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Dietro il boom dell’intelligenza artificiale c’è il gas?

La crescita dei data center farà aumentare la domanda di elettricità per molti anni. Le rinnovabili e gli accumuli saranno indispensabili, ma da soli non bastano a garantire la continuità richiesta: ecco perché il gas avrà un ruolo centrale nel mix. L'approfondimento di Luigi Pereira

L’intelligenza artificiale viene percepita come una tecnologia immateriale, ma poggia su infrastrutture fisiche – data center, reti, sistemi di raffreddamento e capacità di generazione – che consumano quantità crescenti di energia elettrica. Il paradosso è proprio questo: la tecnologia che promette di migliorare efficienza, produttività e sostenibilità richiede, per funzionare, energia stabile, continua e disponibile 24 ore su 24. Per questo la crescita dell’AI non può essere letta solo come una questione digitale, ma come una nuova sfida energetica, industriale e infrastrutturale.

QUANTO CONSUMANO DAVVERO I DATA CENTER

Secondo l’International Energy Agency, i data center hanno consumato circa 415 TWh di elettricità nel 2024, pari all’1,5% della domanda elettrica globale. La stessa IEA stima che la domanda possa superare i 1.000 TWh nel 2030 e raggiungere circa 1.300 TWh nel 2035, trainata soprattutto dall’intelligenza artificiale. La Global Energy Review 2026 segnala inoltre che nel 2025 la domanda elettrica mondiale è cresciuta a un ritmo più che doppio rispetto alla domanda energetica complessiva, confermando l’ingresso nella cosiddetta “age of electricity”.

In questo senso, il punto non è il consumo della singola query – stimato da Epoch AI in circa 0,3 Wh per una richiesta testuale semplice – ma la scala del fenomeno. OpenAI ha dichiarato oltre 2,5 miliardi di query al giorno: moltiplicate per miliardi di interazioni, anche richieste apparentemente leggere diventano un carico energetico rilevante. E il consumo cresce ulteriormente quando si passa a ragionamenti complessi, generazione di immagini, modelli più potenti e servizi integrati in smartphone, motori di ricerca, piattaforme aziendali e applicazioni industriali.

PERCHÉ LE RINNOVABILI DA SOLE NON BASTANO

La crescita delle fonti rinnovabili è già molto forte: nel 2024, secondo IRENA, sono stati installati 585 GW di nuova capacità rinnovabile, pari al 90% della nuova capacità elettrica globale. L’IEA stima inoltre che nel 2025 gli investimenti nelle clean energy abbiano raggiunto circa 2.200 miliardi di dollari, il doppio rispetto ai combustibili fossili. Tuttavia, la quota rinnovabile nella generazione elettrica globale resta intorno al 30%, perché la domanda cresce rapidamente e perché reti, accumuli, autorizzazioni, disponibilità di suolo e intermittenza delle fonti limitano la possibilità di sostituire in tempi brevi le fonti programmabili.

I data center, in particolare, sono carichi rigidi: devono essere alimentati senza interruzioni, con livelli di affidabilità molto elevati. Un hyperscale data center da 100 MW richiede energia in modo continuo, per circa 876 GWh all’anno. Solare ed eolico sono indispensabili per ridurre le emissioni, ma non producono sempre: per garantire continuità servono sovradimensionamento, accumuli, reti adeguate e fonti programmabili in grado di intervenire quando sole e vento non sono disponibili.

IL RUOLO DEL GAS

In questo contesto il gas resta essenziale nel mix energetico presente e futuro: è programmabile, flessibile, disponibile e meno emissivo rispetto ad altre fonti fossili. Per ogni chilowattora prodotto, il gas emette circa il 30% in meno del petrolio e il 50% in meno del carbone. Le centrali a gas possono inoltre offrire capacità rapidamente “dispacciabile”, utile a stabilizzare il sistema elettrico e a integrare la crescita delle rinnovabili, soprattutto in presenza di consumi continui, come quelli dei data center, e in aumento.

I dati italiani più recenti confermano questo: a giugno i consumi di gas sono stati pari a 3,8 miliardi di metri cubi, in aumento del 3% rispetto allo stesso mese 2025, con il termoelettrico che ha segnato un balzo dell’11%, sostenendo la stabilità della rete elettrica in una fase di maggiore domanda data dal caldo intenso, a copertura del calo della produzione idroelettrica.

L’ITALIA RESTA LEGATA AL GAS

In tal senso, l’IEA stima che la domanda globale di gas, pari a circa 4,3 mila miliardi di metri cubi nel 2024, possa continuare a crescere almeno fino al 2035, raggiungendo circa 5 mila miliardi di metri cubi, spinta da economie emergenti, industria, generazione elettrica e maggiore disponibilità di GNL. Anche in Italia il gas mantiene un ruolo centrale: il Paese è tra i maggiori consumatori europei e produce con il gas circa il 40% dell’elettricità consumata su base annua. Inoltre, una parte rilevante del valore aggiunto industriale italiano dipende da settori gas intensive, come ceramica, vetro e altri comparti hard to abate.

DAL BIOMETANO ALLA CATTURA DELLA CO2

Il gas può inoltre accompagnare lo sviluppo di soluzioni a minore impatto, grazie a infrastrutture già esistenti e riconvertibili: biometano, trasporto di CO2 e progetti di cattura e stoccaggio della carbonica. Nel caso dei data center, la generazione elettrica da gas associata alla cattura e allo stoccaggio della CO2 può rappresentare una risposta concreta alla necessità di energia continua e, al tempo stesso, a minore intensità emissiva.

TRA GAS E RINNOVABILI NON C’È CONTRAPPOSIZIONE

Il punto, dunque, non è contrapporre gas e rinnovabili, ma costruire un sistema integrato. La crescita della domanda – dall’elettrificazione dei consumi all’AI – mostra che i nuovi vettori energetici si aggiungono ai precedenti più di quanto li sostituiscano. In questo senso, più che di pura sostituzione, è utile parlare di integrazione energetica, paradigma che da diverso tempo l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, sta portando nel dibattito pubblico sui sistemi energetici. Si tratta di un modello in cui infrastrutture, fonti e vettori diversi lavorano in modo coordinato per garantire continuità, flessibilità e adattabilità. Il gas, grazie alla sua programmabilità, si conferma in questo quadro architrave della sicurezza ed elemento abilitante, in grado di compensare le oscillazioni delle altre fonti e sostenere la stabilità dell’intero sistema energetico (compreso appunto quello elettrico grazie al termoelettrico, ovvero impianti che usano il gas per la produzione di energia elettrica).

RESILIENZA DEL SISTEMA E SICUREZZA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI

Una conferma in questo senso viene anche dal nuovo report Energy System Resilience (2026): i sistemi devono ormai essere progettati non solo per operare in condizioni ordinarie, ma per resistere a eventi oltre le condizioni di pianificazione standard, mantenere il servizio e ripristinarlo rapidamente.

Per la tenuta complessiva del sistema, dunque, diventano prioritarie flessibilità, interconnessione e capacità di adattamento e le infrastrutture del gas – dagli stoccaggi alle reti di trasporto fino al GNL – vi concorrono in maniera strutturale, offrendo quel grado di continuità operativa e di risposta agli shock che consente di assorbire la crescente variabilità indotta, sempre più spesso, anche dal clima e dalla crescente richiesta di energia dell’AI. Servirà un mix energetico integrato, flessibile e resiliente, in cui il gas continuerà a garantire stabilità, continuità e sicurezza al sistema, accompagnando al tempo stesso il percorso di decarbonizzazione.

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