Il Parlamento europeo ieri ha modificato la sua posizione sul prolungamento di Chat Control 1.0, la deroga alla direttiva sulla privacy elettronica che consente alle piattaforme di scansionare volontariamente i messaggi privati dei loro utenti alla ricerca di potenziale materiale pedopornografico.
IL VOTO SULLA PROROGA DI CHAT CONTROL 1.0
Il 26 marzo il Parlamento aveva rigettato la proposta della Commissione di una proroga con 311 voti contro, 228 a favore e 92 astensioni. La deroga è così scaduta il 4 aprile.
Su insistenza del Partito Popolare Europeo e sotto la pressione dei governi nazionali, la presidente del Parlamento Roberta Metsola ha trovato un espediente giuridico per votare di nuovo.
La decisione del gruppo dei Socialisti&Democratici di sostenere la proroga ha cambiato gli equilibri interni al Parlamento. La proposta di rigettare la posizione del Consiglio è stata bocciata perché non ha raggiunto la maggioranza assoluta necessaria di 360 voti. 314 deputati hanno votato a favore, 276 contro e 17 si sono astenuti.
Ma la saga su Chat Control 1.0 non è finita qui.
GLI EMENDAMENTI SULLA CIFRATURA END-TO-END
Il Parlamento europeo ieri ha anche adottato due emendamenti alla proposta di proroga di Chat Control 1.0, impedendo così il colpo di mano definitivo da parte del gruppo del PPE su questo provvedimento contestato da esperti e difensori della privacy.
Gli emendamenti erano stati presentati dal gruppo liberale Renew e da quello di estrema destra dei Patrioti e prevedono di escludere dal monitoraggio delle piattaforme i messaggi trasmessi con cifratura end-to-end.
Progressisti, liberali, verdi ed estrema destra per una volta hanno fatto causa comune (con alcune eccezioni nel gruppo socialista).
La posizione emendata del Parlamento ora sarà trasmessa al Consiglio, che avrà tre mesi di tempo per approvare o respingere gli emendamenti.
Se i governi non accetteranno le modifiche, sarà avviata la procedura di conciliazione tra Consiglio e Parlamento.
(Estratto dal Mattinale europeo)



