Il 14 e 15 maggio si sono riuniti presso gli atenei romani di Tor Vergata e Roma Tre economisti, giuristi, manager e civil servant per sognare di un paradigma socio economico diverso. In questo periodo storico caratterizzato da instabilità, crisi continue e crescente multipolarismo, è forte l’interesse verso visioni costruttive, coese e positive del mondo.
L’economia mainstream si focalizza sulla misurazione dell’economia, su modelli matematici e si fonda su irrealistici concetti tipo l’informazione perfetta, le aspettative razionali e l’esistenza di mercati perfetti. Il mondo reale si comporta in modo del tutto diverso e spesso opposto rispetto alla teoria.
Molti scienziati sociali quindi credono che l’economia sia inutile, anzi dannosa (cit. il prof Barbero). La legge del profitto a tutti i costi distrugge posti di lavoro, l’ambiente e negli ultimi decenni il divario tra i ricchi e i poveri si è ampliato. Come dare torto ai critici?
Non possiamo buttare via il bambino con l’acqua sporca e dobbiamo invece rifondare l’analisi. Lo sviluppo del capitale umano e di quello spirituale possono invertire la spirale negativa che parte dall’individualismo e dalla ricerca sterile del profitto. La politica gioca un ruolo fondamentale in questa decadenza. Il conflitto d’interessi che fino a poco tempo fa riduceva l’impudenza dei potenti nell’accumulare ricchezza e potere, utilizzato spesso contro gli avversari, è stato eliminato dalla scena. Anzi ucciso nel vicolo dietro il palazzo del potere.
Il Manifesto per la rinascita dell’economia è stato sottoscritto da illustri nostri concittadini come l’ex ministro Enrico Giovannini e Leonardo Becchetti, l’americano Jeffrey Sachs e sintetizza la necessità di ripensare le regole del gioco. Speriamo non sia l’ennesimo caso di “armiamoci e partite”.







