Skip to content

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Usa-Iran, i punti dell’accordo e le troppe trumpate

Che cosa è scritto e che cosa non è scritto nell'accordo tra Usa e Iran. Il punto di Stefano Feltri estratto dalla newsletter Appunti

Bisogna guardare i punti del memorandum, uno per uno, per capire quanto è disastroso il bilancio degli Stati Uniti. Sotto ogni punto c’è il commento in corsivo.

Il memorandum

1. Fine immediata e permanente delle operazioni militari

Gli Stati Uniti d’America, la Repubblica islamica dell’Iran e i rispettivi alleati nella guerra in corso dichiarano, con la firma di questo memorandum d’intesa, la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano.

Le parti si impegnano d’ora in poi a non avviare alcuna guerra o operazione militare l’una contro l’altra, a non minacciare né usare la forza l’una contro l’altra, e a garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano.

L’accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e le altre disposizioni di questo paragrafo.

La parte importante di questo punto riguarda il Libano, dove la guerra la sta facendo Israele, non gli Stati Uniti. E Israele non firma il memorandum. Dunque, il solo modo di interpretare questo articolo è che l’Iran ha ottenuto dagli Stati Uniti la garanzia che l’amministrazione Trump impedirà al governo israeliano di Benjamin Netanyahu di continuare la sua offensiva in Libano.

Quindi, in un colpo solo l’Iran ottiene che venga certificata la sudditanza di Israele nei confronti degli Stati Uniti e la sua scarsa autonomia per perseguire obiettivi in contrasto con quelli di Washington. Inoltre, il regime degli ayatollah si assicura che i due fronti di guerra – Iran e Libano – siano legati da un comune destino.

Ogni mossa di Netanyahu in Libano contro la milizia filo-iraniana di Hezbollah diventa un attentato alla pace nei confronti di tutta la comunità internazionale.

2. Sovranità e non interferenza

Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran si impegnano a rispettare reciprocamente la sovranità e l’integrità territoriale, e ad astenersi da interferenze negli affari interni dell’altra parte.

Questo secondo punto smentisce le promesse fatte da Donald Trump ai manifestanti iraniani. Il 13 gennaio, Trump incitava addirittura alla rivolta: “Patrioti iraniani, continuate a manifestare, prendetevi le vostre istituzioni!!!… gli aiuti sono in arrivo”. Poco più di un mese dopo Trump e Israele hanno attaccato l’Iran.

Oggi invece gli Stati Uniti si impegnano a non interferire negli affari interni iraniani, cioè a non mettere in discussione i massacri, le incarcerazioni di massa, le torture e le esecuzioni che il regime e le Guardie della rivoluzione usano per reprimere ogni dissenso.

Certo, teoricamente il punto vincola anche l’Iran a non tentare operazioni come il sabotaggio della campagna elettorale presidenziale 2024, quando hacker iraniani rubarono e diffusero un dossier sull’attuale vice presidente JD Vance. Ma questo punto è molto più pesante per Washington che per Teheran.

3. Negoziato entro 60 giorni

Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran si impegnano a negoziare e raggiungere l’accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabili con il consenso reciproco.

4. Fine del blocco navale statunitense

Subito dopo la firma del memorandum, gli Stati Uniti d’America inizieranno a rimuovere il blocco navale e ogni interferenza o impedimento contro la Repubblica islamica dell’Iran, e metteranno completamente fine al blocco navale entro 30 giorni.

Durante questo periodo, il traffico navale sarà ripristinato dalla Repubblica islamica dell’Iran in proporzione ai livelli precedenti alla guerra.

Gli Stati Uniti d’America si impegnano inoltre a rimuovere le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica islamica dell’Iran entro 30 giorni dall’accordo finale.

Non soltanto gli Stati Uniti rinunciano al contro-blocco navale che era rimasto invece nella prima fase della tregua, ma si impegnano a ritirare le navi dall’area: in pratica riconoscono che lo stretto di Hormuz è parte della sfera di influenza dell’Iran che può disporne in autonomia.

5. Passaggio delle navi commerciali nello stretto di Hormuz

Con la firma del memorandum, la Repubblica islamica dell’Iran predisporrà, facendo il massimo sforzo, le condizioni per il passaggio sicuro delle navi commerciali, senza alcun costo per 60 giorni soltanto, dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa.

