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Intesa Sanpaolo, come i conti record rafforzano l’Opas su Mps

Semestre da primato per Intesa Sanpaolo, che migliora la guidance oltre i 10 miliardi di utile. Dai risultati al piano industriale fino all'offerta sul Monte dei Paschi, ecco come il gruppo prova a convincere gli azionisti senesi

Intesa Sanpaolo alza l’asticella. Semestre record, guidance in rialzo e un messaggio agli azionisti del Monte dei Paschi: l’offerta da oltre 30 miliardi lanciata dalla prima banca italiana non è soltanto un’operazione di consolidamento, ma il tassello di un progetto che, nelle intenzioni di Carlo Messina, punta a creare il principale gruppo bancario europeo per redditività e remunerazione degli azionisti.

IL MIGLIOR SEMESTRE DELLA STORIA

Il primo semestre si chiude con un utile netto di 5,554 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il secondo trimestre segna a sua volta il miglior risultato trimestrale di sempre con 2,793 miliardi. Numeri che consentono al gruppo di migliorare la guidance per l’intero 2026, portando l’obiettivo di utile netto a oltre 10 miliardi di euro. Messina parla senza mezzi termini dei “migliori sei mesi della nostra storia”, resi possibili anche dal “miglior trimestre di sempre”, con “livelli record di ricavi, commissioni e attività assicurativa” che confermano “la forza del nostro modello di business e la leadership tecnologica del gruppo”.

I RICAVI CAMBIANO PELLE

A colpire è soprattutto la qualità del semestre: la crescita non arriva soltanto dal margine d’interesse, inevitabilmente destinato a risentire della discesa dei tassi, ma soprattutto dalla capacità della banca di aumentare commissioni, attività assicurativa e ricavi da gestione del risparmio, confermando la strategia di diversificazione dei ricavi perseguita da Messina, fondata sulla crescita del risparmio gestito, delle assicurazioni e della consulenza finanziaria. A fare la differenza contribuisce anche la disciplina sui costi, scesi dello 0,7%, che ha portato il cost/income ratio al minimo storico del 35,9%, tra i migliori in Europa. Anche il costo del rischio resta ai minimi, a 20 punti base, mentre i crediti deteriorati continuano a ridursi fino a uno stock di sofferenze ormai vicino allo zero. Nel semestre il gruppo ha inoltre erogato circa 44 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine a famiglie e imprese, mentre le attività finanziarie della clientela hanno superato i 1.500 miliardi di euro.

La fotografia del conto economico conferma questa strategia. I proventi operativi netti salgono del 5,3% a 14,5 miliardi di euro, sostenuti dall’aumento delle commissioni nette (+4,9%), dell’attività assicurativa (+5,5%) e anche dai maggiori ricavi delle attività finanziarie della banca, mentre il risultato della gestione operativa cresce del 9,1% e quello corrente lordo dell’8,5%. Sul fronte patrimoniale il Cet1 ratio si attesta al 13,1%, destinato a salire oltre il 13,8% considerando il beneficio derivante dall’assorbimento delle imposte differite attive. Il ritorno sul patrimonio tangibile (Rote) raggiunge il 25%, mentre il Roe sale al 20%, confermando livelli di redditività tra i più elevati del settore bancario europeo.

LA PROMESSA AGLI AZIONISTI

Messina insiste anche sulla capacità della banca di continuare a remunerare gli azionisti. Intesa Sanpaolo si conferma “tra le banche europee con i più elevati livelli di remunerazione per gli azionisti”, afferma il ceo, ricordando che nel 2026 il gruppo prevede di distribuire circa 9,4 miliardi di euro tra dividendi e buyback. Nel solo primo semestre sono già stati maturati 5,3 miliardi destinati alla distribuzione, di cui 4,2 miliardi sotto forma di dividendi cash, mentre il buyback da 2,3 miliardi è già stato avviato.

IL NUOVO PIANO INDUSTRIALE

Dietro questi risultati c’è anche l’avanzamento del nuovo Piano d’impresa 2026-2029, che secondo la banca procede “a pieno ritmo”. L’obiettivo è aumentare il peso delle commissioni e dei ricavi assicurativi rispetto al margine d’interesse, così da rendere la redditività meno dipendente dall’andamento dei tassi. Per farlo Intesa punta ad aumentare ulteriormente i ricavi facendo leva sul rafforzamento del private banking, delle fabbriche prodotto proprietarie nell’asset management e nelle assicurazioni, sul credito al consumo e sull’espansione internazionale. Sul fronte dei costi prosegue invece il programma di investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale, accompagnato dal ricambio generazionale e dall’insourcing di attività strategiche. Secondo quanto si legge nella presentazione agli analisti, tutte le iniziative previste dal piano sono già state avviate.

L’OPAS SU MPS COME TASSELLO DELLA STRATEGIA

È però parlando dell’Opas su Monte dei Paschi che Messina lega i risultati del semestre alla strategia futura del gruppo. “A giugno abbiamo presentato al mercato e agli azionisti del Monte dei Paschi di Siena un’offerta che dà loro la possibilità di unirsi a una banca che opera, con una prospettiva sostenibile nel tempo, al servizio degli azionisti, delle famiglie e delle imprese di ogni dimensione, dei territori e delle comunità”. L’obiettivo, aggiunge, è creare “un gruppo ancora più solido e profittevole” capace di “mantenere un forte radicamento nell’economia, nella società e nelle capacità di sviluppo del nostro Paese”.

LA REPLICA INDIRETTA A LOVAGLIO

Il richiamo ai territori non appare casuale. Arriva mentre i vertici di Mps continuano a difendere il progetto alternativo con Banco Bpm, sostenendo che quella soluzione consentirebbe di preservare l’integrità della banca, a differenza dell’operazione proposta da Intesa, che prevede la cessione di circa 635 filiali. L’insistenza di Messina sul radicamento locale sembra quindi rispondere proprio a uno dei principali argomenti utilizzati da Luigi Lovaglio per giustificare la ricerca di un’alternativa all’Opas.

L’OBIETTIVO: 16 MILIARDI DI UTILE

Messina, però, guarda già oltre. Secondo il piano presentato dal gruppo, l’integrazione di Intesa Sanpaolo, della componente di Mps destinata a entrare nel nuovo gruppo e di Mediobanca consentirebbe di raggiungere entro il 2029 i 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela, “con un utile netto superiore a 16 miliardi e una distribuzione complessiva agli azionisti stimata in 61 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029”. Il dividendo per azione, assicura il banchiere, è previsto in crescita già a partire dal 2026.

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