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Fallito il Fcas, la Germania salirà a bordo del Gcap?

Dopo la decisione di Francia e Germania di non proseguire il programma Fcas, il programma congiunto per sviluppare il caccia di sesta generazione, si aprono varie opzioni sul tavolo per il futuro della difesa aerea europea.Tutti i dettagli

La Germania chiederà di accedere al Gcap (Global Combat Air Programme), programma per un sistema di combattimento aereo di sesta generazione che dovrà essere operativo nel 2035 sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone?

È l’interrogativo che si vociferava già da tempo, ma che ora si fa più insistente dopo che Parigi e Berlino hanno convenuto di non proseguire con la realizzazione del progetto Fcas (Future Combat Air System), il programma per sviluppare il caccia di sesta generazione frutto della collaborazione tra Germania, Francia e Spagna con il Belgio in qualità di paese osservatore.

Il programma Fcas – dal valore stimato di oltre 100 miliardi di euro – era progettato per sostituire il Rafale francese e gli Eurofighter tedeschi e spagnoli a partire dal 2040. Tuttavia, la lunga disputa mai risolta tra le aziende coinvolte: la francese Dassault e la divisione del gruppo europeo Airbus con sede in Germania, ha fatto collassare definitivamente il programma.

Cosa faranno ora i paesi coinvolti nel progetto fallito Fcas?

Secondo la testata Politico ci sono almeno tre opzioni sul tavolo: sviluppare autonomamente nuovi velivoli, aumentare gli acquisti di caccia americani F-35 oppure aderire a programmi alternativi già esistenti come il Gcap.

Tutti i dettagli.

LA SFIDA FRANCESE DELL’AUTONOMIA

“Probabilmente la Francia intraprenderà la strada di un programma di procurement nazionale per sviluppare un caccia di sesta generazione affidato a Dassault, in continuità con la prassi che ha portato ai Mirage e ai Rafale” aveva evidenziato ieri a Startmag Alessandro Marrone, responsabile del programma “Difesa, sicurezza e spazio” dell’Istituto Affari Internazionali (Iai).

“Avrebbe prevalso, così, la linea dura di Dassault e del suo ad, Eric Trappier, che adesso possono fare ciò che hanno sempre fatto: concepire e produrre un caccia da combattimento in perfetta autonomia. Nella fattispecie, sulla base anche delle lezioni che arrivano dai teatri operativi, stiamo parlando di una sorta di RAFALE 2.0, in cui la iper-sofisticazione tecnologica viene tenuta sotto controllo in nome di spendibilità operativa e mercato export” commenta Pietro Batacchi, direttore di Rid.

Secondo Politico, Parigi si trova infatti in una posizione diversa rispetto a Berlino. Dassault ha sempre sostenuto che la Francia possieda le capacità industriali necessarie per sviluppare autonomamente un nuovo velivolo da combattimento.

Oltre alla necessità di mantenere una propria autonomia strategica, la Francia considera il futuro caccia essenziale anche per il mantenimento della componente aerea della deterrenza nucleare.

Resta però il nodo delle risorse economiche. Le difficoltà dei conti pubblici francesi potrebbero rendere particolarmente oneroso finanziare da soli un programma di tale portata, specifica la testata.

OPZIONE F-35 PER BERLINO?

Una seconda possibilità è rappresentata dall’acquisto di ulteriori caccia F-35 statunitensi, segnala ancora Politico.

Secondo documenti del bilancio tedesco visionati dalla testata, Berlino avrebbe previsto circa 2,5 miliardi di euro per ampliare la propria flotta da 35 a 50 velivoli. Già lo scorso febbraio il quotidiano tedesco Handelsblatt riferiva di una possibile acquisizione di ulteriori caccia F-35 da parte del governo Merz, operazione che consentirebbe alla Germania di coprire eventuali vuoti operativi e, allo stesso tempo, di ridefinire il proprio ruolo nei programmi industriali europei per la difesa.

La Germania aveva già commissionato 35 F-35 nel 2022 alla società statunitense Lockheed Martin, con consegne previste a partire da quest’anno. In autunno erano circolate indiscrezioni su un possibile ordine supplementare di 15 unità, ipotesi che finora non ha ricevuto conferme ufficiali.

Tuttavia, un maggiore ricorso agli F-35 aumenterebbe anche la dipendenza europea dagli Stati Uniti in una fase in cui numerosi governi del continente sostengono la necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea.

A complicare ulteriormente il quadro c’è il futuro F-47 sviluppato da Boeing nell’ambito del programma americano di sesta generazione. Sebbene il velivolo possa entrare in servizio entro la fine del decennio, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti esporterebbero ai propri alleati versioni meno performanti rispetto a quelle destinate alle forze armate americane.

LE ALTRE ALTERNATIVE PER LA GERMANIA

Secondo Batacchi invece “Per Berlino adesso si aprono 2 scenari: cercare di entrare nel Gcap, ma questo significherebbe azzerare tutto e ricominciare da capo, con almeno un anno di fermo al programma, oppure lanciare una partnership con la Svezia; una sfida, quest’ultima, però molto complicata sia sotto il profilo dei requisiti operativi che degli aspetti industriali”.

In base a quanto riporta Politico, una delle opzioni allo studio è lo sviluppo nazionale di un nuovo sistema di combattimento aereo. Una via già proposta dalle aziende tedesche.

Secondo una lettera indirizzata al ministro della Difesa Boris Pistorius, Airbus e altre sette aziende tedesche dell’aerospazio e della difesa hanno proposto la creazione di una nuova alleanza industriale denominata Team Gen 6, con l’obiettivo di sviluppare un caccia europeo di sesta generazione. La proposta necessita tuttavia dell’appoggio politico del cancelliere Friedrich Merz e del ministero della Difesa, oltre che di significative risorse finanziarie.

“Per quanto riguarda il nuovo aereo, vedremo quali strade intraprenderemo”, ha dichiarato Pistorius. “Ne stiamo già discutendo con diversi attori da mesi”.

Di certo il fattore tempo sarà decisivo.

“Per Airbus, una decisione rapida è considerata cruciale: entro la fine dell’anno termina infatti la prima fase del programma Fcas e il rischio, in assenza di un progetto sostitutivo, sarebbe la dispersione di competenze e know-how di ingegneri e tecnici altamente specializzati” osserva oggi Analisi Difesa.

L’INGRESSO NEL GCAP

Infine dunque il Gcap è emerso come il principale candidato ad assorbire eventuali partner europei rimasti senza un programma nazionale.

Il progetto sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone per un sistema di combattimento aereo di sesta generazione sembra procedere speditamente. A inizio aprile è stato assegnato il primo contratto internazionale congiunto per il programma: l’Agenzia Gcap, che gestisce il programma per conto delle tre nazioni, ha affidato il contratto a Edgewing, la joint venture industriale trinazionale costituita per guidare la progettazione e lo sviluppo del programma tra le aziende capofila (Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Mitsubishi Heavy Industries per il Giappone).

In un’intervista a Bloomberg il neo ad di Leonardo Lorenzo Mariani ha sottolineato che “avere la Germania come membro a pieno titolo del team sarebbe una cosa positiva” ma “se si vuole davvero avere un velivolo in grado di volare e di effettuare dimostrazioni nel 2035, l’ingresso di un altro partner in questo momento rischierebbe di essere dirompente”. “Sarebbe meglio trovare una formula che non ci porti a competere tra noi ma con i mercati al di fuori dell’Europa”, ha aggiunto il numero uno di Leonardo.

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