Tra ieri e le prime ore dell’alba di oggi Israele e Iran si sono scambiati attacchi missilistici, che segnalano quanto fragile sia ormai il cessate-il-fuoco raggiunto ad aprile.
Dopo il lancio di una decina di missili balistici iraniani contro Israele domenica, in una rappresaglia diretta per i raid israeliani sui sobborghi di Beirut compiuti nella stessa giornata dall’IDF, Tel Aviv ha risposto colpendo obiettivi militari nell’Iran centrale e occidentale, tra cui uno stabilimento petrolchimico strategico. Poco più tardi altri missili partivano dall’Iran in direzione di Israele, venendo intercettati dai sistemi di difesa antiaerea.
L’amministrazione Trump ha cercato in ogni modo di contenere la spirale di violenza, con il presidente che ha chiamato personalmente Netanyahu ieri per chiedergli di evitare una reazione immediata.
Nel frattempo i mercati hanno reagito con nervosismo, spingendo il prezzo del petrolio sopra i 95 dollari al barile.
Si tratta di un’escalation arrivata esattamente al centesimo giorno di un conflitto che continua a trascinarsi, coinvolgendo Hezbollah e gli Houthi yemeniti.
La sequenza degli eventi
La nuova catena di violenze è scattata domenica, quando l’aviazione israeliana ha bombardato i sobborghi meridionali di Beirut, colpendo un centro di comando di Hezbollah in risposta al lancio di razzi e droni verso il nord di Israele. L’operazione ha provocato almeno due morti e una ventina di feriti in Libano, come riporta il New York Times.
Teheran, che considera Hezbollah un alleato strategico fondamentale, ha reagito con prontezza: poche ore dopo ha lanciato circa dieci missili balistici contro il territorio israeliano, segnando il primo attacco diretto di questo genere dal cessate-il-fuoco di aprile.
Nella notte e nelle prime ore di oggi Israele ha portato a termine la sua controffensiva, colpendo diversi obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale. Come scrive Bloomberg, l’IDF ha confermato i raid su “target militari”, mentre le fonti iraniane hanno riferito di un attacco a uno stabilimento petrolchimico a Mahshahr, nella provincia del Khuzestan, area chiave per l’industria energetica del Paese. Esplosioni sono state chiaramente udite a Teheran e nelle città di Isfahan, Tabriz e Karaj.
In risposta, l’Iran ha immediatamente chiuso lo spazio aereo intorno al suo principale aeroporto internazionale Imam Khomeini e ha accusato Israele di aver impiegato missili balistici lanciati da aerei.
L’Iran torna a colpire
Nelle prime ore di stamattina, l’Iran ha lanciato una nuova salva di missili balistici contro Israele, la seconda ondata significativa in poche ore, confermando la pericolosa escalation in corso tra i due avversari storici.
Secondo quanto riferito dall’esercito israeliano e riportato dal New York Times, Teheran ha sparato diverse decine di missili verso il centro, il nord e altre aree del Paese, poche ore dopo il primo attacco notturno che aveva già costretto centinaia di migliaia di israeliani a rifugiarsi nei bunker.
Tutti i missili sarebbero stati intercettati con successo dai sistemi di difesa aerea o sono caduti in aree disabitate, senza provocare vittime né danni significativi. “I sistemi di difesa stanno operando per intercettare la minaccia”, aveva detto l’IDF secondo quanto riportato dalla CNN.
Il rischio di un incendio più ampio
L’escalation non si è fermata ai due diretti contendenti. Come riferisce l’Associated Press, un missile lanciato dallo Yemen, quasi certamente dagli Houthi filoiraniani, è stato intercettato sopra Israele, mentre sirene di allarme sono suonate anche in Arabia Saudita, nelle vicinanze della base aerea di Prince Sultan che ospita truppe americane.
Ed è notizia di poco fa, rilanciata da Bloomberg, che gli Houthi hanno dichiarato il divieto di transito alle navi israeliane nel Mar Rosso, affermando di avere il diritto di “affrontare l’aggressione americano-israeliana”. “Dichiariamo un divieto completo e totale alla navigazione marittima israeliana nel Mar Rosso”, ha affermato il gruppo in un comunicato, dove si precisa che “consideriamo tutti i movimenti nemici come obiettivi militari legittimi per le nostre Forze Armate”.
L’Iran ha inoltre lanciato chiari avvertimenti sul possibile coinvolgimento ancora più massiccio delle sue milizie proxy nel caso in cui gli attacchi dovessero proseguire.
La posizione di Trump
L’amministrazione americana ha tentato con decisione di contenere la crisi. Come riporta il Guardian, Donald Trump ha telefonato personalmente al premier israeliano ieri sera per invitarlo a non rispondere subito all’attacco missilistico iraniano, convinto di averlo persuaso a “sospendere temporaneamente la reazione”.
Nonostante questo, dopo le forti pressioni dei falchi del suo stesso governo, Tel Aviv ha deciso di procedere comunque con i raid.
Trump ha poi dichiarato pubblicamente a Fox News di non essere affatto contento dell’azione israeliana su Beirut, definita non coordinata con Washington e controproducente per i negoziati in corso con la Repubblica islamica, ma ha anche inviato un messaggio diretto a Teheran: “Smettete di sparare missili e tornate al tavolo”.
Come scrive il Financial Times, in un’intervista il presidente americano ha ribadito con forza il suo ruolo dominante: “Sono io che comando. Comando tutto io. Lui [Netanyahu] non comanda”.
Il petrolio corre al rialzo
I mercati hanno reagito immediatamente all’escalation. Come rileva Bloomberg, il Brent ha guadagnato oltre il 3% superando i 95-96 dollari al barile nelle prime contrattazioni asiatiche, mentre il WTI si è portato intorno ai 93 dollari.
Il FT registra aumenti simili, alimentati soprattutto dalle preoccupazioni per lo Stretto di Hormuz – via ancora parzialmente bloccata – e per possibili nuove interruzioni nelle forniture energetiche mondiali.
Anche il dollaro si è rafforzato come tradizionale bene rifugio in momenti di tensione geopolitica.




