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Le capriole di Alberto Leonardis, nuovo editore del quotidiano La Stampa

Parole, opere e omissioni di Alberto Leonardis del gruppo Sae che ha comprato il quotidiano La Stampa

Caro direttore,

pure i nuovi emergenti e innovatori editori dicono una cosa ma ne pensano un’altra.

Il caso di Alberto Leonardis è paradigmatico. Il numero uno del gruppo Sae, che dopo una serie di quotidiani locali ha acquistato anche La Stampa, che in effetti è un giornale regionale, diciamo, aveva illustrato alcune settimane fa in una torrenziale intervista del Foglio – che presumo abbia faticato pochissimo a convincere l’emergente editore a farsi rilasciare l’intervista in cui si è parlato di tutto (forse non ha rivelato soltanto il dentifricio che usa e qual è la taglia dei suoi boxer, per il resto ha detto proprio tutto), così aveva sentenziato sulla sua idea di editore: “Dà la linea editoriale ma non entra nel dettaglio”.

Ottimo, bravo, roba da scoperta dell’acqua calda.

Ma passano pochi giorni ed ecco che, come rivela sempre il Foglio, l’editore emergente e innovatore con alcuni esponenti di secondo piano di Fratelli d’Italia nel corso di un pranzo o di una cena non ho ben capito, ha svelato le prossime novità del quotidiano La Stampa: non progetti editoriali e digitali, non campagne promozionali e pubblicitarie, roba di editori vecchi e nuovi, ma nuove e vecchie firme del quotidiano torinese.

Ecco cosa si legge sul Foglio: “Leonardis conferma il professore Giovanni Orsina, amato dalla destra, ma poi cala l’asso per strizzare l’occhio ai progressisti. “Scriverà per noi Gianrico Carofiglio, amato dalla sinistra. Un colpo”. I moderati possono stare sereni. Arriveranno anche altri due campioni di equilibrio. Anticipa Leonardis: “Presto scriveranno sulla Stampa Virman Cusenza, ex direttore del Messaggero, e Franco Bechis, direttore di Open”“.

Mi paiono scelte azzeccate, oculate, intelligenti: sicuramente appannaggio del nuovo direttore del quotidiano La Stampa, Antonio Di Rosa, mica decise dal nuovo editore innovatore ed emergente.

Per riequilibrare il sinistrismo degli editorialisti del quotidiano piemontese il nome di Bechis mi pare eccellente: d’altronde la sua missione de facto di riequilibrare il taglio giornalistico progressista di Open per volontà del fondatore ed editore Enrico Mentana è stato centrato con indubbi risultati. Mi chiedo solo se Mentana autorizzerà Bechis a scrivere su un altro quotidiano.

Acuta anche la scelta di Cusenza, che prima della direzione del Messaggero è stato punto di riferimento della redazione politica del Giornale di Montanelli, che non mi pare fosse un covo di sinistra all’epoca, a differenza del Giornale attuale dove l’ex piddino Tommaso Cerno ha assunto come vice Lirio Abbate, firma di Repubblica e già direttore del settimanale L’Espresso

Non so se un capo della comunicazione di una grande azienda quotata può fare anche l’editorialista di un quotidiano, o forse sì, magari sarà Acea a dover dare il via libera alla collaborazione.

Di sicuro la novità di Carofiglio rassicurerà lo zoccolo duro dei lettori della Stampa: da vedere, però, se i conti del quotidiano consentono di remunerare uno scrittore di successo come Carofiglio che opportunamente viene sempre esaudito nelle sue richieste – non proprio economiche – per i compensi della sua produzione giornalistica.

Magari l’arrivo di Carofiglio sarà compensato dal taglio o dal ridimensionamento di alcune firme: tipo Flavia Perina, l’ex destrorsa che quando scrive non fa esultare i destrorsi…

Ma tanto decide tutto l’editore Leonardis, ops, scusa, volevo dire che decide tutto il direttore del quotidiano.

Salutoni

Gianluca Zappa

Ps: ma non è che l’editore emergente e innovatore si è montato la testa? MI sorge il dubbio leggendo questo articolo che tu hai menzionato stamattina su X.

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