Il traffico delle navi commerciali riprenderà immediatamente e, considerando la necessità di rimuovere ostacoli tecnici e militari e di procedere allo sminamento da parte della Repubblica islamica dell’Iran, sarà ristabilito entro 30 giorni.

La Repubblica islamica dell’Iran avvierà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello stretto di Hormuz, in consultazione con gli altri stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale applicabile e dei diritti sovrani degli stati costieri dello stretto di Hormuz.

L’Iran promette di riaprire lo stretto di Hormuz al traffico alle condizioni pre-guerra, ma soltanto per 60 giorni. Il nuovo assetto stabile, si deduce da questo punto, deve essere diverso. E la formulazione di questo punto lascia aperta la possibilità che l’Iran possa chiedere pedaggi o comunque contropartite per attraversare un tratto di mare che prima della guerra non aveva questo tipo di vincoli.

6. Piano da almeno 300 miliardi di dollari per l’Iran

Gli Stati Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a sviluppare un piano definitivo e concordato reciprocamente, del valore di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran.

Il meccanismo di attuazione di questo piano sarà finalizzato nell’ambito dell’accordo finale entro 60 giorni.

Tutte le licenze, deroghe e autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d’America.

Questo è proprio un punto da Pace di Versailles di un secolo fa: si stabiliscono le riparazioni di guerra, ma all’epoca era chiaro chi doveva pagarle, cioè la Germania. L’aggressore doveva indennizzare gli aggrediti.

Oggi è tutto più ambiguo: l’Iran acquisisce il chiaro status di vittima da risarcire, e già questo è un grande successo. Ma non è ben chiaro a chi vada il conto. O questi soldi arrivano da Stati, o da soggetti privati, o da qualche fonte di gettito dedicata, come i possibili pedaggi per attraversare Hormuz.

Trump ha escluso che siano gli Stati Uniti a mettere i capitali: l’amministrazione vorrebbe limitarsi a intermediare queste risorse, trasformandole in una opportunità quantomeno per le imprese finanziarie americane che potrebbero gestire le pratiche. Ma è ovvio che un simile afflusso di fondi poco controllati può creare anche molte occasioni di lauti profitti in zone grigie tra politica e corruzione nelle quali le persone intorno a Trump e il presidente stesso si muovono molto.

E’ lo stesso schema che Trump aveva proposto per la ricostruzione di Gaza tramite il Board of Peace. Non se ne è mai più sentito parlare e non risulta che qualcuno abbia davvero versato soldi nel Board of Peace e men che meno che siano stati spesi denari sul terreno.

7. Fine delle sanzioni contro l’Iran

Gli Stati Uniti d’America si impegnano a porre fine a tutti i tipi di sanzioni contro la Repubblica islamica dell’Iran, incluse le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei governatori dell’Aiea e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato nell’ambito dell’accordo finale.

La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America riconoscono l’importanza critica della cessazione delle sanzioni e dichiarano la loro intenzione di affrontare immediatamente questi temi nei negoziati per raggiungere un accordo reciproco.

Per come è formulata, sembra una fine completa e totale delle sanzioni che da oltre quarant’anni limitano l’accesso dell’Iran ai mercati internazionali, in particolare del petrolio. Le sanzioni non decadono subito, ma è chiara la direzione del negoziato.

Questo gradualismo è l’unica leva negoziale che gli Stati Uniti sembrano aver mantenuto, perché possono dosare la velocità del reinserimento di Teheran nell’economia internazionale per ottenere contropartite.

8. Nucleare, materiale arricchito e arricchimento

La Repubblica islamica dell’Iran riafferma che non acquisirà né svilupperà armi nucleari.

Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran hanno concordato di risolvere la questione della destinazione del materiale arricchito accumulato secondo un meccanismo da concordare reciprocamente, in base al calendario indicato al paragrafo 7. La metodologia minima prevista sarà la diluizione sul posto del materiale arricchito, sotto la supervisione dell’Aiea.

Le due parti hanno inoltre concordato di discutere la questione dell’arricchimento e altri temi reciprocamente concordati relativi alle necessità nucleari della Repubblica islamica dell’Iran, sulla base di un quadro soddisfacente da definire nell’accordo finale.

L’accordo finale confermerà le disposizioni di questo paragrafo.

Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran riconoscono l’importanza critica delle questioni nucleari indicate sopra e dichiarano la loro intenzione di affrontarle immediatamente nei negoziati per raggiungere un accordo reciproco.

