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Lockheed Martin, Airbus e Rheinmetall. Ecco quanto investono i big della difesa nelle startup militari

Le grandi aziende della difesa hanno investito un record di 4,1 miliardi di dollari nelle startup militari, puntando su droni, intelligenza artificiale e sistemi autonomi per accelerare l'innovazione sul campo di battaglia. Numeri e operazioni dal rapporto del Financial Times

Per rispondere ai cambiamenti dettati dalle tecnologie disruptive sul campo di battaglia i big della difesa si stanno trasformando in venture capitalist.

Dall’inizio dell’anno i principali gruppi della difesa hanno partecipato a operazioni di venture capital in startup del settore per un valore record di 4,1 miliardi di dollari, nel tentativo di rispondere alle sfide della guerra moderna, basandosi sugli insegnamenti tratti dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla guerra in Medio Oriente, dove droni aerei e navali hanno assunto un ruolo sempre più importante. Colossi come la statunitense Lockheed Martin e l’europea Airbus stanno infatti aumentando gli investimenti in droni, sistemi autonomi, robotica e altre tecnologie emergenti.

È quanto emerge da un rapporto del Financial Times, citando dati della piattaforma Dealroom. “I recenti conflitti hanno evidenziato la necessità di un tipo di guerra moderno in cui le piattaforme consolidate coesistano con nuove tecnologie dirompenti”, ha spiegato al quotidiano finanziario britannico Gwen Billon, partner della banca d’investimento Pjt, specializzata in consulenza, che si occupa del settore aerospaziale e della difesa. “Le nuove tecnologie per la difesa sono destinate a rimanere e le prime aziende del settore vogliono assicurarsi di essere esposte a queste tecnologie”.

Tutti i dettagli.

OPERAZIONI DI VENTURE CAPITAL NELLA DIFESA DA 40 MILIARDI DI DOLLARI NEL 2026

Il valore complessivo delle operazioni globali nel settore, comprese fusioni, acquisizioni e raccolte di capitale, ha già superato i 40 miliardi di dollari nel 2026, destinato a battere il precedente record annuale di 59 miliardi di dollari del 2019, secondo i dati raccolti da Dealogic. Parallelamente, le start-up attive nella difesa e nella sicurezza hanno raccolto 39,8 miliardi finora quest’anno, secondo i dati raccolti da Dealroom.

Come già detto, la spinta è alimentata dall’aumento della spesa militare e dalle lezioni tratte dai conflitti in Ucraina e Iran, che hanno mostrato la necessità di produrre sistemi più economici e rapidi.

L’ACQUISIZIONE IN CANTIERE PER THALES

I grandi produttori stanno quindi adottando strategie sempre più simili a quelle dei fondi di venture capital. La francese Thales comprerà la specialista di droni sottomarini franco-belga Exail Technologies.

Il gruppo francese della difesa ha raggiunto un accordo per acquisire il 35,51% di Exail Technologies per poi rilevare la restante parte del capitale dell’azienda attiva nella robotica marittima tramite un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria.

L’accordo prevede inizialmente che Thales acquisisca la quota detenuta dalla famiglia Gorgé, gruppo industriale francese a conduzione familiare che controlla Exail, con l’obiettivo di un’acquisizione del 100% a seguito del lancio di un’offerta pubblica di acquisto (Opa) che valuterebbe la società 3,9 miliardi di euro.

L’annuncio del 6 luglio arriva in seguito a trattative turbolente, commenta il quotidiano francese Les Echos, ovvero dopo il fallimento delle trattative annunciato venerdì tra la francese Safran ed Exail Technologies. Parallelamente, quest’ultima ha annunciato infatti che non è stato raggiunto alcun accordo vincolante con Safran che il mese scorso aveva dichiarato di essere in trattative esclusive per una potenziale acquisizione di Exail per circa 2,2 miliardi di euro.

SHOPPING ANCHE PER IL COLOSSO AMERICANO LOCKHEED MARTIN

Non solo, sempre il 6 luglio, Lockheed Martin ha superato le offerte di rivali, tra cui Thales, per acquisire il gruppo di tecnologia navale Ultra Maritime dalla società di private equity Advent per 3,45 miliardi di dollari, segnala il Ft osservando che “queste guerre di offerte dimostrano il crescente interesse dei grandi conglomerati della difesa a rafforzare i propri portafogli tecnologici attraverso fusioni e acquisizioni, oltre che con ingenti investimenti in nuove raccolte di capitali”.

PURE LE EUROPEE AIRBUS E RHEINMETALL STANNO INVESTENDO

All’inizio di questo mese, il produttore tedesco di droni Quantum Systems ha raccolto 1,2 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti, raggiungendo una valutazione di circa 8 miliardi di dollari, con il supporto di investitori tra cui l’europea Airbus. Il 9 luglio, l’azienda britannica di difesa marittima Kraken Technology ha annunciato una raccolta fondi di 175 milioni di dollari, con una valutazione da “unicorno” di 1 miliardo di dollari, sostenuta da investitori tra cui il produttore tedesco Rheinmetall.

LA SPINTA NEGLI INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO

Allo stesso tempo, tredici dei maggiori produttori mondiali di armamenti hanno aumentato di oltre il 25% la spesa interna per ricerca e sviluppo tra il 2021 e il 2026, portandola a 11,6 miliardi di dollari. Lockheed Martin investirà almeno 100 milioni di dollari nelle start-up britanniche ed europee. La mossa fa seguito ai piani per incrementare il suo braccio di investimento in start-up da 400 milioni a 1 miliardo di dollari, sottolinea ancora il quotidiano britannico.

Anche Airbus Defence and Space, divisione dedicata alla difesa del colosso aerospaziale europeo, è diventata investitore principale di E2D un fondo da 500 milioni di euro destinato a tecnologie civili e militari nei settori aeronautico, marittimo e spaziale. Non solo, Airbus ha anche stretto partnership con diverse start-up tecnologiche nel settore della difesa, tra cui l’ucraina SkyFall e il produttore di missili estone Frankenburg Technologies.

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