È ancora braccio di ferro tra Inwit e i suoi principali clienti Tim e Fastweb+Vodafone sulle torri tlc.
L’ultimo atto si è consumato il 7 maggio quando la società delle torri guidata da Diego Galli (nella foto) ha replicato alle dichiarazioni di Swisscom, il gruppo svizzero che controlla Fastweb e ha integrato Vodafone Italia a fine 2024, respingendo le accuse di mancata disponibilità al dialogo, mentre il contenzioso tra le parti è approdato in tribunale.
A fine marzo Swisscom ha comunicato infatti la disdetta del Master Service Agreement con Inwit, avviando un percorso che porterà alla cessazione del contratto entro marzo 2028, in linea – sostiene il conglomerato elvetico – con le clausole previste, mentre Inwit ha avviato un ricorso in tribunale e attende una decisione che, secondo le aspettative della società, potrebbe arrivare entro maggio. Inoltre, sempre Inwit ha depositato un ricorso cautelare anche contro Tim. Anche l’operatore tlc guidato da Pietro Labriola ha seguito la mossa di Fastweb: il 29 marzo il cda di Tim ha deliberato la disdetta del contratto quadro con Inwit, che regola l’uso delle infrastrutture di torri di trasmissione.
Inwit pubblicherà il 12 maggio i risultati del primo trimestre, mentre il mercato guarda con attenzione agli sviluppi del contenzioso e alle implicazioni sulle prospettive future del gruppo. La disputa incide infatti su contratti fondamentali per i ricavi della società delle torri.
Tutti i dettagli.
IL PROGETTO DI JV PER 6MILA TORRI TRA FASTWEB+VODAFONE E TIM
Nel corso della conference call con gli analisti il 7 maggio, l’ad di Swisscom, Christoph Aeschlimann, ha ricordato che “Abbiamo firmato una jv con Tim per sviluppare fino a 6000 nuove torri a condizioni di mercato sostenibili, siamo nella fase di definizione dell’accordo e di approvazione da parte delle autorità”.
Secondo Inwit, il progetto della nuova jv risulta in contrasto con gli accordi Msa, che attribuiscono alla società il ruolo di fornitore privilegiato per la realizzazione di nuovi siti. Tali contratti prevedono infatti un diritto preferenziale, con una “last call”, che obbliga gli operatori a coinvolgere Inwit prima di rivolgersi a terzi.
Allo stesso tempo, il ceo del conglomerato svizzero ha ricordato che “abbiamo terminato l’Msa (Master service agreement) con Inwit, noi crediamo che abbiamo il diritto di uscire nel 2028. Questo ci aiuterà anche a spostare l’infrastruttura da Inwit a una nuova infrastruttura a prezzi di mercato sostenibili, contribuendo a ridurre i nostri costi e a competere efficacemente in questo mercato altamente competitivo”.
LE PAROLE DEL CEO DI SWISSCOM
Riguardo l’Msa con la società delle torri, sempre ha Aeschlimann dichiarato che il confronto operativo con Inwit sulla gestione della migrazione delle torri inizierà soltanto dopo la conclusione del procedimento legale.
“Finora non c’è stata alcuna discussione sulle misure provvisorie, presumo Inwit stia spettando l’esito del procedimento legale attualmente in corso che prevediamo si concluda entro l’estate”, ha spiegato Aeschlimann.
“Dopodiché, prevedo di avviare delle discussioni con Inwit sulla migrazione. Una volta che avremo sostanzialmente concordato internamente su come ciò avverrà, comunicheremo e aggiorneremo il mercato, forse entro la fine di quest’anno o forse anche il prossimo. Ma quello che posso assicurarvi è che stiamo lavorando molto seriamente e intensamente su questo argomento per garantire un percorso sostenibile per la nostra attività”, ha aggiunto il manager.
LA REPLICA DI INWIT
Da parte sua Inwit ha diffuso una nota per contestare le dichiarazioni rilasciate da Swisscom in merito al rapporto con Fastweb+Vodafone e al contratto Master Service Agreement (Msa), giudicandole “false e tendenziose”.
“Inwit si vede costretta suo malgrado a rettificare quanto oggi, ancora una volta, incautamente comunicato da Swisscom in nome e per conto della controllata italiana Fastweb”, ha affermato la società delle torri.
“Non corrisponde al vero infatti – si legge nella nota – che Inwit si sia “rifiutata di avviare discussioni” con Fastweb, “costringendo[la] infine a dare disdetta all’intero contratto di Msa”.
“È vero l’esatto contrario – ribadisce la società– come agevolmente documentabile, Inwit ha reiteratamente offerto concrete soluzioni migliorative dei termini del Msa in ottica di creazione di valore per entrambe le parti, suggerendo altresì di affrontare la questione relativa alla durata del Msa nelle forme della negoziazione assistita o in sede arbitrale. Fastweb ha irragionevolmente ritenuto di non accogliere tali proposte, contrapponendo una iniqua revisione delle condizioni del Msa secondo termini economicamente esorbitanti, e sempre nella modalità ‘prendere o lasciare’, cui ha fatto seguito l’introduzione di un giudizio di merito a fini dilatori, nell’ambito del quale Inwit ha dovuto formulare un’istanza cautelare onde far valere, con l’urgenza del caso, le proprie ragioni”.
LA STRATEGIA DI TIM PER L’USCITA DA INWIT
Nel frattempo anche Tim ha affrontato il tema del Msa con Inwit nel corso della presentazione agli analisti. L’ad della telco italiana Pietro Labriola ha spiegato che il gruppo ha elaborato un piano alternativo nel caso non venga raggiunto un accordo con Inwit.
“Abbiamo definito una nuova strategia per le torri, chiara e realistica. Ci offre flessibilità e controllo, preservando al contempo il valore, e prevede significativi risparmi in termini di costi operativi e di investimento, qualora non si raggiungesse un accordo soddisfacente con Inwit”, ha dichiarato Labriola.
La strategia si basa su tre direttrici. La prima riguarda l’utilizzo di torri di terze parti già esistenti. “Il mercato offre attualmente circa 30.000 torri, escludendo Inwit, e prevediamo di utilizzarne circa 8.500, meno del 30% del totale disponibile. Ciò offre una notevole flessibilità ed evita la necessità di ulteriori investimenti”, ha spiegato il manager.
La seconda componente riguarda la costruzione di nuove torri da parte di operatori terzi. “Stiamo già riscontrando un forte interesse di mercato per lo sviluppo di circa 6.000 torri, con un piano di implementazione fattibile di circa 500 siti all’anno, condivisi tra i vari operatori”, ha aggiunto Labriola.
Il terzo pilastro è rappresentato dalla joint venture annunciata con Fastweb+Vodafone. “Ciò aggiungerà ulteriori 6.000 siti nei prossimi 12 anni, con la massima flessibilità per adeguare il ritmo di implementazione in base alle condizioni di mercato”.
Secondo Labriola, “riteniamo di avere un percorso chiaro e realizzabile per un’uscita completa da Inwit in circa 10 anni, mantenendo la continuita’ operativa e migliorando l’efficienza a lungo termine”.







