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Perché Nestlé fa splash in Borsa

Le vendite crescono, ma margini sotto pressione e conti deludenti fanno crollare il titolo Nestlé, che ha registrato il peggior ribasso dal 2020. Intanto, il gruppo accelera il riassetto con la cessione del business delle acque. Fatti, numeri e commenti

 

Nestlé affronta una fase di profonda trasformazione con risultati contrastanti, dopo un trimestre segnato dalla crescita delle vendite ma anche dalla pressione sui margini e sui volumi in alcune aree chiave. Il gruppo svizzero ha avviato una revisione del portafoglio e della struttura aziendale sotto la guida dei nuovi vertici, con l’obiettivo di rilanciare la crescita dopo anni di performance inferiori alle aspettative.

I RISULTATI E LA REAZIONE DEL MERCATO

Secondo quanto riportato da Reuters, Nestlé ha registrato nel secondo trimestre una crescita delle vendite organiche del 3,7%, superiore alle attese degli analisti che indicavano una crescita del 3,6%. L’aumento è stato sostenuto da incrementi dei prezzi pari all’1,9%, superiori alla stima media dell’1,8%, e da una crescita interna reale, indicatore dei volumi di vendita, dell’1,8%, in linea con le aspettative. Per l’intero anno il gruppo prevede ora una crescita delle vendite organiche compresa tra il 3% e il 4%, rispetto al precedente obiettivo di una crescita intorno al 3%.

Tuttavia, nonostante i dati sui ricavi, il Financial Times scrive che la reazione degli investitori è stata negativa. Le azioni Nestlé infatti sono scese quasi del 7% dopo la pubblicazione dei risultati, registrando il peggior calo dal 2020. Il mercato ha reagito alla revisione delle prospettive sui margini e ai dati sui volumi, considerati inferiori alle attese più ottimistiche. “Considerando il rialzo, non riteniamo che il dato sui volumi sia abbastanza positivo”, ha detto Warren Ackerman, analista di Barclays.

PRESSIONE SUI MARGINI

Il margine operativo del gruppo, prosegue il quotidiano finanziario, è diminuito di 0,1 punti percentuali su base annua, raggiungendo il 16,4% nel primo semestre. L’utile operativo è sceso del 2,8% a 7,1 miliardi di franchi svizzeri, pari a 8,7 miliardi di dollari. Il calo dei margini è stato attribuito principalmente all’aumento dei costi di caffè e cacao, oltre alla maggiore spesa in marketing, ai dazi commerciali e agli effetti del richiamo globale di prodotti di latte artificiale avvenuto all’inizio dell’anno, che ha interessato oltre 60 Paesi e ha penalizzato la crescita della divisione nutrizione nel primo semestre.

Nestlé ha dichiarato che il margine operativo commerciale sottostante della seconda metà dell’anno sarà superiore rispetto alla prima metà grazie alla riduzione dei costi di caffè e cacao. La società ha però segnalato anche maggiori costi di trasporto ed energia legati al conflitto in Medio Oriente. “Le aree che vedono il maggiore impatto dal conflitto in Medio Oriente sono quelle delle nostre attività in Asia, Oceania e Africa”, ha affermato la direttrice finanziaria Anna Manz. L’analista di Bernstein Callum Elliott ha invece osservato che “il cambiamento nelle indicazioni sui margini per il resto del 2026 riduce l’attrattiva degli utili di Nestlé”.

LA RIORGANIZZAZIONE DEL GRUPPO

Il nuovo amministratore delegato Philipp Navratil e il presidente Pablo Isla, ex responsabile di Inditex, stanno guidando un piano di trasformazione per semplificare la struttura organizzativa e concentrarsi su un numero più ristretto di categorie. Nestlé ha avviato la vendita di alcune attività considerate meno strategiche, con l’obiettivo di rafforzare i marchi principali. Il gruppo sta anche cercando un acquirente per le attività principali nel settore delle vitamine.

La revisione del portafoglio ha coinvolto anche il business delle acque. Nestlé ha annunciato una joint venture con Platinum Equity per la divisione delle acque e delle bevande premium. La nuova società, chiamata Peranel, sarà controllata al 50% da ciascun partner e avrà un valore d’impresa di 4,9 miliardi di euro. L’operazione porterà a Nestlé circa 3 miliardi di euro in contanti.

IL (DIFFICILE) BUSINESS DELLE ACQUE

Peranel, fa sapere Reuters, comprenderà oltre 30 marchi venduti in 120 Paesi, inclusi San Pellegrino, Source Perrier, Acqua Panna e Nestlé Pure Life. La vendita arriva dopo un lungo processo avviato nel 2024, quando Nestlé aveva annunciato l’intenzione di ridurre il peso della divisione. Nel 2025 il gruppo aveva già separato l’attività dal resto della società.

Il business delle acque, precisa il Ft, è stato coinvolto negli ultimi anni in difficoltà legate alla domanda dei consumatori, a indagini e controversie sulla gestione dei processi di filtrazione e trattamento di alcuni prodotti. Nel 2024, per esempio, Nestlé aveva ammesso l’utilizzo di metodi di trattamento non autorizzati per alcune acque minerali vendute in Francia e l’anno scorso la divisione rappresentava circa il 3,5% delle vendite complessive del gruppo.

“Non è un’operazione semplice”, ha dichiarato una persona informata sul processo di vendita. Platinum Equity, guidata dal fondatore miliardario Tom Gores, è rimasta l’unica offerente dopo l’uscita di gruppi come KKR, Clayton Dubilier & Rice e PAI Partners.

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