Professor Mayer, in questi giorni lei ha partecipato a Milano al Global Risk Circle 2026, l’appuntamento che raccoglie numerosi manager di grandi aziende (quali Generali, Edison, Engie, Bpm, ecc.) per fare il punto sui grandi temi che investono la insicurezza tecnologica che caratterizza il mondo contemporaneo. Nel suo intervento dedicato alle sfide del futuro ha iniziato citando la nuova strategia di Cybersecurity degli Stati Uniti, perché?
Per la prima volta il documento governativo si propone di incentivare le aziende a contrattaccare non limitandosi alle abituali misure di difesa e prevenzione rispetto alle incursioni informatiche. Spingere il mondo privato verso una postura digitale offensiva pone dilemmi inediti e di grande rilevanza politica e giuridica.
L’intelligenza artificiale è destinata ad avvantaggiare gli hacker?
Non c’è dubbio. E lo si può già osservare sia nelle azioni della criminalità organizzata che nei comportamenti di attori politici ostili quali Russia e Iran.
Nell’incontro di Milano si è affrontato anche il rischio geopolitico?
Sì. Sono stato molto favorevolmente colpito dalla grande attenzione delle aziende riguardo questo aspetto che in passato era molto trascurato sia nel pubblico che nel privato. Su questo fronte l’intervento dell’Ambasciatore Massolo ha descritto in modo assai puntuale le sfide che attendono l’Europa. È finito il tempo in cui l’approvvigionamento energetico era affidato alla Russia, la difesa agli Stati Uniti e l’universo digitale in buona parte alla Cina.
Ci sono novità per quanto riguarda la rivoluzione quantistica?
In questa fase i grandi gruppi tecnologici stanno mettendo a punto i primi programmi crittografici per assicurare un’adeguata cybersecurity in ambito quantistico, problema sinora irrisolto.
Fino a che punto è possibile parlare di sovranità digitale in ambito nazionale e/o europeo?
Al di là degli slogan politici più o meno sovranisti, il gap tra Europa e Stati Uniti è di almeno di 7-8 anni. Più che promettere ricette velleitarie ciò che servirebbe sono joint venture sia in campo industriale che scientifico. La vera autonomia strategica non può realizzarsi da un giorno all’altro, ma attraverso un processo di crescita e di collaborazione con i migliori talenti a livello mondiale.
Con le guerre in corso che scenario si prospetta per il futuro?
Come ha sottolineato il Professor Garonna il tema centrale non sono tanto i rischi che le aziende sono da sempre abituate ad affrontare quanto l’incertezza secondo la celebre definizione di Lord Keynes ovvero come radicale ignoranza sul futuro. Rispetto a questo dato di realtà non si deve essere passivi, ma creativi. La risposta è in uno sforzo di immaginazione che alimenti l’innovazione sia nelle aziende che nelle università e nella ricerca. Ci sono casi in cui un’invenzione geniale è molto più importante dell’ennesima regolamentazione.







