BILATERALE TRUMP-XI: TAIWAN, ACCORDI COMMERCIALI E SETTORE TECNOLOGICO
La scorsa settimana si è chiusa con gli indici azionari globali in stand-by, in attesa di sviluppi costruttivi dal bilaterale Trump-Xi sul fronte dello stallo mediorientale. Sviluppi che, tuttavia, non sono arrivati a causa della volontà di Pechino di focalizzarsi sul ribilanciamento delle relazioni tra le due potenze, come dimostra la centralità di Taiwan durante il bilaterale quale elemento imprescindibile per garantire un futuro di stabilità e convivenza pacifica tra i due Paesi. Sono passati in secondo piano, invece, gli accordi commerciali incassati dagli Usa che hanno evidenziato l’attuale debolezza della posizione negoziale statunitense: un’intesa per importazioni agricole per un valore di almeno 17 miliardi di dollari nei prossimi tre anni (nei cinque anni precedenti all’insediamento di Trump, la media annua era di 30 miliardi), un ordine per Boeing di 200 velivoli (anche se si rumoreggiava un acquisto per 500 unità) e altre intese minori in vari comparti industriali.
L’amministrazione Trump, inoltre, ha aperto alla vendita dei chip H200 di Nvidia – tra i più avanzati per l’addestramento dei modelli di AI – a dieci aziende tecnologiche cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e Bytedance. Una notizia che, se da un lato ha sostenuto borsisticamente il comparto, dall’altro è stata accolta in maniera tiepida dalle controparti cinesi, più interessate allo sviluppo della filiera dei chip e all’accesso alla tecnologia per la loro produzione che a una dipendenza dalla produzione USA per l’addestramento dei propri modelli. Timidamente positiva, infine, la menzione da parte statunitense dei colloqui sulle terre rare.
MACROECONOMIA USA: INFLAZIONE, PREZZI ALLA PRODUZIONE E CONSUMI
L’assenza di una luce in fondo al tunnel del conflitto iraniano ha alimentato al rialzo il prezzo del petrolio, guidando il movimento di rialzo delle curve governative sulla base di attese di inflazione incrementalmente al rialzo.
Sul fronte macroeconomico, invece, la settimana ha visto la pubblicazione dei dati sui prezzi al consumo e alla produzione USA di aprile. L’attesa era soprattutto per il primo dato (indice generale +3,8% vs +3,8% atteso, indice «core» +2,8% vs +2,7%), che ha mostrato un contributo positivo delle voci legate ai prezzi dell’energia (come benzina e tariffe aeree), ma anche un raffreddamento dei beni esposti ai dazi così come del comparto immobiliare, nel contesto di tassi sui mutui in rialzo. Tra i beni relativi all’informatica, invece, si è registrato un rialzo sequenziale che riflette le tensioni nella catena di fornitura dei componenti dovute alla domanda degli investimenti nell’AI.
Molto forte anche il dato sui prezzi alla produzione (+6,0% su base annua vs +4,8% atteso), con il dato “core” al +5,2% vs +4,3% atteso: il contributo della logistica è stato il secondo maggiore dopo quello dell’energia, segnando la trasmissione degli effetti lungo la catena del valore della produzione. Meno rilevante il dato sulle vendite al dettaglio, complessivamente in linea per la lettura generale e leggermente migliore per il cosiddetto “control group” (+0,5% mese su mese vs +0,4% atteso), con una leggera revisione migliorativa del dato precedente: un indicatore, per il momento, di una buona tenuta della domanda nonostante prezzi della benzina sempre più rilevanti nel bilancio delle famiglie statunitensi.
FED E CURVA DEI GOVERNATIVI SOTTO PRESSIONE
In settimana è arrivata la conferma da parte del Senato USA di Kevin Warsh come nuovo governatore della Fed. Warsh è da sempre un grande sostenitore della riduzione del bilancio della Fed, argomento delicato nel contesto della pressione sul tratto più a lungo termine della curva dei governativi statunitensi: pressione che si è intensificata in settimana, con l’andamento non proprio soddisfacente delle aste a 3, 10 e 30 anni. Proprio l’asta del trentennale ha registrato il maggior tasso all’aggiudicazione, superando di alcuni punti base la soglia psicologica del 5,0%, evento che non accadeva dal 2007 e che probabilmente sposta più in alto il livello di appetibilità per questi titoli da parte di fondi pensione e assicurazioni, storicamente grandi acquirenti di carta a lungo termine.
EUROPA E ITALIA: PIL CONFERMATO, SPREAD STABILE
In Europa, si assiste ad un rialzo generalizzato dei rendimenti sovrani in scia all’andamento della curva statunitense. Confermata dalla seconda lettura del dato la crescita del PIL del primo trimestre per l’Eurozona, che ha mostrato un avanzamento su base annua del +0,8%, seppur nel contesto di revisioni al ribasso rispetto alle aspettative dei principali Paesi.
In Italia, l’ultimo report della Banca d’Italia ha evidenziato una crescita del debito pubblico a 3.139 miliardi di euro, con una composizione che ha visto aumentare a febbraio la presenza estera al 35,4% del totale, dal 34,8% di gennaio. Lo spread è rimasto relativamente stabile, beneficiando del rialzo delle curve governative tedesche nel contesto del dibattito sull’aumento della spesa federale a supporto di misure che contengano l’impatto dello shock energetico sulle famiglie tedesche.
FOCUS DELLA SETTIMANA
La settimana corrente sarà meno ricca di dati macroeconomici, con l’unico vero dato di rilievo costituito dall’indice PMI (Purchasing Managers Index) servizi e manifatturiero per USA ed Europa. Il baricentro sarà tuttavia sulla trimestrale di Nvidia, nel contesto delle recenti performance stellari del comparto semiconduttori e degli investimenti collegati alle infrastrutture AI, oltre che sulla pubblicazione dei verbali Fed di aprile, in cui, oltre al “solito” Miran, ben tre membri si sono espressi contrari al tono accomodante del comunicato.




