In “Minima moralia” Theodor Adorno affermava che la vera libertà non sta nella possibilità di scegliere fra bianco e nero ma nel poter non scegliere. Troppo bello per non crederci. Soprattutto oggi in un mondo impestato da contrapposizioni frontali e insanguinato dalle guerre. Non schierarsi mai ha però un limite. Si dà quasi per scontato che quella liberà sia un bene perenne e che non sia minacciata. Basta fare un ripasso di storia per rendersi conto che molto spesso non è così. Non è mai stato facile ottenere la libertà ma è sempre stato ancora più difficile riconquistarla dopo averla persa. E allora, per evitare che ciò accada di nuovo, qualche scelta è necessario farla prima che sia troppo tardi.
“Difendere la libertà. L’ora dell’Europa” di Carlo Calenda (Piemme, 208 pagine, 20 euro) è per molti aspetti un pamphlet che rispecchia la passione politica dell’autore e il suo impegno in difesa della libertà dell’Ucraina aggredita da Putin. Ma leggendo risulta subito riduttivo attribuire una definizione del genere. Se, con molta approssimazione, di propaganda si può parlare, alla fine questa non è altro che una chiamata al senso di responsabilità di fronte ai pericoli che incombono. O, più esplicitamente, un invito a non girare la testa da un’altra parte. E il valore aggiunto del saggio di Calenda sta proprio nel descrivere e analizzare tutte le minacce che mettono a rischio non soltanto la libertà ma anche gli equilibri internazionali. L’assetto garantito per più di mezzo secolo dalla cosiddetta guerra fredda corrispondeva di fatto a un “ordine liberale” di cui beneficiava tutto il mondo occidentale. Pur con innumerevoli difetti gli Stati Uniti d’America erano in pratica il gendarme della libertà. L’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump li ha trasformati in un agente del caos. In uno scenario internazionale ormai disgregato tutti, dalla Russia di Putin che invade l’Ucraina alla Cina di Xi che vuole annettersi Taiwan fino al governo israeliano di Netanyahu che fa la guerra a oltranza per non andare in galera, sentono di avere mano libera.
Oltre che dall’inadeguatezza della politica una grave minaccia alla libertà viene dalla dilagante crescita del nuovo capitalismo mondiale che Calenda giustamente definisce predatorio. Da Musk a Zuckerberg fanno rimpiangere non solo Henry Ford ma perfino i vecchi e beceri padroni delle ferriere. Non si costruiscono fabbriche né si creano posti di lavoro. Il profitto regna sovrano senza quell’equilibrio economico e sociale che il vecchio capitalismo garantiva. Il risultato è una tragica equazione: meno lavoro causa maggiore povertà e il malcontento va ad alimentare sovranismo e populismo implementando tendenze autoritarie e pericoli per la libertà. Quanto al ruolo del giornalismo Calenda fa notare che soprattutto sull’aggressione russa all’Ucraina l’informazione sia stata tutt’altro che corretta. Come evitare il disastro? Nonostante tutto, la parte meno contaminata del mondo è l’Europa che però finora ha inciso ben poco sugli equilibri internazionali e sicuramente assai meno di quanto sarebbe stato opportuno. E forse, parafrasando il titolo del libro di Carlo Calenda, è ora che gli europei si sveglino.



