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Come hanno reagito i mercati ai sobbalzi politici nel Regno Unito

Il Regno Unito cambia premier, ma i mercati restano cauti. L'analisi di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm.

Con ogni probabilità, a settembre il Regno Unito avrà un nuovo Primo Ministro, ma per i mercati finanziari un ulteriore cambio di leadership dovrebbe avere conseguenze limitate, almeno nel breve periodo. Il nuovo esecutivo, infatti, difficilmente disporrà di strumenti in grado di accelerare rapidamente la crescita economica: è possibile che vengano introdotte alcune misure fiscali, compresi aumenti delle imposte, ma è improbabile che siano da sole sufficienti a modificare il quadro economico del Paese. Lo scenario più plausibile resta quindi quello della continuità, magari accompagnata da una comunicazione più ottimistica rispetto a quella finora adottata dal governo di Keir Starmer e Rachel Reeves.

I margini di manovra appaiono limitati: il carico fiscale nel Regno Unito, misurato come rapporto gettito-Pil, è già elevato rispetto agli standard storici e la base imponibile rimane relativamente ristretta, con una quota contenuta di contribuenti che versa parte significativa dell’imposta sul reddito. Inoltre, la crescita economica dipende soprattutto dalla capacità del settore privato di generare investimenti e produttività, mentre oltre una certa soglia, un ampliamento del ruolo dello Stato tende a produrre benefici sempre più ridotti.

Non si può escludere che il nuovo governo scelga un approccio più incisivo sul fronte fiscale, aumentando la pressione tributaria oltre le attese del mercato. Tuttavia, il confronto con i vincoli della finanza pubblica dovrebbe confermare quanto siano limitate le possibilità di incrementare stabilmente il gettito e sostenere la crescita nel breve termine. In questo senso, l’esperienza del governo di Liz Truss continua a rappresentare un monito contro cambiamenti troppo radicali.

Maggiori margini di intervento potrebbero invece emergere sul fronte degli investimenti pubblici. Sebbene Burnham abbia dichiarato di voler mantenere le attuali regole fiscali, alcuni suoi consiglieri informali hanno proposto di modificarle per favorire investimenti in infrastrutture e capitale produttivo, una scelta che potrebbe essere ben accolta dai mercati. Pur senza incidere sulle prospettive di crescita nell’immediato, questa strategia contribuirebbe a rafforzarle nel lungo periodo. Nel breve termine, il quadro per gli investitori continuerà comunque a dipendere soprattutto dall’andamento dell’economia globale. La recente flessione del prezzo del petrolio potrebbe ridurre nei prossimi mesi il costo dell’energia per famiglie e imprese, anche se gli effetti non saranno immediati. Sul fronte della politica economica, ci aspettiamo alcuni aumenti delle imposte finalizzati a rafforzare la credibilità fiscale del nuovo esecutivo, con un impatto limitato sui conti pubblici, insieme a maggiori incentivi agli investimenti in conto capitale, pur tenendo conto degli elevati costi di realizzazione delle infrastrutture nel Regno Unito.

Nel complesso, questo scenario dovrebbe contribuire a mantenere relativamente stabili i rendimenti dei titoli di Stato britannici, offrendo un contesto favorevole agli investitori obbligazionari, anche se difficilmente un semplice cambio di leadership sarà sufficiente, da solo, a modificare in modo significativo le prospettive economiche del Paese.

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