il posizionamento del termostato sui 28°.

Il programma “Cool Un” delle Nazioni Uniti

Il 30 del luglio 2008 al fine di ridurre il consumo energetico e il carbon foodprint della sede della Nazioni Unite di New York anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon lancia l’iniziativa “Cool UN”. L’iniziativa prevedeva un più oculato utilizzo dei climatizzatori, portando nell’edificio dove ha sede la segreteria la temperatura da 22,2 ° C a 25 ° C e da 21,1 ° C a 23,9 ° C nelle sale. Nei mesi invernali, veniva invece prevista una riduzione del 5 ° C . Nel provvedimento era incluso anche lo spegnimento durante i fine settimana del sistema di riscaldamento, ventilazione e condizionamento e l’invito ai dipendenti ad adottare di un abbigliamento casual, abbandonando cravatte e giacche.

Le “pillole energetiche” di Eni

Al fine di sensibilizzare sul tema del risparmio, il colosso energetico italiano diffonde una serie di consigli utili da applicare nella vita di tutti i giorni attraverso le “pillole energetiche”. I nostri comportamenti, spesso legati a consuetudine e ad abitudini irrazionali, se presi nella loro totalità, hanno un impatto devastante sulle nostre economie, ecco il primo consiglio di Eni per evitarlo: « Risparmia energia e tutela l’ambiente sfruttando gli scambi di calore.

Dopo una sosta al sole, apri i finestrini o il tettuccio dell’auto prima di accendere il climatizzatore, usa l’energia disponibile nell’ambiente e risparmia quella del motore.»

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