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Come andranno i mercati finanziari. Report Pictet

Shock energetico, corsa all'AI e politica monetaria: lo scenario per i mercati di giugno. L'analisi di Marco Piersimoni, Co-head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management.

Guerra in Iran, intelligenza artificiale e dinamiche macroeconomiche globali: sono questi i tre grandi temi che stanno plasmando i mercati finanziari in queste settimane. Fattori distinti ma profondamente interconnessi, che si influenzano a vicenda e che continueranno probabilmente a dettare l’agenda degli investitori anche nelle prossime settimane.

Sul fronte geopolitico, le tregue annunciate tra Stati Uniti e Iran e tra Israele e Libano non hanno trovato ancora una traduzione concreta sul terreno. A 100 giorni dall’inizio del conflitto, le ostilità sono riprese con il coinvolgimento di tutte le parti, seppure con un’intensità inferiore rispetto alle fasi iniziali. Il traffico sullo Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: i transiti giornalieri di tankers si sono infatti ridotti a poche unità.

Il mercato dell’energia ha reagito prontamente, con effetti tuttavia meno marcati rispetto a quelli registrati nelle settimane successive allo scoppio del conflitto: il prezzo future del petrolio di dicembre è tornato sopra 88 dollari per barile, mentre il prezzo future del gas in Europa, anch’esso per dicembre, è tornato verso quota 50 euro per megawattora. Per entrambi, siamo sotto ai massimi registrati poche settimane fa. Il prezzo del Brent per pronta consegna, che aveva raggiunto i 140 dollari ad inizio aprile, è ora sotto i 100 dollari.

L’evoluzione del fronte geopolitico resta imprevedibile, ma la risposta relativamente contenuta dei prezzi energetici trova una spiegazione nella crescente capacità di adattamento delle economie. Dopo il Covid e il 2022, aziende e sistemi produttivi hanno sviluppato una flessibilità strutturale che oggi si traduce in un significativo effetto sostituzione. Ne è un esempio la Cina, dove secondo JPMorgan la domanda di petrolio è scesa del 9% senza penalizzare in misura rilevante i flussi commerciali e privati: il trasporto aereo ha ceduto terreno a quello ferroviario, mentre la mobilità su gomma si è spostata progressivamente verso il vettore elettrico.

Sul fronte dell’ecosistema AI, gli investimenti degli hyperscaler sono destinati a raggiungere i 1.000 miliardi di dollari, a testimonianza di una domanda solida e sostanzialmente anelastica ai prezzi. Un eccesso di domanda di questa portata ha generato colli di bottiglia lungo diverse fasi delle filiere produttive, dalle memorie alle infrastrutture per la trasmissione di dati ed energia. Le conseguenze finanziarie sono significative: margini straordinari per le società coinvolte e consistenti revisioni al rialzo delle stime sugli utili. Il caso più emblematico è quello dei semiconduttori, con i titoli coreani che continuano a trattare a valutazioni contenute nonostante la forte corsa dei prezzi.

I due temi fin qui descritti — la crisi energetica e la corsa all’AI — si intrecciano inevitabilmente con le dinamiche macroeconomiche fondamentali, in un quadro in cui le strutture economiche dei diversi Paesi portano a implicazioni molto differenti. Gli Stati Uniti si trovano in una posizione di relativo vantaggio: maggior produttore mondiale di petrolio e sede delle principali società protagoniste dell’ecosistema AI, l’economia americana mostra fondamentali solidi, confermati da un mercato del lavoro ancora tonico. In questo contesto, lo shock energetico si configura principalmente come uno shock inflazionistico. In area euro prevalgono invece dinamiche stagflazionistiche, con la crescita sotto pressione e l’inflazione difficile da domare. La Cina sta riorganizzando il proprio modello energetico e produttivo, mentre le economie dell’Asia del nord — Corea e Taiwan in testa — beneficiano in misura particolare della corsa globale all’AI.

In tutto questo, le banche centrali stanno prendendo le misure alle novità descritte, con un cambiamento di atteggiamento in direzione hawkish ormai certificato. Per quanto riguarda la Fed, vedremo l’esordio di Kevin Warsh alla sua prima uscita come chairman della Fed: in questo caso, è possibile aspettarsi l’inizio di un diverso orientamento, ossia che non si parli più apertamente della prossima mossa come di un taglio.

Il mercato obbligazionario rimane piuttosto fragile, condizionato dalle banche centrali e dalla loro lettura dello shock energetico. Per quanto riguarda i mercati azionari, abbiamo visto un rally imponente e negli ultimi giorni prese di beneficio, quasi inevitabili, sulle parti più esuberanti, come quella dei semiconduttori. Ci sarà un’imponente offerta di azioni sul mercato, sia per le quotazioni (SpaceX) che per aumenti di capitale (Google), anche se restano presenti buyback molto tonici. In generale, il quadro di medio termine è costruttivo, nell’immediato non escludiamo il proseguimento di qualche turbolenza.

In un contesto caratterizzato da molteplici variabili in rapida evoluzione, la selettività rimane la chiave. I mercati stanno dimostrando una capacità di adattamento notevole, ma i rischi non sono scomparsi: sono semplicemente cambiati di forma. Navigare questa fase richiede un approccio rigoroso, capace di distinguere i trend strutturali di lungo periodo dalle oscillazioni di breve termine.

 

 

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