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Le opere del riformista De Michelis

Pensiero e azione di Gianni De Michelis, ministro di Craxi, nel seminario di approfondimento organizzato dalla Fondazione Craxi.

La Fondazione Craxi ha promosso a Torino, città che per anni ha guidato nel bene e nel male le relazioni industriali delle grandi fabbriche, un seminario di approfondimento dell’opera di Gianni De Michelis quale ministro del lavoro nei governi guidati da Bettino Craxi tra il 1983 e il 1987. La stessa Fondazione aveva in passato curato una analoga iniziativa, partecipata da numerosi accademici, sugli intensi anni di De Michelis alla guida della Farnesina tra il 1989 e il 1992.

L’originalità di questo appuntamento consiste soprattutto nello spazio dedicato agli andamenti di finanza pubblica in quella nona legislatura che è coincisa con l’esperienza del primo governo a guida socialista. Craxi viene ricordato positivamente per avere sostenuto la crescita italiana dopo il terribile periodo nel quale si combinarono altissima inflazione e stagnazione economica. Così come anche recentemente è stata evocata la sua difesa dell’interesse nazionale in occasione della crisi di Sigonella. Ma una menzogna insistita ha reso diffusa la convinzione secondo la quale il suo governo avrebbe determinato la esplosione del debito pubblico italiano.

Gianni De Michelis verrà ricordato innanzitutto come il componente di fatto della vera troika finanziaria di quegli anni, insieme ai ministri del Tesoro Goria e delle Finanze Visentini. Egli fu certamente il protagonista del Patto sulla scala mobile che rimosse le folli indicizzazioni degli anni ‘70, fonte della inflazione a due cifre,  attraverso la programmazione della crescita di salari, prezzi amministrati e tariffe secondo gli obiettivi desiderati. Non a caso l’intuizione di questo meccanismo “anticipatore” fu di Ezio Tarantelli della Cisl e di Renato Brunetta che di De Michelis fu il principale consulente. Ma il ministro socialista fu nondimeno protagonista di un ambizioso progetto dedicato al ridisegno del nostro generoso modello sociale secondo obiettivi di pulizia delle troppe promesse del decennio precedente e l’introduzione di un criterio di universalismo selettivo per fasce di reddito, a partire dai ticket sanitari. Il seminario vuole richiamare in particolare il superamento delle pensioni di invalidità erogate secondo il parametro del contesto socioeconomico che faceva legalmente i falsi invalidi. Ancora oggi, in valore assoluto, spendiamo meno di allora. Così come oggetto di analisi è il suo progetto di riforma delle pensioni che avrebbe anticipato di dieci anni la legge Dini con grandi economie di finanza pubblica.

Chi scrive è stato relatore delle leggi finanziarie per il 1984 e il 1987. Ricordo perfettamente il clima politico e sociale che le accompagnò: durissime contestazioni da sinistra e tensioni nella stessa maggioranza a difesa di alcune aspettative di spesa ma nessuna, sottolineo nessuna, richiesta di un maggiore rigore né dagli ambienti politici né da quelli imprenditoriali. La stessa Banca d’Italia, attraverso le considerazioni finali del Governatore Ciampi, espresse sempre apprezzamento. Infatti, il giudizio critico sull’andamento del debito negli anni ‘80 confonde in una semplificazione omogenea il periodo “craxiano” con il primo triennio che fu la coda degli scellerati anni ‘70 e gli oltre due anni successivi nei quali si pensò di attenuare, per ragioni di consenso, l’eccessivo rigore dei quattro anni precedenti. Si deve ricordare inoltre che il divorzio Tesoro-Banca d’Italia voluto dal ministro Andreatta nel 1981 fece esplodere la spesa per il finanziamento del debito pubblico. Negli esercizi governati da Craxi, il disavanzo primario (senza il costo degli interessi) scese significativamente.

In quel tempo, intervenendo nel comitato centrale del PSI, De Michelis disse: “abbiamo la fortuna, a differenza di Mitterand, di non disporre della maggioranza assoluta per cui possiamo legittimamente disattendere molte delle cazzate che abbiamo promesso”.

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