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Gli sprechi nell’Ue non vanno più di moda

Da ieri le grandi imprese della moda non possono più incenerire o smaltire gli invenduti nell'Unione europea e devono puntare su riutilizzo, riciclo e una pianificazione più accurata delle produzioni. Il settore del lusso, in particolare, dovrà rivedere la gestione delle scorte e delle eccedenze. Fatti, numeri e commenti

 

Con l’entrata in vigore del divieto di distruggere gli abiti, gli accessori e le calzature invenduti, si apre un nuovo capitolo per l’industria della moda europea. La misura coinvolge inizialmente le grandi imprese e punta a modificare la gestione delle eccedenze, tra scorte accumulate, resi e prodotti rimasti fuori mercato.

IL NUOVO DIVIETO EUROPEO

Dal 19 luglio le grandi aziende attive nell’Unione europea non possono più eliminare attraverso incenerimento o discarica gli articoli tessili invenduti. La norma rientra nel Regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (Ecodesign for Sustainable Products Regulation, ESPR), approvato nel 2024 con l’obiettivo di ridurre gli sprechi, favorire la circolarità dei materiali e rendere i prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili.

Il divieto riguarda le imprese con oltre 250 dipendenti e più di 50 milioni di euro di fatturato annuo netto. Dal 2030 sarà esteso anche alle aziende di medie dimensioni. Le nuove regole interessano in particolare grandi gruppi della moda e del lusso come Lvmh, Prada, Chanel e Inditex.

DALLA DISTRUZIONE AL RIUTILIZZO

Le aziende dovranno privilegiare soluzioni alternative alla distruzione, come la vendita attraverso sconti o mercati secondari, la donazione a enti benefici e imprese sociali oppure la preparazione al riutilizzo tramite riparazione, ricondizionamento o rigenerazione.

La distruzione resterà possibile solo in casi specifici, ad esempio per prodotti pericolosi, danneggiati, contraffatti o respinti dai programmi di donazione. Le imprese che ricorreranno a queste eccezioni dovranno dimostrarne la necessità attraverso documentazione o risultati di test e pubblicare ogni anno informazioni sui beni eliminati. Le aziende dovranno inoltre conservare i dati relativi per cinque anni, mentre microimprese e piccole imprese saranno escluse dagli obblighi di comunicazione.

UN PROBLEMA DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI TONNELLATE

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, ogni anno in Europa viene distrutto prima dell’utilizzo tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato, per un quantitativo stimato tra 264.000 e 594.000 tonnellate. Il fenomeno riguarda sia gli articoli rimasti invenduti sia quelli restituiti dai clienti dopo acquisti online.

La crescita dell’e-commerce ha contribuito ad aumentare il volume dei resi: nell’Unione europea circa un prodotto di moda acquistato online su cinque viene restituito al rivenditore e non viene successivamente rimesso in vendita. Non sono disponibili dati pubblici che distinguano la quota di sprechi attribuibile ai marchi del lusso rispetto ai gruppi della fast fashion.

LA SFIDA PER IL SETTORE DEL LUSSO

Per i grandi marchi del lusso il divieto introduce un profondo cambiamento nella gestione delle eccedenze di magazzino. Senza la possibilità di distruggere gli invenduti, osserva il Financial Times, le aziende dovranno migliorare la pianificazione della produzione e il controllo delle scorte, riducendo il rischio di accumuli a fine stagione. La nuova normativa spinge quindi i brand a prevedere con maggiore precisione la domanda e a ripensare i processi interni, tenendo conto anche dei costi legati alla conservazione, alla riparazione e al recupero dei materiali.

OUTLET, SCONTI E NUOVE TECNOLOGIE

La gestione degli stock invenduti apre una nuova sfida anche sui canali di distribuzione. Per collocare i prodotti rimasti sul mercato, i gruppi del lusso, spiega Ft, potrebbero aumentare il ricorso a outlet, vendite a prezzo ridotto e mercati secondari, con il rischio di modificare le strategie basate su distribuzione controllata e disponibilità limitata. Nel 2025 fino al 40% dei beni di lusso è stato venduto con uno sconto, secondo i dati diffusi da Bain e dall’associazione italiana dell’industria del lusso Altagamma, in un contesto caratterizzato da domanda più debole ed eccedenze di magazzino.

Le nuove regole potrebbero inoltre accelerare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per monitorare le scorte in tempo reale, prevedere la domanda e coordinare la disponibilità dei prodotti tra negozi e magazzini. “Le nuove regole porteranno le aziende a prestare ancora maggiore attenzione alla pianificazione e alla gestione delle scorte”, ha dichiarato Luca Solca di Bernstein. “Se le scorte invendute non potranno più fungere da valvola di sicurezza, la qualità della pianificazione diventerà un vantaggio competitivo”, ha aggiunto Giulia Iuticone, partner milanese della società Heidrick & Struggles.

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