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C’è una grana cinese per Rheinmetall, tutti i dettagli

Il gruppo tedesco della difesa accelera sulla produzione di polvere da sparo: Rheinmetall sta ampliando il sito di Aschau am Inn, in Baviera, mentre l'Europa prova a ridurre la dipendenza dai linters di cotone cinesi, materia prima impiegata per produrre la nitrocellulosa utilizzata nei propellenti per munizioni.

Rheinmetall accelera sulla produzione di polvere da sparo.

Il colosso tedesco della difesa sta ampliando il suo sito di Aschau am Inn, in Baviera, trasformandolo in uno dei più grandi impianti di polvere da sparo d’Europa e prevede che la produzione raddoppierà entro il 2028, raggiungendo le 4.200 tonnellate all’anno, riporta oggi la Cnbc.

“Senza polvere da sparo, è impossibile proteggere i nostri cittadini perché, in fin dei conti, la polvere da sparo serve per le munizioni”, ha dichiarato alla testata il ceo Armin Papperger.

La scarsità di polvere da sparo è considerata un collo di bottiglia per l’aumento della produzione di munizioni per gli eserciti e un ostacolo per l’Europa nel garantire la sovranità in materia di difesa. Tuttavia, Papperger ha dichiarato alla Cnbc che la carenza di nitrocellulosa, nota anche come fulmicotone, impiegata nei propellenti per munizioni, non rappresenta più un problema per Rheinmetall, poiché l’azienda si è assicurata una propria fornitura e ha costituito delle riserve, con scorte sufficienti per i prossimi quattro anni, a seguito della carenza di questo ingrediente per munizioni e dell’aumento dei prezzi della polvere da sparo emersi dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Ma i linters di cotone, sottoprodotto e ingrediente primario necessario per la produzione di nitrocellulosa, sono uno degli anelli più delicati della filiera europea della difesa, storicamente dipendente dalla Cina.

Già nel 2024 il Financial Times segnalava che le aziende europee del settore della difesa avvertivano che la dipendenza dal cotone cinese utilizzato nella polvere da sparo per le munizioni minacciava la loro capacità di espandere la produzione, mossa necessaria per sostenere le forze armate ucraine, all’epoca già sotto pressione.

Tutti i dettagli.

LA STRATEGIA DI RHEINMETALL

“La Nato non è pronta al combattimento senza questo sito qui ad Aschau”, ha dichiarato ieri l’ad di Rheinmetall Papperger durante la cerimonia di posa della prima pietra per l’ampliamento dello stabilimento, riporta la testata tedesca Ntv. Invece di 1.700 tonnellate di polvere da sparo per artiglieria, la produzione aumenterà fino a 4.200 tonnellate all’anno e, dai 300.000 moduli di propellente utilizzati per sparare i proiettili, si arriverà a produrne un milione. Papperger ha stimato l’investimento nel sito in circa 500 milioni di euro. Il nuovo stabilimento inizierà la produzione tra 12 e 13 mesi. Il sito è gestito dalla controllata Nitrochemie: nel 1994 il colosso ha acquisito una partecipazione nell’allora WNC Nitrochemie, jv con la società statale svizzera RUAG.

Non solo, nell’aprile 2025, Rheinmetall ha avviato l’acquisizione di Hagedorn-NC, un produttore tedesco di nitrocellulosa industriale, con l’intenzione di orientare la produzione di propellente di grado militare nell’ambito della sua strategia di espansione nel settore delle munizioni.

L’ampliamento dello stabilimento bavarese di Rheinmetall segue infatti l’ampliamento del suo impianto di munizioni dello scorso anno e arriva in un momento in cui i prezzi della polvere da sparo sono schizzati alle stelle dopo che la guerra in Ucraina ha esaurito le scorte, rileva Cnbc.

