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Zuckerberg manda frecciatine a OpenAi e Anthropic, mentre difende l’Ia cinese

Mark Zuckerberg di Meta ha criticato l'idea di vietare l'intelligenza artificiale cinese. Ha difeso i modelli open source e ha accusato i "laboratori di frontiera" (cioè Anthropic e OpenAi) di voler concentrare il potere tecnologico nelle loro mani.

Mark Zuckerberg, l’amministratore delegato di Meta Platforms (la società tecnologica che possiede Facebook, Instagram, WhatsApp e non solo), pensa che gli Stati Uniti non dovrebbero bloccare i modelli cinesi di intelligenza artificiale, come è nei piani del governo. A suo dire, non si tratterebbe di una “soluzione efficace” perché potrebbe avere l’effetto indesiderato di indebolire la competitività delle aziende americane.

IL GOVERNO AMERICANO CONTRO MOONSHOT AI

Il governo degli Stati Uniti, infatti, ha recentemente accusato l’azienda cinese Moonshot Ai di aver utilizzato illegalmente Fable, cioè il modello linguistico più avanzato della società americana Anthropic, per la creazione del suo Kimi K3. Non solo: Moonshot Ai sarebbe anche entrata in possesso di microchip avanzati di Nvidia – l’azienda che domina il mercato mondiale dei processori per l’intelligenza artificiale -, violando i controlli commerciali.

Michael Kratsios, consigliere scientifico e tecnologico del presidente Donald Trump, ha dichiarato che “una distillazione industriale su larga scala e segreta, volta a sottrarre tecnologia proprietaria statunitense e a minare la ricerca americana, è inaccettabile”. Con distillazione – semplificando molto – si intende un processo di estrazione massiccia di dati da un modello di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di utilizzarli per sviluppare a costi inferiori un sistema dalle prestazioni grossomodo paragonabili.

Il segretario del Tesoro ha detto di stare valutando l’inserimento di Moonshot Ai in una sorta di “lista nera” di entità soggette a restrizioni commerciali e di imporre sanzioni.

LA VISIONE DI ZUCKERBERG SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Zuckerberg, invece, è contrario alla messa al bando dell’intelligenza artificiale. Al Financial Times ha detto di pensare che le società americane dovrebbero piuttosto mettersi al lavoro per identificare “sistematicamente” i colli di bottiglia e gli ostacoli che frenano i loro modelli, in modo da rafforzarne la competitività.

Il capo di Meta ha detto anche di volere una “intelligenza artificiale per tutti” e di essere favorevole ai cosiddetti modelli “aperti”, o open source, che gli utenti possono personalizzare e utilizzare sui loro sistemi: molti modelli cinesi di intelligenza artificiale sono open source, appunto.

Zuckerberg, poi, si è detto preoccupato che l’intelligenza artificiale possa diventare una tecnologia “centralizzata” nelle mani di poche, grandi aziende. È una posizione che si spiega con il ritardo di Meta rispetto alle startup Anthropic e OpenAi, che attualmente dominano il mercato dei chatbot – con Claude e ChatGpt, rispettivamente – e che utilizzano modelli “chiusi”.

LA “SUPER-INTELLIGENZA” DI META

In verità, anche Meta ha da poco rilasciato un modello chiuso, chiamato Muse Spark, giustificando questa scelta con questioni di sicurezza.

Quanto agli investimenti, per il 2026 Meta prevede di portare la spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale a 145 miliardi di dollari, per spingersi ancora più in alto nel 2027. Queste cifre enormi dovrebbero permettere di realizzare la visione di Zuckerberg per la “super-intelligenza personale”, cioè l’integrazione di assistenti basati sull’intelligenza artificiale all’interno delle piattaforme della società (Facebook, Instagram e WhatsApp) e dei dispositivi indossabili (come gli “occhiali intelligenti”, o smart glasses, ma non solo).

– Per approfondire: Tutti i piani di Meta per finanziare la “super-intelligenza personale” di Zuckerberg

E SULLA REGOLAZIONE?

Al Financial Times Zuckerberg ha detto la sua su come le autorità statunitensi dovrebbero regolare la commercializzazione dei nuovi modelli di intelligenza artificiale: pensa che sia la peer review (revisione tra pari) che il vetting (una sorta di collaudo per verificarne la conformità operativa e legale) vadano bene, a patto che siano “effettuati correttamente da persone competenti” e non da un gruppetto di società mosse da interessi simili. Ha poi lanciato una stoccata ai “laboratori di frontiera”, cioè alle aziende più avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, dicendosi scettico sul fatto che siano disposti ad accettare il successo di un modello open source.

Sia OpenAi che Anthropic hanno detto di essere contrari alle restrizioni sui modelli aperti. Ma Dario Amodei, l’amministratore delegato di Anthropic, ha precisato di non condividere l’idea secondo cui “i modelli open-weight rendano necessariamente più facile lo sviluppo di misure di sicurezza, o che un ampio accesso alle capacità aiuti necessariamente i difensori più degli aggressori”.

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