Medio Oriente tra tregua e petrolio stabile
Proseguono i colloqui tra USA e Iran, con il primo round di negoziati concluso in Svizzera e l’accordo raggiunto tra Israele e Libano, sebbene il quadro rimanga intervallato da diversi attacchi reciproci. Nel fine settimana, Teheran ha effettuato attacchi contro imbarcazioni in transito nello Stretto di Hormuz, spingendo gli USA a colpire obiettivi iraniani e l’Iran a rispondere prendendo di mira Bahrein e Qatar. Nonostante ciò, le parti hanno deciso domenica di interrompere le ostilità e di organizzare un nuovo incontro in Qatar per discutere i dettagli della riapertura dello Stretto, anche alla luce della proposta dell’Oman di introdurre pedaggi al transito delle imbarcazioni. Il petrolio si mantiene sui livelli pre-conflitto, con il WTI a 70 dollari al barile, nonostante il flusso dal passaggio marittimo sia stato nuovamente ridotto per via delle tensioni e degli attacchi militari mai completamente cessati.
Tassi in calo e settore tech sotto pressione
I tassi continuano a scendere, con il Bund decennale a 2,85%, dai massimi sopra il 3%, e il Treasury a 4,35%, dai massimi sopra il 4,5%. Si registrano inoltre forti prese di profitto sugli indici tech, come il Nasdaq 100, e sulle Borse asiatiche, come il Kospi, alimentate dal timore dei crescenti costi dei componenti hardware, in particolare le memorie. Intanto, Apple e Microsoft hanno annunciato aumenti di prezzo su diversi prodotti, tra cui iPhone e console, con il rischio che ciò possa pesare sulla domanda e il timore è che diverse Big Tech possano essere coinvolte dal rialzo dei costi di questi componenti. Il tema delle memorie, infatti, rimane tra i più caldi del momento: la trimestrale di Micron ha superato nettamente le attese, con una reazione positiva del titolo, mentre la Corea del Sud ha annunciato un piano per raddoppiare la capacità produttiva di chip DRAM entro cinque anni, grazie a nuovi investimenti di Samsung e SK Hynix. Sul fronte AI, un’ulteriore nota negativa arriva dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI al 2027, secondo un’indiscrezione del New York Times.
USA: inflazione PCE in accelerazione e dollaro in rally
Sul fronte macro, negli USA l’inflazione misurata dall’indice PCE a maggio ha registrato una variazione annua del 4,1%, in accelerazione dal precedente 3,8% e sui massimi dal 2023. Risulta in rialzo anche il dato core, salito al 3,4% dal 3,3%, sebbene entrambi i valori fossero in linea con le attese. Più incoraggiante il dato mensile del PCE, pari allo 0,4%, leggermente al di sotto delle aspettative.
La terza lettura sul PIL statunitense del primo trimestre è stata rivista al rialzo dall’1,6% al 2,1%; particolarmente negativa, tuttavia, la componente relativa ai consumi privati, rivista al ribasso allo 0,4%, compensata dalla buona tenuta di investimenti e spesa pubblica. È stata rivista nettamente al ribasso anche la componente delle importazioni che ha favorito il dato aggregato. In seguito a questi dati e alla precedente svolta hawkish della Fed, è proseguito il rally del dollaro: il tasso di cambio EUR/USD è tornato sotto quota 1,14, livello che non si vedeva da marzo 2025, prima del Liberation Day. Tale rafforzamento ha messo pressione sui metalli preziosi, con l’oro che ha ritracciato al di sotto della soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia.
Europa e Italia: fiducia in miglioramento e BTP in recupero
In Europa, lo spread Gilt-Bund ha continuato a restringersi, sull’ipotesi ormai sempre più probabile del passaggio di consegne a Downing Street da Keir Starmer ad Andy Burnham, al momento unico candidato laburista alla successione. Per quanto riguarda l’Italia, ad aprile 2026 il valore delle vendite industriali destagionalizzate è aumentato dello 0,3% su base mensile, mentre i volumi sono diminuiti dell’1,0%[1]. Su base annua, corrette per i giorni lavorativi, le vendite sono cresciute del 3,2% in valore e calate dello 0,6% in volume.
Inoltre, sono stati pubblicati anche i dati Istat di giugno sulla fiducia: l’indice dei consumatori è sceso da 93,4 a 92,4, mentre quello delle imprese è salito da 94,2 a 95,2, con miglioramenti diffusi a tutti i comparti esaminati: manifattura (da 87,9 a 88,4), costruzioni (da 99,4 a 101,7), servizi (da 96,8 a 97,2) e commercio al dettaglio, in deciso rialzo da 101,3 a 105,5.
Sul mercato obbligazionario, la minore tensione sul fronte energetico ha favorito i BTP, con il tasso decennale tornato al 3,60%, ovvero ai livelli di inizio conflitto di marzo, dai massimi del 4,10%. Lo spread con il Bund si mantiene in area 70 pb, rientrato dal picco di quasi 100 pb toccato all’apice del conflitto.
La settimana in arrivo tra Forum BCE di Sintra e mercato del lavoro USA
La settimana si presenta ricca di eventi: lunedì è iniziato il Forum BCE di Sintra, che vedrà gli interventi di diverse figure di rilievo, da Warsh a Lagarde, particolarmente atteso dopo la svolta hawkish di diverse banche centrali. Tra i dati macro più rilevanti figurano l’inflazione al consumo dell’Area Euro e il mercato del lavoro statunitense, quest’ultimo pubblicato con un giorno di anticipo rispetto al consueto venerdì a causa dell’Independence Day.



