La lobby ecologista Transport & Environment questa volta se la prende con le navi da crociera, finite a più riprese nel mirino degli ambientalisti per l’impatto ambientale, questa volta al banco degli imputati per fare emergere una contraddizione logica apparentemente ineccepibile: se sono hotel viaggianti, perché pagano meno tasse rispetto a quelle cui sono assoggettati gli albergatori?
T&E ABBORDA LE CROCIERE
“Classificate legalmente come navi passeggeri – spiegano dall’associazione -, le navi da crociera sono soggette a normative concepite per il trasporto marittimo. Di conseguenza, beneficiano delle esenzioni fiscali concesse alle flotte commerciali di merci, tra cui l’esenzione dall’imposta sul reddito delle società, dall’IVA e dalle imposte sul carburante per navi. Storicamente, questi regimi preferenziali sono stati giustificati da vincoli geopolitici e dall’intensa concorrenza internazionale tra gli armatori, nonché dalla possibilità per questi ultimi di trasferire le navi tra diverse giurisdizioni tramite il cambio di bandiera o lo scalo in porti a bassa tassazione”.
In realtà – eccepiscono da Transport & Environment – le crociere “rappresentano un’attività ricreativa completamente svincolata dal commercio globale e libera dai vincoli strutturali del trasporto merci. Le crociere non sono semplicemente un mezzo di trasporto verso una destinazione, ma la destinazione stessa. I passeggeri scelgono i loro viaggi in base alle destinazioni offerte, ma anche in base ai servizi a bordo, come piscine, opzioni di ristorazione o intrattenimento”.
HOTEL GALLEGGIANTI CHE PAGANO MENO DEGLI HOTEL TRADIZIONALI?
E secondo T&E esisterebbe “una profonda disparità tra i livelli di tassazione delle navi da crociera e degli hotel a terra. I dati dimostrano che, a causa dei regimi fiscali strutturalmente distinti applicati al traffico marittimo rispetto agli immobili a terra, le navi da crociera sono soggette a un carico fiscale significativamente inferiore rispetto agli hotel tradizionali”.
“Se si considerano le crociere di lusso, la differenza è ancora più evidente: le navi da crociera pagano sette volte meno tasse rispetto agli hotel. In un hotel di lusso, le tasse rappresentano il 20% del prezzo totale del pernottamento. Al contrario, le tasse costituiscono meno del 3% del prezzo del biglietto per una notte a bordo di una nave da crociera di lusso. Questo dato dimostra che i turisti più facoltosi, che possono permettersi vacanze di lusso in mare, contribuiscono in misura sproporzionatamente bassa alle finanze pubbliche”, spiegano dall’associazione.
Il punto su cui intervenire a detta di T&E riguarda il fatto che “le imposte applicate alle crociere internazionali sono prevalentemente fisse. Poiché tali oneri non sono proporzionali al prezzo del biglietto e quindi ai ricavi, rappresentano una frazione trascurabile del fatturato totale generato dalle compagnie di crociera di lusso e premium”.
IL TEMA DEI COSTI AMBIENTALI
Una disparità che per la lobby ecologista non avrebbe senso, anche perché le crociere rispetto agli hotel della terraferma inquinano assai di più. Non solo, inquinerebbero parecchio anche rispetto al resto del traffico marittimo: “In termini assoluti – si legge nell’approfondimento – le navi da crociera rappresentano una frazione minima del traffico marittimo globale , costituendo solo l’1% della flotta mondiale e meno del 2% delle emissioni di CO₂ del trasporto marittimo nell’UE nel 2024”.
“Tuttavia, a livello individuale – l’accusa contenuta sempre nel report – sono la categoria di navi più inquinante in assoluto. Una singola nave da crociera emette, in media, in un anno la stessa quantità di gas serra di 19.000 automobili, secondo i calcoli” della associazione. Le regioni del Mediterraneo “sono particolarmente esposte: nel 2025, le navi da crociera di Francia, Spagna e Italia hanno emesso complessivamente 2,7 Mt di CO₂e, 40,5 kt di NOₓ, 5,5 kt di SOₓ, 2,3 kt di PM2,5 e 2,5 kt di PM10”.