Il gruppo ha anche investito milioni in impianti per la produzione di polvere da sparo in Spagna e Svizzera, ricorda ancora la testata americana sottolineando che Rheinmetall è uno dei maggiori produttori di munizioni al mondo e uno dei pochi a coprire l’intera catena del valore, dalla polvere da sparo al bossolo. “In ogni settore in cui è necessaria la polvere da sparo… qui produciamo per tutti questi prodotti” ha assicurato Papperger. L’amministratore delegato ha inoltre dichiarato che il portafoglio ordini di Rheinmetall dovrebbe superare i 100 miliardi di euro entro la fine dell’anno.

IL NODO DELLA POLVERE DA SPARO PER L’INDUSTRIA DELLA DIFESA

Proprio la disponibilità di polvere da sparo è considerata uno dei principali vincoli all’aumento della produzione di munizioni destinate alle forze armate europee. La scarsità di questo componente è infatti indicata come uno dei fattori che limitano la capacità dell’industria della difesa di incrementare i volumi produttivi e rappresenta un ostacolo agli obiettivi di maggiore autonomia strategica perseguiti dall’Europa.

Secondo il manager tedesco, Rheinmetall ha superato uno dei principali problemi della catena di approvvigionamento: la disponibilità di nitrocellulosa. L’azienda si è assicurata una propria fornitura e ha costituito riserve sufficienti per i prossimi quattro anni.

LA DIPENDENZA EUROPEA DAI LINTERS DI COTONE

Eppure, proprio Papperger aveva dichiarato due anni fa al Financial Times che l’Europa dipende dalla Cina per “oltre il 70%” dei suoi linters di cotone, la materia prima tradizionalmente utilizzata per produrre nitrocellulosa di grado militare.

“Esiste il rischio [che la Cina possa sospendere le forniture di linters per ragioni geopolitiche]. Ed è per questo che ne acquistiamo il più possibile per rifornire le nostre scorte”, aveva spiegato il numero uno di Rheinmetall.

Secondo l’International Trade Centre, la Cina rappresenta quasi la metà della cellulosa di cotone commercializzata a livello globale. Tra i maggiori importatori di questo materiale figurano proprio la Germania, la Svezia e il Belgio.

Sempre il Ft segnalava che diverse aziende del settore difesa hanno avvertito che sarebbe difficile incrementare rapidamente la produzione di esplosivi dipendendo dalle fonti cinesi e che sussiste il rischio che la Cina possa limitare le esportazioni del materiale in caso di deterioramento delle relazioni. Al quotidiano finanziario britannico l’azienda svedese della difesa Saab aveva spiegato che “[la dipendenza dalla Cina] può comportare un rischio maggiore in futuro, man mano che noi e l’industria aumenteremo la capacità produttiva in Europa”. Il ceo di Saab, Micael Johansson, aveva dichiarato sempre al Financial Times che la nitrocellulosa è un esempio di come le aziende del settore della difesa dovranno costruire nuove catene di approvvigionamento in un “mondo multipolare” in cui “non sarà presente solo l’ordine occidentale basato sulle regole”.

QUALI ALTERNATIVE ALLA CINA?

Sempre nel 2024 Papperger aveva affermato al Ft che l’azienda aveva accumulato una scorta di linters sufficiente per tre anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, e che le consegne continuavano “ogni mese dalla Cina”. “Ma il punto è che l’Europa dovrebbe essere indipendente a lungo termine”, aveva ribadito il numero uno di Rheinmetall.

Al quotidiano finanziario britannico, l’analista militare Christian Mölling, direttore del think tank berlinese Edina, aveva spiegato che la nitrocellulosa è un “prodotto chimico a basso costo” e che la produzione di uno dei suoi ingredienti chiave è da tempo esternalizzata in paesi come la Cina.

Come osservato a inizio anno su Defence Matters, la dipendenza dai linters di cotone rappresenta una criticità perché queste materie prime non possono essere sostituite rapidamente. Sebbene siano allo studio alternative come la cellulosa derivata dal legno, la loro adozione richiede lunghi processi di qualificazione e certificazione per garantirne l’impiego nelle munizioni. A rendere più complesso il quadro contribuiscono anche i controlli più severi introdotti da Pechino sulle esportazioni di materiali a duplice uso, che hanno spinto le aziende della difesa a rafforzare la sicurezza delle proprie catene di approvvigionamento.

 

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