Su questo ottavo punto molto si è già detto e scritto: di fatto viene riconosciuta la posizione ufficiale dell’Iran, che ha sempre detto di volere il nucleare soltanto a scopo civile, scelta non ovvia per uno dei Paesi con le maggiori riserve di petrolio mondiali e che dunque non ha un immediato problema di approvvigionamento energetico.

Trump, come i “falchi” anti-iraniani, ha sempre detto di non credere alle rassicurazioni: il vero obiettivo è la bomba.

Ma ora la linea iraniana viene formalizzata e ufficialmente condivisa dall’America. Non si torna però al contesto del JCPOA, l’accordo del 2015 mediato dall’Unione europea. Qui ci sono soltanto vaghi impegni a negoziati e monitoraggi. E tutta la vaghezza è a beneficio dell’Iran, ovviamente, che può fare le sue scelte senza timore di violare impegni così poco stringenti.

9. Mantenimento dello status quo fino all’accordo finale

In attesa dell’accordo finale, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran concordano di mantenere lo status quo.

La Repubblica islamica dell’Iran manterrà lo status quo attuale del proprio programma nucleare e gli Stati Uniti d’America non imporranno nuove sanzioni né dispiegheranno ulteriori forze nella regione.

10. Deroghe statunitensi per petrolio iraniano e servizi collegati

Gli Stati Uniti d’America si impegnano affinché, immediatamente dopo la firma del memorandum e fino alla cessazione delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti emetta deroghe per l’esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e derivati, e per tutti i servizi collegati, incluse transazioni bancarie, assicurazioni, trasporti e altri servizi.

Un altro successo negoziale iraniano: il primo risultato importante per l’Iran viene concesso subito, prima ancora che si definiscano gli altri aspetti che il memorandum lascia in sospeso. Dunque Trump, che da anni si considera un grande negoziatore, si priva della più rilevante leva alla prima mossa.

Se gli Stati Uniti iniziano a derogare alle sanzioni sul petrolio iraniano fin da subito, rendono la promessa di rimuovere tutte le altre sanzioni molto meno decisiva.

11. Sblocco dei fondi e degli asset iraniani

Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rendere pienamente disponibili per l’uso i fondi e gli asset congelati o soggetti a restrizioni della Repubblica islamica dell’Iran.

Con l’attuazione del memorandum, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative al rilascio di questi fondi durante il negoziato.

Tali fondi, che restino nei conti originari o vengano trasferiti, dovranno essere resi pienamente utilizzabili per pagamenti a qualsiasi beneficiario finale indicato dalla Banca centrale della Repubblica islamica dell’Iran.

Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rilasciare tutte le licenze e autorizzazioni necessarie.

Altro trionfo iraniano. Nessuna contropartita agli americani, nessuna concessione, soltanto il pieno accesso alle risorse bloccate all’estero.

Se si vuole trovare una qualche utilità per l’America, almeno nella prospettiva di Donald Trump, è che concessioni come questa mandano un messaggio chiaro a Vladimir Putin: si può reintegrare uno Stato canaglia nel sistema economico-finanziario occidentale anche senza alcun cambio di regime.

Però Putin potrebbe trarre la lezione sbagliata, cioè che se metti in difficoltà le potenze occidentali colpendole sull’economia, queste sono costrette a fare concessioni.

12. Meccanismo di monitoraggio

Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran concordano che sarà istituito un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del memorandum e il futuro rispetto dell’accordo finale.

13. Avvio dei negoziati sull’accordo finale

Dopo la firma del memorandum, e subordinatamente all’inizio dell’attuazione dei paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 del memorandum stesso, nonché alla prosecuzione dell’attuazione di queste misure, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran avvieranno negoziati sull’accordo finale esclusivamente sugli altri paragrafi.

14. Risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza Onu

L’accordo finale sarà approvato da una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Donald Trump ha pontificato all’Onu sulla irrilevanza della governance multilaterale, ha fatto uscire gli Stati Uniti da molte organizzazioni delle Nazioni Unite, ha creato il Board of Peace come alternativa privatizzata. E, soprattutto, ha lanciato una guerra in Iran senza uno straccio di risoluzione Onu che esisteva perfino per la guerra in Iraq del 2003 e per la stessa creazione del Board of Peace.

Torna su