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Robotaxi, Waymo valuta l’addio a Uber. Cosa c’è dietro la rottura

L'indiscrezione su Waymo che potrebbe mollare Uber fa perdere oltre il 4% a Uber in Borsa. Dai contrasti sulla gestione dei robotaxi alle battaglie sulle regole del settore, tutti i motivi che stanno allontanando i due gruppi

L’indiscrezione è bastata a mandare in rosso Uber a Wall Street. Venerdì il titolo del colosso statunitense del ride hailing ha chiuso in calo del 4,3% dopo che il Financial Times ha rivelato che Waymo, la società di Alphabet specializzata nei robotaxi, starebbe valutando la fine della partnership con Uber, segnando un nuovo capitolo nelle tensioni tra due gruppi che fino a poco tempo fa sembravano destinati a rafforzare la loro collaborazione.

COSA PREVEDE IL PIANO DI WAYMO

Secondo il quotidiano finanziario britannico, Waymo ha avviato discussioni interne per mettere fine agli accordi in essere con la società di San Francisco e avrebbe già comunicato al partner l’intenzione di operare autonomamente ad Austin e Atlanta a partire dal 2028, quando gli attuali contratti lo consentiranno.

Una prospettiva che rappresenterebbe un duro colpo per Uber, piattaforma leader mondiale nel trasporto con conducente e nelle consegne a domicilio, impegnata da anni a ritagliarsi un ruolo anche nel mercato della mobilità autonoma senza sviluppare direttamente la tecnologia di guida, ma stringendo alleanze con diversi operatori del settore.

Waymo, invece, è la controllata di Alphabet che sviluppa veicoli a guida autonoma e oggi è considerata il principale operatore di robotaxi negli Stati Uniti.

LE CREPE NELLA PARTNERSHIP

La collaborazione tra le due società risale al 2023. Dopo un primo progetto a Phoenix, gli accordi sono stati estesi ad Austin e Atlanta, dove i robotaxi Waymo sono disponibili esclusivamente attraverso l’app di Uber, mentre la gestione operativa della flotta è affidata a Uber insieme al partner Avomo. Ma dietro la facciata della collaborazione, secondo il Financial Times, i rapporti si sarebbero progressivamente deteriorati. Una fonte vicina al dossier ha sintetizzato la situazione affermando che le due aziende stanno ormai “perseguendo obiettivi divergenti”.

Le ragioni dello scontro sarebbero molteplici. Da un lato Waymo avrebbe contestato a Uber la qualità del servizio offerto nei mercati condivisi, lamentando problemi nella pulizia dei veicoli e nella gestione dei percorsi. Dall’altro Uber avrebbe criticato la frequente indisponibilità delle vetture Waymo durante il maltempo e avrebbe giudicato economicamente poco sostenibili le condizioni finanziarie dell’accordo. Le tensioni sono emerse anche nella gestione del servizio. Emblematico il caso dei robotaxi Waymo rimasti bloccati in una strada senza sbocco ad Atlanta: secondo le fonti citate dal Financial Times, la pianificazione dei percorsi era affidata a Uber.

LO SCONTRO SULLE REGOLE DEI ROBOTAXI

Dietro le incomprensioni sul servizio si nasconde però uno scontro ben più ampio. Waymo e Uber sono ormai concorrenti dirette e cercano di orientare in direzioni diverse le future regole sulla circolazione dei veicoli a guida autonoma. Uber sostiene il modello delle cosiddette reti ibride, nelle quali auto tradizionali con conducente e robotaxi convivono sulla stessa piattaforma.

Nel New Jersey, ad esempio, ha proposto che almeno l’85% delle corse continui a essere effettuato da autisti umani per almeno tre anni, una soluzione che secondo diversi osservatori costringerebbe operatori come Waymo, Tesla o Zoox (di proprietà di Amazon) a distribuire i propri servizi attraverso piattaforme di terzi. Waymo, invece, sarebbe a favore di norme che prevedono costi autorizzativi più elevati per i nuovi operatori, creando così maggiori barriere all’ingresso.

PERCHÉ UBER HA MOLTO DA PERDERE

Il possibile divorzio rischia di complicare i piani di Uber nel settore della guida autonoma. Dopo aver ceduto nel 2020 la propria divisione dedicata ai veicoli autonomi, il gruppo ha investito oltre 10 miliardi di dollari nell’ultimo anno tra partecipazioni e accordi con diversi operatori di robotaxi nel tentativo di recuperare terreno. Gli investitori, però, guardano con crescente attenzione all’avanzata di Waymo, che già opera oltre 3.800 veicoli in dieci città statunitensi e, secondo il Financial Times, sta progressivamente erodendo quote di mercato a Uber in piazze come San Francisco.

A febbraio la società di Alphabet ha inoltre raccolto 16 miliardi di dollari con una valutazione di 126 miliardi per finanziare l’espansione della propria rete.

IL PRECEDENTE DI PHOENIX

L’ipotesi di una separazione arriva peraltro dopo un primo passo già compiuto poche settimane fa. A fine giugno Waymo e Uber hanno infatti chiuso la loro partnership sui robotaxi a Phoenix, il mercato pilota avviato nel 2023. In quel progetto Uber aveva integrato i veicoli autonomi di Waymo nella propria piattaforma di trasporto e di consegna, ma le auto impiegate sono poi rientrate nella flotta gestita direttamente da Waymo e sono tornate disponibili attraverso l’app proprietaria della società. La collaborazione resta invece tuttora attiva ad Austin e Atlanta, almeno fino alla scadenza degli accordi prevista nel 2028.

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