“Oute adikein oute antadikein” (Οὔτε ἀδικεῖνοὔτε ἀνταδικεῖν) è un celebre principio della morale socratica che significa: “Non commettere ingiustizia, né ricambiare l’ingiustizia”. E’ opportuno ricordarlo ai giudici che dopo 17 anni di persecuzione processuale hanno condannato in via definitiva a 5 anni di reclusione per l’ing. Mauro Moretti ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, il quale si è consegnato alla giustizia nel penitenziario di Orvieto poche ore dopo la sentenza della Cassazione.
Insieme a Moretti sono stati condannati gli altri imputati della linea manageriale ritenuti responsabili della strage ferroviaria nella Stazione di Viareggio in cui persero la vita 32 persone: 11 subito per le ustioni o per il crollo degli edifici; altre 20 morirono in ospedale nelle settimane e nei mesi successivi mentre 2 anziani, Angela Monelli e Italo Ferrari, morirono di infarto, probabilmente a causa dello spavento dovuto all’esplosione; più di un centinaio furono i feriti. Per tutti l’accusa era di disastro ferroviario colposo e per Moretti c’era anche l’accusa di incendio.
Moretti ha commentato la sentenza con dignità facendo notare il grave precedente che viene affermato per quanto riguarda la responsabilità manageriale. I fatti sono noti e risalgono al 29 giugno 2009. La sera di quel giorno maledetto, un treno merci (di 14 carrozze provenienti dalla Polonia e dalla Germania, fornite di regolari documenti sui controlli effettuati) deragliò poco dopo aver superato la stazione di Viareggio in una località abitata della città. Trasportava GPL — gas di petrolio liquefatto — che fuoriuscì da uno dei carri cisterna del treno causando un incendio e l’esplosione di tre palazzine adiacenti alla stazione. Tra le cause individuate per l’incidente, c’era il cedimento di un asse del vagone uscito dai binari (il che segnalava una carenza nei controlli che vanno ripetuti spesso prima che la lesione si allarghi e diventi pericolosa).
Nelle motivazioni della sentenza del 2022 i magistrati stabilirono che la responsabilità di Moretti nella strage fosse determinata dalla mancata tracciabilità e dai controlli inadeguati sui carri merci noleggiati da società tedesche. I parenti delle vittime e i cittadini di Viareggio hanno condotto per anni – con importanti e determinate iniziative – una lotta in nome del diritto di ottenere giustizia ed hanno salutato la sentenza definitiva anche se ridimensiona quella di primo grado. Si direbbe quasi che a loro, riuniti in associazione, bastasse comunque una condanna anche ‘’simbolica’’ (cinque anni non sono una pena adeguata alla gravità delle accuse).
Per quanto sia comprensibile la posizione dei parenti delle vittime, anche per loro vale la domanda: può rendere ‘’giustizia’’ una qualsiasi? Certo non se la sono inventata loro la colpevolezza di Moretti: l’hanno stabilita e consegnata ai cittadini di Viareggio delle Corti a cui spetta giudicare. Non possono essere le vittime a sollevarlo, ma il dubbio resta. Pur trovandoci in una fase storica in cui la percezione ha spesso prevalso sulla realtà, chi scrive continua a restare allibito di fronte ad una sentenza in cui si abusa dell’antico concetto della responsabilità oggettiva, fino ad attribuirla ad una persona che non era neppure presente ai fatti (la responsabilità penale è sempre personale). Anche ammesso per paradosso che un ‘’a.d.’’ avesse il compito di controllare direttamente la linea ferroviaria, quella notte Moretti non aveva alcuna possibilità di rimediare al logoramento di un asse di un vagone – peraltro proveniente dall’estero – deragliato dai binari, appena uscito dalla stazione di Viareggio. Non si fa giustizia applicando la legge del taglione.
Peraltro nelle sentenze emesse nei diversi gradi di giudizio è palese una indulgenza inversamente proporzionale nei riguardi di coloro che – come il personale della stazione per il suo ruolo e per essere in servizio sul posto – avevano maggiori possibilità di effettuare eventuali controlli sui vagoni della morte, rispetto alle effettive disponibilità di manager che nelle ore della tragedia dormivano nel loro letto a centinaia di chilometri di distanza. Non si pone riparo ad una strage degli innocenti attraverso la decimazione – di questo si è trattato – della linea di comando delle Ferrovie dello Stato. Occorre avere rispetto e solidarietà per quanti hanno sofferto e soffrono le conseguenze di quella tragedia.
E’ umano comprendere il loro desiderio che qualcuno paghi per tutti e che si tratti di una persona importante con uno scalpo fluente da esibire ut iustitia fit. Ottenere comunque una sentenza di colpevolezza (più apprezzata e condivisa se maggiore è la pena) per imputati palesemente non responsabili significa uccidere di nuovo quelle povere vittime sorprese di notte dall’esplosione e dalle fiamme nella stazione di Viareggio






