Il Giappone sta per compiere un passo importante per modernizzare e proteggere la propria infrastruttura digitale di difesa.
Al centro di questa svolta c’è la scelta di un sistema cloud “air-gapped” di altissimo livello, progettato per gestire informazioni top-secret e consentire una condivisione sicura di intelligence con gli alleati.
Come evidenziato dal Financial Times in un report che analizza la notizia, la gara per fornire il nuovo sistema vede Oracle attualmente in testa, davanti ad Amazon Web Services, Microsoft e Google.
La decisione matura dopo mesi di consultazioni tra Tokyo e Washington, culminate anche in un colloquio diretto tra Donald Trump e la premier Sanae Takaichi lo scorso marzo.
Non si tratta solo di tecnologia, ma di un elemento chiave per rafforzare la deterrenza contro la Cina, per intensificare la cooperazione nella produzione di armi e per aprire la strada a un maggior coinvolgimento giapponese nel circuito dei Five Eyes.
Il contesto geopolitico
Da tempo gli Stati Uniti evidenziano le vulnerabilità dei sistemi cibernetici giapponesi, rimasti troppo esposti alle operazioni di spionaggio e sabotaggio cinesi.
Questa urgenza è cresciuta di pari passo con la richiesta americana di una maggiore collaborazione industriale nel settore della difesa e con l’obiettivo di elevare il livello di deterrenza regionale.
Allo stesso tempo, per aspirare a un ruolo più stretto nell’alleanza tra i servizi di intelligence dei Five Eyes, il Giappone deve dimostrare di possedere standard di sicurezza adeguati.
Anche il progetto comune con il Regno Unito per lo sviluppo di un caccia di sesta generazione ha spinto Tokyo ad accelerare: senza infrastrutture protette diventa infatti difficile scambiare dati sensibili in modo efficace e continuativo.
Dopo estese discussioni, il governo giapponese ha quindi orientato la propria scelta verso un fornitore cloud statunitense, considerato la soluzione più affidabile per colmare rapidamente il divario esistente.
I cloud air-gapped: massimo isolamento per la sicurezza nazionale
I sistemi air-gapped costituiscono lo standard più elevato di protezione: si tratta di infrastrutture completamente isolate dalla rete internet pubblica, ospitate in ambienti fisicamente separati. Il trasferimento di dati avviene esclusivamente attraverso gateway speciali, dotati di rigorosi protocolli di crittografia e verifica.
Questa architettura minimizza i rischi di intrusione e risulta ideale per informazioni classificate.
Segno dell’importanza attribuita al dossier è l’inserimento dei programmi cloud tra i “prodotti critici” previsti dalla legge giapponese sulla sicurezza economica del 2022, che sottolinea come Tokyo consideri questa tecnologia un asset strategico per la propria sovranità.
Il vantaggio di Oracle
Tra i grandi nomi del settore, Oracle ha saputo guadagnare terreno fin dalle prime fasi mostrando piena disponibilità a realizzare il servizio air-gapped richiesto dal Giappone. Il legame del fondatore Larry Ellison con l’amministrazione Trump ha senza dubbio facilitato il dialogo e trasmesso maggiore fiducia.
Microsoft e Amazon Web Services, nonostante la loro vasta esperienza nella realizzazione di cloud governativi isolati, si sono dimostrati più prudenti per motivi commerciali. Secondo fonti vicine ai colloqui, entrambe hanno sostenuto che le proprie soluzioni standard offrissero già livelli di sicurezza sufficienti, manifestando una certa frustrazione per l’insistenza americana sull’air-gapping totale.
Questa diversa disponibilità ha permesso a Oracle di posizionarsi come il candidato più in linea con le esigenze espresse da Tokyo.
Trattative in corso
La decisione finale non è stata ancora presa. Alcune fonti indicano che il governo potrebbe optare per una suddivisione del contratto o per un approccio progressivo: realizzare prima un’infrastruttura air-gapped per i dati più sensibili e integrare in seguito tecnologie commerciali per informazioni di livello inferiore.
L’ambasciatore statunitense George Glass sta seguendo personalmente un gruppo di lavoro che coinvolge Oracle, i concorrenti e le autorità giapponesi, a dimostrazione dell’attenzione prioritaria che Washington riserva alla questione.
Critiche, costi e questioni di sovranità
Il progetto solleva tuttavia diverse perplessità. La costruzione di nuovi data center dedicati richiederà ingenti investimenti e tempi tecnici non brevi. Inoltre, in uno scenario di crisi, questi impianti potrebbero diventare bersagli prioritari per attacchi cinesi.
Sul piano politico si discute molto di sovranità digitale e del rischio di una dipendenza eccessiva da un’azienda americana. L’episodio del temporaneo blocco all’esportazione del modello Mythos di Anthropic ha lasciato qualche preoccupazione sulla prevedibilità delle politiche statunitensi.
Molti inoltre vorrebbero un ruolo più incisivo delle imprese giapponesi, ma si ammette realisticamente che queste potranno svolgere, almeno inizialmente, solo funzioni di supporto.
Uno sguardo al futuro
Come ha osservato Pamela Phan, ex vice-assistente segretario al Commercio Usa per l’Asia, l’avanzata rapidissima dell’IA generativa ha reso ancora più delicate le dipendenze da cloud esteri. Servizi pubblici, infrastrutture critiche e dati sensibili rischiano di rimanere vulnerabili senza un controllo adeguato.
Un consigliere governativo giapponese ha tuttavia confidato che Tokyo nutre qualche inquietudine nel legarsi troppo strettamente a un fornitore americano, soprattutto alla luce di alcuni atteggiamenti dell’amministrazione Trump che hanno incrinato la tradizionale fiducia nello storico alleato.


