Finora le telecamere capaci di effettuare il riconoscimento facciale sulla base dei dati biometrici raccolti erano qualcosa che noi occidentali associavamo soprattutto all’agire del governo cinese. Per questo solleva dubbi e perplessità la scelta di Disney di dotarsi di questa tecnologia così invasiva ai tornelli dei propri parchi divertimento.
PERCHE’ I PARCHI DISNEY “VOGLIONO” LA NOSTRA FACCIA?
In una lunga nota, è l’azienda stessa a presentare la novella hi-tech che al momento, per evitare troppe polemiche, è stata intesa come opzionale. “Gli ospiti – si legge – possono scegliere di utilizzare i varchi d’ingresso dotati di tecnologia di riconoscimento facciale agli ingressi di Disneyland Park e Disney California Adventure Park. Questa tecnologia facilita il rientro nei nostri parchi e contribuisce a prevenire le frodi”.
COME FUNZIONA IL RICONOSCIMENTO FACCIALI NEI PARCHI DISNEY
Sempre la medesima nota esplica il funzionamento dei nuovi tornelli altamente tecnologico: “Questi varchi d’ingresso utilizzano le immagini del volto scattate da una telecamera all’ingresso e l’immagine del volto salvata al primo utilizzo del biglietto o del pass; impiegano la tecnologia biometrica per convertire tali immagini in valori numerici univoci; confrontano i valori numerici per trovare una corrispondenza e salvo nei casi in cui i dati debbano essere conservati per motivi legali o di prevenzione delle frodi, eliminano tutti i valori numerici entro 30 giorni dalla loro creazione”.
I DUBBI
Come si anticipava, la partecipazione è facoltativa in quanto la stessa Disney si premura di avvertire che restano disponibili e utilizzabili anche i varchi d’ingresso tradizionali, ovvero che non utilizzano la tecnologia di riconoscimento facciale.
Ma è ovvio che la scelta desti dubbi mai sopiti su di una tecnologia tanto pervasiva, sulla sicurezza dei database in cui saranno stoccati i dati e sulle garanzie di un uso limitato e univoco che si farà degli stessi. Tanto più considerato che, per forza di cose, i parchi a tema sono visitati soprattutto da minorenni. “I minori di 18 anni possono utilizzare questo servizio con il consenso di un genitore o tutore”, si limita a specificare la società in merito.
Disney afferma inoltre di aver adottato misure tecniche, amministrative e fisiche per proteggere le informazioni raccolte da accessi non autorizzati, divulgazioni, utilizzi impropri o modifiche. La stessa società precisa però che nessun sistema di sicurezza può essere considerato perfetto o completamente impenetrabile (la stessa Disney nel recente passato ha avuto a che fare con gli hacker).
ADDIO AI COMMESSI AI VARCHI?
Accanto a questi dubbi legati alla privacy degli utenti che visitano i parchi di divertimento viene inoltre da chiedersi se tale mossa non anticipi la sparizione del controllore umano finora addetto alla vidimazione dei biglietti.
Disney nell’ultimo periodo per riprendersi dalla crisi post pandemia ha licenziato parecchio e anche più di recente, col nuovo amministratore delegato del colosso statunitense del divertimento, la situazione non sembra essere troppo diversa: stando al Wall Street Journal, l’azienda si prepara a un nuovo giro di tagli che potrebbe coinvolgere fino a 1.000 dipendenti.
Lecito insomma supporre che una simile automazione sia finalizzata a sostituire nel medio e lungo periodo i guardiani in carne e ossa con gli impalpabili algoritmi di intelligenza artificiale.







