Skip to content

metalli

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

La corsa mondiale ai metalli critici

Un breve estratto del libro di Gianluca Schinaia, "L'Età delle matrici. Terre rare, materie prime e dinamiche di potere", in uscita il 12 maggio.

Come vi sarà ormai chiaro, tutti i Paesi cercano terre rare, materiali critici, metalli preziosi. Tutti vogliono le matrici del futuro.

Normalmente, una domanda così forte farebbe crescere il prezzo di beni tanto ambiti la cui offerta è così concentrata. Eppure, il Global Critical Minerals Outlook spiega chiaramente che è accaduto l’opposto: «I notevoli aumenti  dell’offerta, guidati da Cina, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo, hanno esercitato una pressione al ribasso sui prezzi, in particolare dei metalli per batterie elettriche. Il rapido incremento della produzione di metalli per batterie ha evidenziato la capacità del settore di aumentare la nuova offerta più rapidamente rispetto ai metalli tradizionali come il rame e lo zinco.

Dal 2020, la crescita dell’offerta di metalli per batterie è stata doppia rispetto al tasso registrato alla fine degli anni 2010. Di conseguenza, dopo i forti aumenti dei prezzi del 2021 e del 2022, il valore economico dei principali minerali energetici ha continuato a diminuire, tornando ai livelli pre-pandemia». Un mercato concentrato, che offre grandi quantità di matrici, mantiene bassi i prezzi; in vista di una domanda crescente di questi materiali, tale scelta dovrebbe essere un vantaggio per gli acquirenti. Ma se invece i prezzi bassi sono originati da politiche commerciali volte a creare dumping verso la produzione più sostenibile delle matrici o nella direzione di scoraggiare gli investimenti per cercare di sostituirle con materiali a buon mercato, diventa un grande problema.

Innanzitutto perché se la disponibilità di terre rare, materie prime e metalli preziosi non è di fatto assoluta, prima o poi i prezzi torneranno a crescere. E ormai avrete capito che la disponibilità reale di elementi estratti dal sottosuolo è per sua natura relativa. Per essere chiari, le matrici disponibili sul pianeta prima o poi termineranno. E non dovremo aspettare secoli, visto il ritmo estrattivo che abbiamo intrapreso negli ultimi cento anni. Come scrive Guillaume Pitron, «dall’indomani della prima guerra mondiale al 2007 la produzione annuale dei quattordici minerali essenziali per l’economia mondiale è già aumentata di venti volte. In un periodo ancora più breve, tra il 2002 e il 2015, l’umanità è perfino riuscita a estrarre dal sottosuolo un terzo di tutti i materiali estratti dall’inizio del Ventesimo secolo!».

Il processo estrattivo delle matrici sarà sempre più dispendioso, ma stavolta non in termini di denaro. Quando parliamo di estrazioni minerarie, dobbiamo considerare che a mano a mano prelevando matrici di vario genere passiamo a livelli successivi e dobbiamo scendere sempre più in profondità nel sottosuolo per estrarre nuovi minerali. Questo processo ha un costo energetico: al momento la produzione di metalli mobilita poco meno del 10 per cento dell’energia mondiale, che non è certo una bazzecola. Ma più ne estrarremo, e più dovremo andare in profondità, più avremo bisogno di ulteriore energia per ottenerne la stessa quantità di oggi. Prima di esaurire del tutto le matrici del sottosuolo, sarà esaurita la convenienza economica nel farlo a causa del dispendioso biglietto energetico necessario per il viaggio sempre più profondo nelle viscere della Terra.

Il secondo fattore che rende problematica la concentrazione del mercato delle matrici è il fatto che il controllo resti nelle mani di pochissime nazioni. Queste, per ragioni diverse, possono intervenire improvvisamente sui prezzi, generando forti ripercussioni. Considerata l’importanza strategica delle matrici per il futuro, ciò conferisce a tali Stati un potere di influenza straordinariamente elevato.

Torna su